Sacco, “democristiano” con artigli: «Tocca esserlo, la democrazia non c’é»

Lo scrittore vicentino a ruota libera su Sardine, Fridays for Futures, Salvini e il Veneto di oggi

«Una riflessione sull’aldiqua visto dall’aldilà». E’ così che lo scrittore vicentino Davide Sacco definisce il suo ultimo romanzo “Adesso che sono morto”, E’ la storia di Massimo, ovviamente uno scrittore, che un bel giorno si sveglia morto ma continua a percepire e a sentire tutto: autore osannato dal mondo, capisce che forse quel mondo che lo osanna non è proprio così sincero. Dopo l’umoristico “Mai dire Noaro”, il memoriale “Fuori classe”, e i romanzi “Gli angeli non danno appuntamenti” e “Contromano a Vicenza”, l’ultimo é una sorta di monologo riflessivo: «alla soglia della mezza età, quando fai un bilancino della vita e ovviamente piove ed è lunedì mattina. Ai funerali, quando senti sempre dire del morto, era bello, buono, generoso. Frasi di circostanza, ma cosa pensano davvero?». E giocando sul filo della finzione, Davide-Massimo da lassù guarda l’Italia e il Veneto di oggi. E lo commenta con noi.

Oggi non si parla d’altro che di sardine. A te piacciono?
Sì, sottolio e sottovuoto. Perchè come diceva nonna quando uscivano dal guscio con tutto quell’olio…

E quelle politiche, di piazza?
Sono un pesce azzurro, anche povero. Sanno di mare ma se tolgo le squame tendono al colore del tonno.

Al tonno?
Il tonno dentro tende molto al… rosso. Il fondatore (Mattia Santori, ndr) è preparato, si sente da come parla che ha studiato, ma lo ha fatto a Riga o a San Pietroburgo, dove studiavano i comunisti veri, non direi a Mosca, sarebbe troppo democristiana. Ha detto che ha pensato al movimento per opporsi a Salvini di notte: forse a 30 anni dovrebbe avere altro da fare, la notte.

Santori ha dichiarato che gli piaceva Renzi, ma poi l’ha conosciuto di persona e non l’ha trovato empatico. L’empatia come criterio della ragion politica ti soddisfa?
Questo criterio salta fuori quando trovi uno più bravo di te, perchè in realtà vorresti essere come lui. Non voglio dare un giudizio politico nè di Santori nè di Renzi, tra l’altro non mi piacciono molto entrambi, ma l’empatia funziona quando l’altro è un gradino sotto, se è meglio di te cominci a cercare di smontarlo. Ma oggi funziona così: si incazzano con Salvini proprio perchè è empatico nei confronti di molti, e quindi diventa anche antipatico.

Le sardine odiano l’odio, invocano gentilezza nel dibattito pubblico. Vietato odiare, insomma. Non è un po’ disumano come ideale?
Non devono esserci odio o cattivi sentimenti… E’ la prova che anche le sardine stanno facendo politica, sono bugiardi come i politici. Ringrazino che c’è Salvini, contro cui si può dire tutto. Non ci fosse Salvini forse non si coagulerebbero certe forze di contestazione.

Ma è realistico avere il “non odiare” come ideale?
Se fosse così vai a fare il Papa. La politica è l’arte del compromesso e si costruisce anche sulle fandonie, non esiste in ambito politico voler bene al prossimo. Come insegnavano i democristiani: la politica sprizza bontà da tutti gli artigli. Ripeto, alla sardina se levi squame e pelle rimane poco attaccato alla lisca.

Tu cosa odi?
Odiare… diciamo che mi fanno tanto incazzare quelli più bravi di me, sono sincero. Sono contro Pierre de Coubertin: l’importante non è partecipare, è vincere. Mennea, che vinceva, diceva giustamente che il secondo è fesso come l’ultimo. Vero, alla fine ci si ricorda solo del primo, anche se si dovrebbe arrivare alla signorilità di fare i complimenti a chi ti batte.

Altro movimento di piazza sono i FFF, Fridays For Future, che si battono per un futuro migliore per il pianeta. Bello manifestare ma poi?
Finisce lì. Anzichè manifestare facciamo tutti qualche piccolo gesto. Le manifestazioni le fanno quelli che hanno tanto tempo, non chi lavora 48 ore al giorno. Nel nostro Veneto razzoliamo bene ma predichiamo male.

Insomma non c’è contenuto?
No non c’è. E ogni manifestazione si porta dietro comunque secondi fini, interessi ulteriori. L’idea è un veicolo per trasportare altro e quando un’idea trova eccessiva compagnia è il momento di cambiarla. Come le fidanzate, se in troppi cominciano a condividerla. Se ti ascoltano in tanti, poniti un dubbio. Il coraggio è la capacità di non lasciarsi irretire nelle proprie comodità.

La sinistra è morta come Marx e Woody Allen già non si sentiva bene parecchi decenni fa. Tu politicamente come ti senti?
Non sono mai stato di sinistra e non mi riconosco troppo in questa destra, in più vengo da una terra democristiana. Sono un laico liberale a cui non dispiace la benedizione del Papa, in Italia poi non si sa mai. E come diceva Gaber: vai a votare e voti un partito che non sai chi sia, che sceglie una coalizione che non sai chi sia e sceglie un candidato che non conosci. E se poi lo incontri lui ti dice: lei non sa chi sono io. E’ questa la nostra democrazia. Viviamo di compromessi, ci sono democristiani per scelta e democristiani per necessità.

Sovranità fa rima con?
Non con popolo e non solo per gli accenti. Se penso al popolo fa rima con inutilità: la gente non conta, chi ho votato non me lo sono trovato a fare il presidente del consiglio e quelli che hai votato non ci sono, sono arrivati degli altri.

E quindi il sovranismo fa proseliti…
Sovranismo è un parolone troppo grosso e ci si spaventa per cose che non hanno ragione d’essere. Questo modo di dividere tra fascisti, antifascisti, comunisti: sono vecchi soprannomi per persone anziane che dovrebbero essere stati sepolti dal tempo. Ma mi piacerebbe poter essere essere padrone a casa mia, però non è così che funziona: comanda l’Europa purtroppo o per fortuna. Di certo qualcuno ha fatto l’Europa, sarebbe bello anche fare l’Italia.

La Lega è la nuova Dc in Veneto?
La Lega di Tosi era la nuova Dc, l’ha sempre detto lui: sono troppo democristiano. Come bacino di voti molto probabilmente sì, il leghista è nato storicamente per protestare ma rimane democristiano. Come la Dc anche nel nostro piccolo Veneto siamo maestri del compromesso. Anche l’artigiano del libro: disprezza la parte in bianco ma si ingrassa con le prestazioni in nero e quindi si predica in un modo e si razzola in un altro. Scagli la prima pietra chi è senza peccato.

E la Lega quella di Salvini?
Lui non lo sa che è la nuova Dc ma in realtà credo di sì: il Veneto non nasce estremista, a Salvini piace comandare ma quando leggo “un nuovo duce in arrivo” mi viene da sorridere, dubito molto che non si voti più tra qualche anno. E comunque votiamo per finta.

Il Veneto sotto sotto è razzista o c’è del razzismo contro i veneti?
Il razzismo va e viene, non generalizzo: ci sono veneti razzisti e veneti a cui non frega assolutamente niente. Nel mio quartiere ci sono quattro ragazzi neri neri che parlano dialetto veneto meglio di me: mi viene da abbracciarli. Nel villaggio giuliano a Campedello, gli sfollati degli anni Cinquanta di Istria e Dalmazia li chiamavo i miei amici slavi, ma solo perchè non sapevo come chiamarli differentemente (da “Gli angeli non danno appuntamenti”, ndr). Credo che a volte le questioni razziali nascondano insormontabili problemi di lingua.

Che libro consiglieresti di leggere a Salvini?
I miei sicuramente, c’è molto da imparare, con la massima modestia. Li apprezzerebbe, anche se abbiamo idee diverse. Non gli consiglierei libri che sono contro di lui, perchè fanno solo crescere l’autostima e l’orgoglio.

Alla fine gli acerrimi nemici Pd e M5S si sono alleati formando un governo insieme. Che emozioni ti suscita?
Disincanto. Mi rendo conto che se io fossi andato al mare con mio figlio anzichè a votare il risultato sarebbe stato identico, forse mi abbronzavo di più. Io non ho votato nè M5S nè Pd ma loro governano e con un presidente del consiglio che non ha preso i voti, questo è quello che mi rompe di più. E’ un’anomalia tutta italiana. La politica è anche l’arte delle sorprese oltre che del compromesso, stavolta però un compromesso grosso.

Governo destinato a durare?
E’ nato contro il centrodestra. Durerà il tempo che dura. Adesso sono tutti sorrisi perchè fanno la finanziaria, ma i glutei sono sempre i nostri. Forse prima c’era la parvenza che al governo ci fossero quelli che avevano vinto. Al Pd sono maestri del governare senza vincere, cosa che facevano già con la Dc, con il governo ombra, ma allora c’era Berlinguer, oggi Zingaretti. Che forse lo preferisco… come attore.

Ci salveranno le vecchie zie, diceva Longanesi, intendendo che si dovrebbe recuperare la saggezza pratica del mondo, fondato su solide basi come la famiglia. Cosa ci salverà, ammesso che ci salveremo?
Ci salvano la fantasia, l’incoscienza di noi italiani. Abbiamo la capacità di non prenderci troppo sul serio anche quando parliamo di politica. Si sparisce, si ritorna… Lo pensa anche Salvini, pure Berlusconi valuta la possibilità del ritorno. Una volta eri anziano a 50 anni, oggi ad una certa età anzichè prenotare loculi ci si presenta alle elezioni.

Esiste ancora la trasgressione o ormai ogni confine è stato superato e non resta nulla da trasgredire?
Trasgredire è un concetto che esisteva per quelli della mia generazione, oggi è una regola. Diventa una trasgressione essere abbastanza normale. Ma una volta non c’era la possibilità di vedere il mondo con un clic. Adesso siamo abbastanza oltre in tutti i sensi.

Se dico giornalismo di qualità cosa ti viene in mente?
Un mondo di fantasia, esclusi i presenti.

Ti diverti a punzecchiare i giornalisti.
Ho dedicato il libro a Roberto Luciani (giornalista vicentino scomparso ad agosto, ndr). Era un romanziere che non scriveva libri. Da osservatore del giornalismo oggi dico che saper scrivere bene è un vizio che nelle redazioni non è molto tollerato.

Ha senso scrivere un libro oggi o è puro narcisismo?
Si scrive per tanti motivi, per comunicare verità irrinunciabili al mondo, per le battaglie, per rappresaglia, per amore rancoroso e tradito. Quelli che lo fanno per mestiere sono pochi. Io scrivo perchè mi diverte troppo la sera buttare già quattro pensierini, pensando ai figli, con cui la mia generazione fa fatica a dialogare, immaginando che rileggendoli possano dire: papà forse non era così cretino. Scrivi e dopo un mese riguardi e ti piace e ci pensi, per me è nato tutto per caso.

Però ha un senso.
Il mondo di chi scrive si divide in due: quelli che vogliono passare alla storia e quelli che vogliono passare alla cassa. Io cerco di tenere i piedi in tutte le staffe, se mi leggono fa piacere, se copro anche le spese meglio. E’ bello però che le persone si ritrovino nelle cose che scrivi.

“Raccomando a tutti, specialmente ai giovani, di farsi un po’ di galera”: l’ha detto lo scrittore e politico russo Eduard Limonov a Padova presentando l’altro giorno la sua ultima opera uscita in Italia. Tu hai un consiglio esistenziale da dare a chi ci legge?
A Limonov dico che avrebbe dovuto conoscere Enzo Tortora, forse avrebbe riflettuto sul fatto di fare galera se non la dovevi fare. Diciamo che forse doveva dire gavetta.

E quindi il consiglio esistenziale qual è?
Non ho il biglietto di ritorno, butto là delle domande. Qualcuno mi dice che è troppo comodo non dare le risposte ma la domanda è l’arte degli astuti come Socrate e dei disperati come me. Il consiglio potrebbe essere di non abbandonare la curiosità e di fare domande appunto. Poi bisogna avere la maturità di sapere le risposte di quello giusto. Mia nonna, di estrazione monarchica, diceva: non è sbagliato avere idee diverse, ma è sbagliato avere idee sbagliate. Si era incazzata allora: prima erano tutti fascisti e dopo l’8 settembre non ce n’era più uno. La coerenza è un’altra cosa.

Sta arrivando il Natale. E’ ora di fare il presepe. Giusto?
A casa mia si fa, come l’albero. Da buon democristiano bisogna accontentare tutti. E poi arriva anche Babbo Natale perchè la Coca Cola deve avere il suo spazio. Come sosteneva l’Anonima Magnagati: “dobbiamo salvaguardare i nostri radici”. Qualcuno diceva che quando si va a votare occhio a mettere la croce, disturbi qualche altra religione.

Quindi le tradizioni vanno mantenute?
Se vivi solo nelle tradizioni, e vale anche nell’industria, rimani indietro ma se la butti via completamente non vai avanti, devi innestare la novità. Trent’anni fa nel mio quartiere, era un periodo di casino generale, nel presepe anzichè le caprette ci misero autobus, automobili. Ma va bene che sia fatto con i sacri crismi. Se poi non si fa, papà è comunque contento perchè fatica meno.