«Safilo, 450 lavoratori veneti a rischio: Regione si attivi subito»

Fracasso e Salemi (Pd): «Situazione preoccupante e inaccettabile, l’azienda ha un ruolo leader nel nostro territorio». Venerdì 13 dichiarato uno sciopero generale

Sindacati sul piede di guerra dopo l’annuncio che il cda di Safilo ha dato l’ok per il nuovo piano che prevede 700 esuberi nel 2020 in ItaliaIn tutti gli stabilimenti del gruppo di occhialeria è stato dichiarato lo stato di agitazione e uno sciopero generale per venerdì 13 dicembre.

Nel frattempo hanno cominciato ad arrivare anche le prime reazioni politiche. I consiglieri regionali del Coordinamento Veneto 2020 Piero Ruzzante (Liberi e Uguali), Patrizia Bartelle (Italia in Comune) e Cristina Guarda (Civica per il veneto) hanno espresso preoccupazione e sollecitato la Regione affinchè si attivi immediatamente. «La maggior parte dei 700 esuberi è in Veneto: 400 nello stabilimento di Longarone (BL) e 50 nella sede centrale di Padova. La situazione è tragica. È fondamentale che la Regione Veneto partecipi al tavolo di concertazione già aperto tra Safilo e i sindacati. In particolare per quanto riguarda la Provincia di Belluno, nella quale l’occhialeria è un comporto importante, non si deve perdere l’occasione di un riassorbimento di quanti più lavoratori possibile, tanto più che si tratta di personale altamente qualificato. Abbiamo già depositato una interrogazione urgente per chiedere alla Regione di fare ciò che avremmo fatto noi: intervenire subito. Quantomeno per rispetto e solidarietà verso i lavoratori della Safilo nostri concittadini».

Della stessa opinione il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale Stefano Fracasso e la vice Orietta Salemi: «Il Piano industriale di Safilo, con 400 esuberi solo nel Bellunese e altri 50 nella sede padovana oltre alla chiusura di Martignacco, è preoccupante e davvero inaccettabile, se pensiamo al ruolo di un’azienda leader per il territorio veneto. Invitiamo l’assessore Donazzan a partecipare, come Regione, al tavolo negoziale aperto tra proprietà e sindacati, attestando così la rilevanza strategica che la Giunta vuole riconoscere all’azienda. Siamo di fronte a un’eccellenza veneta, un marchio storico: come istituzioni non possiamo accettare passivamente una scelta tanto netta e drammatica. Riteniamo che la Regione debba fare, come sempre, la propria parte affinché il Piano possa essere rivisto, garantendo l’impegno per limitare al minimo le conseguenze sui lavoratori, in gran parte personale altamente qualificato».