Casse di espansione, Cunial (Misto): «Giù le mani dal Piave»

La parlamentare ex M5S si scaglia contro la grande opera: «Preferito business del vino alla sicurezza dei cittadini e alla tutela ambientale»

“Non c’è pace per la nostra terra. Per i nostri fiumi. Per le nostre case. L’Italia è sotto assedio di un pensiero dominante, speculatore e catastrofico. E il Veneto in questa tragedia è in prima linea. Non basta la Pedemontana, il Mose, il consumo di suolo alle stelle, le monocolture intensive e il conseguente spargimento di veleni, le discariche, gli inceneritori, l’abusivismo edilizio… Ora anche il Piave, già vessato dall’inquinamento e dall’incuria, è a rischio. La grande opera questa volta si chiama ‘Casse di espansione per il contenimento delle piene del Piave’, l’ennesimo scempio che investirà tutta l’area delle Grave di Ciano” afferma la deputata Sara Cunial, del Gruppo Misto.

“Stiamo parlando di un Sito di Interesse Comunitario e di una Zona di Protezione Speciale che verranno irrimediabilmente compromessi da un’opera inutile, datata e insostenibile, sotto tutti i punti di vista – continua Cunial – Ieri sera, venerdì, si è svolto un importante incontro che ha ben delineato i limiti del progetto, illustrando le valenze storiche, paesaggistiche e naturalistiche dell’area delle Grave di Ciano, le sue peculiarità, le criticità delle Casse di Espansione e, infine, gli approcci più efficaci per contenere davvero il rischio idraulico con buone pratiche nella gestione e nel rispetto dell’ecologia del fiume. Ancora una volta – aggiunge Cunial – le alternative ci sono e la Regione avrebbe ampie disponibilità per metterle in atto. Ma a quanto pare altri interessi sono in gioco e a rimetterci saranno, ovviamente, cittadini e territorio. Per fortuna un’amministrazione oculata sta cercando in tutti i modi di arginare questo piano scellerato offrendo soluzioni concrete e affrontando il problema della riqualificazione del fiume e delle strutture già esistenti. Del resto – conclude Cunial – già da tempo lo Stato ha commissionato un Piano dei Bacini all’Autorità di Bacino dell’Alto Adriatico che sul Piave aveva relazionato in modo dettagliato escludendo interventi a Ciano e ipotizzando altre opere più a valle dove però nel frattempo hanno proliferato i vigneti nel greto del Piave. Se a pensar male ci si prende sempre verrebbe da dire che, per l’ennesima volta, i nostri governanti preferiscano il business del vino alla sicurezza delle persone ed al rispetto dell’ambiente e della casa di tutti. Tutto ciò è inammissibile”.

(Ph Regione Veneto)