L’uomo forte? Il pericolo fascista non c’entra, é paura del vicino di casa

Il rapporto Censis 2019 fotografa un’Italia molto più complessa delle sintesi dei quotidiani. I dati più inquietanti non sono quelli sulla sfiducia nella politica, ma sulla sfiducia verso il prossimo. In quanto tale

«Stress esistenziale, disillusione e tradimento originano un virus ben peggiore: la sfiducia, che condiziona l’agire individuale e si annida nella società. Il 75,5% degli italiani non si fida degli altri, convinti che non si è mai abbastanza prudenti nell’entrare in rapporto con le persone (tab. 4). Così, il 48,6% degli italiani dichiara di avere subito nel corso dell’anno almeno una prepotenza in un luogo pubblico (insulti senza un apparente motivo, spintoni, ecc.), il 43,7% si sente molto insicuro, quasi minacciato nelle strade che frequenta abitualmente, il 25,7% ha litigato con qualcuno per strada o in luoghi pubblici». Questi pochi dati estratti dal rapporto evocano uno spettro peggiore di quello della semplice inefficenza/corruzione della classe politica: l’idea che fuori dalla roccaforte della propria casa ci sia una giungla abitata da predatori feroci. Il Censis spiega anche in maniera puntuale come si è originata questa convinzione: 11 anni di crisi economica ininterrotta, il taglio del welfare state, la mancanza di uno spiraglio di ripresa economica con relativa ascesa sociale, hanno generato un’economia e una relativa socialità in cui i nuclei familiari e amicali si sono ripiegati su se stessi, per difendere le ultime briciole di benessere economico e garantirsi un welfare informale, fatto di prestiti fra genitori e figli, aiuti a spot fra amici, il ricorso sistematico al lavoro – spesso saltuario e in nero – fra parenti.

A questo si è aggiunto un netto calo del contante circolante e il peggioramento dei contratti lavorativi presso terzi, fenomeno che ha aumentato in maniera drastica la sfiducia dell’italiano (soprattutto di quello meno abbiente) nella possibilità di essere trattato dignitosamente al di fuori della cerchia degli affetti intimi. Il Censis ci dice insomma esattamente quello che i media volutamente ignorano o manipolano: non sono la propaganda e le fake news a generare l’odio e il clima di tensione sociale, ma un’economia dell’arrangiarsi generatasi come risposta dal basso alla crisi, un’economia pensata per una sopravvivenza temporanea e che invece è diventata lo standard, e che secondo molti italiani può solo diventare sempre più cronica e onniavvolgente. Solo partendo da questo, possiamo inquadrare correttamente il dato su cui si sono soffermati tutti i media: il 48% degli italiani che chiedono un uomo forte, diretta conseguenza di quel «76% degli italiani dichiara di non nutrire fiducia nei partiti politici, la quota sale all’89% tra i disoccupati e all’81% tra gli operai». L’uomo forte è da leggere come il risolutore della crisi economica ed il pacificatore sociale, colui che azzerando o bypassando i partiti dovrebbe dare una speranza di uscire dall’economia informale di sopravvivenza, e generare quel minimo di fiducia nel prossimo necessaria per evadere dalla reclusione nella cerchia familiare-amicale.

L’uomo forte in questo caso non deve necessariamente essere di destra o peggio propagandare idee neofasciste: ciò che conta non è la sua ideologia o provenienza politica, ma il possedere le capacità individuali e il carisma personale per porre un freno alla spirale di sfiducia che gli italiani nutrono verso il proprio vicino di casa. Il come lo farà in fondo è poco importante: potrebbe rispettare le forme parlamentari costituzionali come no, essere leader di un partito come essere un outsider fuori (o contro) gli schieramenti… e non è detto che il 52% degli italiani dichiaratisi contro, o poco fiduciosi verso, questa alternativa, una volta messi davanti alla scelta concreta, non ne vengano sedotti: la sfiducia nei partiti e nella democrazia rappresentativa è ben radicata anche fra di loro.