Intelligenza artificiale rivoluzionerà medicina ma serve ‘algor-etica’

Roma, 11 dic. (Adnkronos Salute) – L’intelligenza artificiale segnerà la prossima rivoluzione in campo medico: contribuirà ad anticipare e migliorare la diagnosi di malattie e permetterà di curare sempre meglio i pazienti, ma solo se guidata da una ‘algor-etica’, un’etica dell’algoritmo elaborata dall’uomo e per l’uomo. L’intelligenza artificiale, infatti, integrerà il ruolo dei clinici nelle attività medico-sanitarie apportando un valore aggiunto all’expertise medica, senza mai sostituirla. È quanto emerso all’evento #AI4Docs ‘Opportunità e rischi dell’intelligenza artificiale in medicina’, in corso a Roma al Policlinico Gemelli Irccs, promosso dalla Fondazione in collaborazione con la Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica.
Rappresentanti di istituzioni accademiche e di ricerca nazionali ed europee, scienziati ed esperti in machine learning, rappresentanti di company leader nel settore Ict e biomedicale e bioeticisti hanno fatto il punto sulle sfide e i rischi da affrontare, ma anche su vantaggi, infrastrutture necessarie e sistema normativo di cui la sanità dovrebbe dotarsi per gestire l’applicazione di intelligenza artificiale nel migliore dei modi in un’ottica di reale evoluzione della società. Il Convegno è stato aperto dal rettore della Cattolica Franco Anelli, dal presidente della Fondazione Policlinico Gemelli Giovanni Raimondi, e dall’assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica Monsignor Claudio Giuliodori.
“L’intelligenza artificiale è uno strumento e, come tutti gli strumenti, dipende dall’uso che se ne fa e non può prescindere dalla relazione con l’uomo – ha sottolineato Paolo Benanti, teologo, esperto di bioetica e nuove tecnologie e membro Task Force Mise per l’Ai – Nessuna Ai può prendere il posto di una persona. Le intelligenze artificiali sono un qualcosa e non un qualcuno”.
L’intelligenza artificiale pone una nuova sfida: “Dobbiamo sviluppare una ‘algor-etica’ – ha aggiunto Benanti – in quanto le Ai sono dotate di caratteristiche di agency, possono cioè compiere scelte anche senza la supervisione umana; se vogliamo che queste scelte siano in favore dell’uomo – ha precisato – devono essere impostate secondo ciò che è ritenuto buono e desiderabile per l’uomo. Allora si tratterà di pensare e progettare questa agency perché rispecchi il voluto umano all’interno del suo agire. Per fare questo siamo chiamati a scrivere un nuovo capitolo nella nostra riflessione etica: pensare modi per rendere le istanze etiche, proprie dell’umano, come vincolanti e comprensibili per la macchina e rendere l’etica computabile, per così dire, dalla macchina”.
“Solo ottemperando a questa nuova etica si potrà progettare, implementare e adottare una Ai utile per i pazienti”, ha sottolineato Benanti durante il dibattito cui sono intervenuti Massimiliano Boggetti, presidente Confindustria dispositivi medici, Roberto Chareun, managing director & VP Italy Getinge, Gianluca Garziera, Digital Business Lead J&J Medical Spa, Michele Perrino, presidente e Ad Medtronic Italia Spa e Massimo Massetti, direttore Area cardiovascolare e Uoc Cardiochirurgia della Fondazione Policlinico Gemelli. “Sappiamo che alcune aree della medicina beneficeranno maggiormente dell’applicazione dell’intelligenza artificiale – ha spiegato il cardiochirurgo Massetti – abbiamo già esperienze virtuose nella nostra organizzazione: un gruppo di nostri specialisti sta sperimentando un nuovo sistema di robotica chirurgica avanzata messo a punto da Google e Johnson&Johnson, siamo stati protagonisti della progettazione di una soluzione che memorizzando e disponendo di una serie di dati di comportamento durante interventi chirurgici, sulla base di modelli di machine learning, riuscirà a guidare i nostri chirurghi in futuro”.
L’intelligenza artificiale, ha aggiunto, rappresenterà sicuramente un elemento di progresso e una sfida da cogliere e declinare nella pratica clinica quotidiana. “Tutto questo dovrà naturalmente essere accompagnato dalla dimostrazione che l’intelligenza artificiale, in tutte le sue applicazioni, garantisca la sicurezza per il paziente, la semplificazione del lavoro dei clinici e il potenziale progresso verso nuove frontiere nell’ottica di un miglioramento della qualità delle cure”.
La chirurgia digitale sarà il prossimo fattore di innovazione in chirurgia, hanno detto gli esperti. La chirurgia digitale utilizza tecnologie avanzate per tutti i tipi di procedure chirurgiche, sfruttando l’intelligenza artificiale connessa per offrire esperienze e migliori outcome per pazienti, chirurghi e sistemi sanitari. “Il sapere medico è stato e sarà sempre più travolto dall’esplosione dell’intelligenza artificiale, da tutto quello che comporta il digital health, che sta dando grande supporto alla medicina”, ha affermato il preside di Medicina e Chirurgia della Cattolica, Rocco Bellantone, nel corso del dibattito su ‘Come governare l’Intelligenza Artificiale?’ introdotto da Mauro Ferrari, presidente designato per il 2020 dell’European Research Council, che ha illustrato lo stato dell’arte su etica ed intelligenza artificiale in Europa.
“Questo convegno – ha aggiunto Bellantone – nasce dall’obiettivo strategico della nostra Facoltà di interrogarsi pubblicamente su pericoli e limiti dell’intelligenza artificiale immaginando anche scenari futuri. Come docenti di medicina sentiamo il dovere di preparare i nostri studenti all’uso di queste tecnologie evitando il rischio di trasformare il concetto di human with technology in technology with human”. “Gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale hanno e avranno sempre più poteri diagnostici e curativi – ha ribadito Monsignor Mauro Cozzoli, ordinario di Teologia Morale alla Pontificia Università Lateranense – Potranno essere usati a beneficio dei pazienti nella misura in cui restino sottoposti alla verifica e al controllo dei medici opportunamente formati al loro uso sotto il profilo nel contempo tecnico ed etico.
“L’introduzione di nuove tecnologie, tra cui anche sistemi di intelligenza artificiale – ha rilevato Marco Simoni, presidente Human Technopole – porterà a nuove terapie e nuove cure, in particolar modo per quello che riguarda lo sviluppo della medicina personalizzata. Human Technopole, per esempio – ha anticipato l’esperto – lavorerà all’integrazione di dati su larga scala con l’analisi genomica, permettendo di sviluppare nuove terapie diagnostiche su misura per ciascun individuo”.
“L’intelligenza artificiale – ha dichiarato Daniela Scaramuccia, direttore Health & Life Science Ibm Italia- insieme alle nuove tecnologie, può e potrà sempre più supportare i medici nella diagnostica e nello sviluppo di piani di cura personalizzati, e i pazienti nel seguirli. Inoltre l’Ai sta mostrando grande potenzialità nell’aiutare i ricercatori nella scoperta di nuove terapie. Grazie a ciò che chiamiamo ‘intelligenza aumentata’, connubio tra tecnologia e professionalità, saremo così capaci di dare maggiore supporto alla cura delle persone”.
Non solo. “In ambito terapeutico – ha aggiunto Scaramuccia – la Food and Drug Administration dal 2014 a oggi ha autorizzato oltre 30 algoritmi di intelligenza artificiale per la medicina. Di recente in Germania è stata approvata la prima legge che autorizza la prescrizione e il rimborso di terapie digitali”. “Come in tutte le grandi trasformazioni non è possibile anticipare con esattezza il futuro, mentre è fondamentale definire e perseguire obiettivi etici a cui attenersi. Per Ibm sono chiari: lo scopo dell’Ai è quello di aumentare l’intelligenza umana e non di sostituirla e tutti i sistemi dotati di AI devono essere trasparenti e spiegabili. Inoltre, dati e idee appartengono e devono restare al loro creatore. Non si deve poi dimenticare il ruolo fondamentale della formazione e delle competenze, affinché nessuno sia lasciato indietro e tutti possano cogliere a pieno i vantaggi del cambiamento in atto”.

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