Zaia: «Non darei cittadinanza a chi non sa una parola d’italiano»

Il presidente del Veneto ospite a Adnkronos Live: «Dopo il mio mandato non ambisco a scalate nazionali. I 49 milioni? Non so nulla, fiducia nella magistratura»

«Nessuno vuole uscire dall’euro, non contestiamo l’Eurozona, contestiamo alcune politiche Ue che sono poco vicine al popolo. Stiamo parlando di un’Europa che non c’è». Lo ha detto il governatore della Regione Veneto Luca Zaia, ospite di Adnkronos Live. «Quando c’è stata la grande crisi, la Federal Reserve è intervenuta con velocità, mentre la Bce con meno velocità. L’Europa manca quando ci deve essere, anche sul fronte immigrazione». Per quanto riguarda gli immigrati nel nostro Paese, Zaia ha dichiarato: «Io non mi sento razzista ma non darei la cittadinanza a chi non sa una parola d’italiano o non conosce le nostre tradizioni». E sul discorso cittadinanza il presidente del Veneto commenta anche quella onoraria concessa alla senatrice Liliana Segre da più capoluoghi veneti: «Rappresenta forse la più brutta pagina di storia mai scritta dall’uomo e ha diritto al massimo rispetto ma se fossi al posto suo eviterei di diventare strumento di mozioni e contro-mozioni. Piuttosto, perché non diamo la cittadinanza onoraria alla comunità ebraica e così la chiudiamo velocemente questa partita e usciamo dal dibattito politico?».

Sulla spinosa questione dell’autonomia richiesta dal Veneto, Zaia ha dichiarato: «A tutt’oggi non ci sono notizie che
l’autonomia si porti a casa. Noi continuiamo ad andare avanti, siamo pronti a fare una battaglia civile e gandhiana, una rivoluzione gandhiana. Il ministro Boccia? Se son rose fioriranno. Stefani ha fatto un lavoro strepitoso, Boccia ci ha messo del suo ma il dato di fatto è che qui non si caglia, non si conclude. Il nostro contratto l’abbiamo presentato, se il governo vuol firmare esco di qui e vado direttamente a firmare». Il presidente della Regione commenta anche la vicenda del divieto a portare bandiere venete negli stadi: «Quando fecero il funerale a Cossiga, la sua bara era coperta dalla bandiera dei quattro mori: valorizziamole, le bandiere regionali. Oggi è vietato entrare negli stadi con la bandiera della propria Regione, ma che Paese è?».

Sulla questione delle adozioni Zaia ci ha tenuto a precisare che «Non ho nulla contro gli omosessuali, ma credo che l’adozione di un bimbo vada oltre. Mi sembra logico che un bimbo deve avere un padre e una madre, rispetto tutte le idee, ma la mia è questa. Ci sono coppie gay che condividono questa filosofia». Sull’evasione fiscale invece è d’accordo con il presidente Mattarella: «Ha detto che è indecente ed ha ragione. Ma inasprire le pene senza abbassare le tasse non ha alcun senso. La repressione serve ma nel momento in cui il cittadino non ha più alibi».

Sull’ultimo fenomeno delle piazza, le Sardine, Zaia ha dichiarato: «Sono un pesce azzurro. La vedo in maniera molto laica questa partita: le piazze sono di tutti, l’importante è che le lascino più pulite di prima e non ci sia devastazione. La vera piazza è la cabina elettorale, è lì che ci si misura». Ma subito  dopo parlando del calo della Lega che è scesa sotto il 30% dice: «Non mi preoccupa assolutamente. Il sondaggio migliore è quello delle piazze».  Di una cosa è convinto: «Abbiamo un governo che non è più rappresentativo. Se si andasse a votare questo governo non ci sarebbe più». E assicura: «Dopo il mio mandato non ambisco a scalate nazionali».

Zaia conclude parlando dell’inchiesta della procura di Genova sui 49 milioni. «Ho letto anche io le agenzie e mi fermo lì, non ne so nulla di questa vicenda. L’amministrazione delle campagne elettorali non la conosco. Fiducia nella magistratura, si farà chiarezza. Male non fare paura non avere è il nostro motto».