Mose, commissario Spitz se c’é batta un colpo

Il servizio delle Iene mette il dito nella piaga: le condizioni reali delle paratie. Possibile che dopo il disastro del mese scorso la trasparenza non sia proprio possibile?

La nuova commissaria del Mose, Elisabetta Spitz, dovrebbe agire risolutamente anzitutto su un fronte: la trasparenza. Perché, al contrario, l’acqua densa e opaca del fondo dove sono posate le paratie, fulcro della “grande opera”, è tutto fuorché trasparante, e il servizio di Giulio Golia delle Iene andato in onda ieri sera lo ha dimostrato, video alla mano. Un video, per la verità, girato da un anonimo che l’ha inviato alla redazione del programma televisivo, che ha mostrato le condizioni pessime in cui si trovano. Verosimilmente, a mandarlo sarà stato qualcuno che lavora all’interno della struttura, a meno di non pensare a un sub spericolato che l’abbia fatto sotto il naso alla Capitaneria di Porto.

Due fatti, anzi due fattacci balzano agli occhi dalla ottima inchiesta di Golia. Uno: ancora una volta, dopo il rimpallo decisionale fra i due commissari Fiengo e Francesco Ossola su azionare o no questo benedetto Mose che aspetta di essere ultimato, ecco la sindrome dello scaricabarile riapparire, fra commissario Fiengo e Capitaneria di Porto, anche solo per autorizzare un giornalista ad andare a vedere coi propri occhi lo stato dell’opera nella parte cruciale. E non solo riguardo al funzionamento in sé, ma soprattutto al rapporto fra ciò che si è già speso per ripulire le paratie incrostate (la bellezza di 55 milioni di euro) e appunto il risultato, che secondo il filmato sarebbe stato, per usare un eufemismo, insufficiente. Ennesimo spreco?

Due: l’omertà. Se non si sa bene chi ha dovuto spedire una testimonianza coperta da anonimato, significa che c’é paura di esporsi. E quando il timore della denuncia prende il sopravvento sul dovere civico di rendere pubblica una situazione potenzialmente dannosa per le casse pubbliche, vuol dire la mentalità omertosa ha vinto. La Spitz esiga un rapporto con tutti i crismi di cosa c’é là sotto, e lo faccia vedere all’opinione pubblica, ai cittadini di Venezia e a tutti coloro che non sono già pronti a dimenticarsi della questione Mose appena un mese dopo l’alluvione peggiore degli ultimi decenni. E se non lo fa lei, la super-commissaria, lo richieda il sindaco Luigi Brugnaro, responsabile della salute dei suoi concittadini. E se non lo fa neanche lui, si pronunci il presidente della Regione, Luca Zaia, sempre prolifico in dichiarazioni e interviste.

E se da nessuno di costoro si leva una voce, facciano sentire la propria i Veneziani. Con la maiuscola. Quelli che non vogliono semplicemente tornare al tran tran, ma pensano alle ferite sempre e ancora aperte che insistono a suppurare anziché tentare di essere curate. C’é bisogno di più Iene, di sciacalli ne abbiamo sopportati già abbastanza.