Padova otterrà pure l’Unesco. Ma intanto ha un non-sindaco

Corsa a ostacoli per il riconoscimento a “patrimonio mondiale dell’umanità”. Basta dare un’occhiata al centro storico

Una città è fatta di mille aspetti, e questa molteplicità di angoli visuali è ciò che la fa unica, e diversa, rispetto a mille altre. E tuttavia esistono elementi che, in misura maggiore, consentono di meglio identificarla. E sono quelli che o la rendono “amichevole” o, al contrario, “ostile”. Uno di questi è costituito dai suoi accessi, o meglio dai luoghi attraverso i quali si arriva alla sua parte pregiata, il centro storico. Che, nel caso di Padova, in predicato di divenire città Unesco “patrimonio mondiale dell’umanità”, è preziosa perché custodisce alcuni dei più rilevanti cicli pittorici del Trecento italiano, in primis i capolavori giotteschi della Cappella degli Scrovegni. Peccato che le “porte” della città non siano all’altezza del patrimonio che essa custodisce.  Ne cito solo due.

La prima, strategica, e non solo nel caso Padova diventi davvero un sito Unesco, è costituita dalla stazione ferroviaria. La cui area circostante è luogo permanente di spaccio e borseggi, e dove non esiste alcuna azione sinergica tra forze dell’ordine e polizia locale. Il degrado si proietta per buona parte di Corso del Popolo, la via che porta in centro. Alle proteste dei residenti e delle migliaia di persone che devono attraversare la zona, la risposta delle forze di polizia e dell’amministrazione comunale di centrosinistra è qualche pallida ed estemporanea esibizione di forza fisica (un po’ di “volanti”, e qualche agente a piedi) che non riesce a ridurre la situazione di perenne emergenza. Bel biglietto da visita per le centinaia di migliaia di turisti all’anno che l’eventuale promozione a sito Unesco convoglierà nella città del Santo. In compenso, la giunta di Sergio Giordani si vanta della nuova, modernissima, Stazione che sostituirà quella esistente grazie a un protocollo d’intesa con le Ferrovie dello Stato. Piccola domanda: a che serve, se – una volta fuori dalla “modernità” – il degrado rimane tal quale come da anni si è incancrenito?

La seconda “porta” è quella viaria che arriva da via Chiesanuova, provenendo da Vicenza, e sul cui cavalcavia si innesta una uscita di Corso Australia che vi convoglia i veicoli provenienti dall’A4, e penetra poi in città attraverso Corso Milano. La cui percorrenza è da quest’estate resa problematica da un intervento demenziale che ha ridotto le carreggiate da 4 a 2, per la realizzazione di due pericolosissime piste ciclabili e un qualche incremento di parcheggi a pagamento. Il risultato sono code lunghissime, che iniziano dal cavalcavia rendendo critica buona parte della viabilità di quell’area. Ciliegina sulla torta è poi la realizzazione di una insipida piazzetta a metà di tale Corso per regalare un po’ di plateatico a una nota gelateria. Piazzetta che ha tolto una decina di stalli di sosta a pagamento: con il risultato che le auto parcheggiano ugualmente, occupando parte della carreggiata! Tanto, di lì la polizia locale si guarda bene dal passare, e comunque le auto non possono essere rimosse, possedendo il Comune un solo carro attrezzi, che viene forzatamente riservato a risolvere situazioni critiche causate da eventuali incidenti stradali.

Viene da chiedersi se Giordani ne sia a conoscenza. Parrebbe di no, altrimenti la sua nota efficienza di imprenditore mercantile vi avrebbe posto pronto rimedio, magari imitando l’appalto che Verona ha fatto con officine dotate dei mezzi (e del personale ad essi addetto) di cui il Comune non dispone. Un appalto sostanzialmente a costo zero, perché ampiamente ripagato dalle sanzioni imposte agli incivili che lasciano le proprie auto in luoghi vietati e/o pericolosi per l’altrui incolumità. Perché Verona, e tanti altri capoluoghi sì, e Padova no? “L’immaginazione al potere”, chiedevano gli studenti del ’68. Ai padovani basterebbe che sindaco, assessori e tecnici del municipio usassero il comune buon senso, e una cosa forse un po’ arcaica, ma sempre utile, quella diligenza del buon padre di famiglia che ci arriva dal diritto romano, e che ritroviamo sia nella nostra Costituzione che in svariati articoli del Codice civile. O è chiedere troppo?

Sono solo queste le pecche che possono compromettere la candidatura padovana a “sito Unesco”? No, purtroppo. Ve ne è una grossa come un macigno. E può far saltare il “banco”. I “patrimoni dell’umanità”, infatti, devono essere facilmente accessibili e fruibili dal gran numero di persone che vi si reca sia individualmente che, più spesso, in comitive organizzate. Si tratta di flussi turistici importanti, peraltro portatori di notevole indotto economico. L’Unesco chiede, giustamente, che tali beni siano preservati dal traffico parassitario, sia al fine di consentirne la visibilità che per tutelare l’incolumità dei visitatori. Tutela che il ponderoso dossier presentato dall’amministrazione per la candidatura sembra rispettare in pieno.

Parte dei siti, segnatamente il Battistero del Duomo, la Cappella della Reggia dei Carraresi e l’Oratorio di San Michele, si trova all’interno della ZTL, l’area a traffico limitato, che – recita il documento depositato all’Unesco dal Municipio patavino – è in vigore ogni giorno della settimana dalle 8 del mattino alle 23:30 della sera. Peccato che, da qualche mese, la ZTL sia a libero accesso ogni domenica mattina fino alle ore 14, e che dai primi mesi del 2020 essa lo sarà tutto il sabato e tutta la domenica, e che nei restanti giorni la limitazione del traffico cesserà alle 20:00 e non più alle 23:30. Che il sindaco si sia dimenticato di aver sottoscritto per l’Unesco un documento di ben altro tenore? O che, peggio, per compiacere il ceto mercantile del centro, stoltamente ostile alla ZTL, si senta più membro di una corporazione che non il primo cittadino di una città ultrabimillenaria? A questo punto, Sergio Giordani non sarebbe un sindaco, ma solo un non-sindaco.

(ph: Facebook Sergio Giordani)