«Nuovo stadio solo business, era meglio ristrutturare il Bentegodi»

Sacchetti, ex centrocampista dell’Hellas, é critico: «si spendeva meno». Scettico anche l’opinionista sportivo Mattè: «i veronesi non sono entusiasti»

«Si poteva ristrutturare il Bentegodi senza spese faraoniche». E’ lapidario Luigi Sacchetti, 61 anni, veronese d’adozione, oggi broker assicurativo ma già centrocampista dell’Hellas Verona dello scudetto 1984/85, che non è per niente convinto del “Nuovo Arena Stadium”, progetto da 30 mila metri quadrati per 26 mila posti coperti cinque piani di struttura e un “ricco contorno” di albergo, museo, bar, ristoranti, negozi, un centro congressi e un parcheggio interrato da 800 posti. Un piano, contro cui si sono scagliate le minoranze e ora difeso anche dalla Lega (inizialmente contraria a un nuovo stadio), presentato dal messicano Cezar Octavio Esparza Portillo della Nuova Arena Srl assieme alla società Di Vincenzo Dino, e lanciato in accordo firmato con l’Hellas come project financing in concessione per 40 anni. Iniziando a demolire il vecchio glorioso Bentegodi nel 2021.

«Gli spazi per albergo e ristorante già ci sono»

Sacchetti ricorda che «lo stadio è già stato ristrutturato nel 1990 per i Mondiali e, non so se per speculazioni edilizie o per convenienze, in maniera sbagliata: aver alzato un anello in più è stato uno spreco assoluto. Un errore incredibile è già stato commesso, dal 1990 in poi non lo abbiamo mai visto pieno, forse qualche volta nell’anno dello scudetto. La soluzione migliore quindi sarebbe di progettare un intervento come a Firenze, cioè lasciare lo stadio dov’è, abbassarlo per levare la pista di atletica e avvicinare il pubblico al campo ristrutturando l’esistente». Sul progetto di oggi l’ex calciatore é molto scettico: «Se avessero voglia di realizzare ristoranti, negozi e altro gli spazi al Bentegodi ci sono, ampissimi, senza buttare giù tutto e ricostruire. Oltre alla pista di atletica da levare, ci sarebbe tutto il secondo anello superiore da adibire a quello che si diceva prima. Basta sfruttare meglio gli spazi e ristrutturare per un motivo affettivo ma anche per una spesa sicuramente inferiore». Nemmeno i veronesi, secondo lui, sono entusiasti dell’idea: «In città c’è molto scetticismo, non c’è un riscontro da parte della piazza che non crede molto nel nuovo impianto, non sento fiducia ed entusiasmo»

«Qui si sommano due business»

«Verona aveva altre priorità, non certo lo stadio». Parla di business Romano Mattè, ex giocatore e allenatore e volto noto come opinionista nel mondo del calcio scaligero. La sua lettura é molto disincantata: «Il privato non fai mai niente per niente: ti mette lì un gioiellino da 30mila posti e poi… guadagnerà da un lato dalla demolizione e ricostruzione e poi dalla nuova zona residenziale. Ma Hanno già deciso di farlo e si farà. Qui ci sono due business che si sommano: il primo della distruzione e costruzione dello stadio e il secondo, strategico, di aprire e dilatare così la zona residenziale che lo stadio Bentegodi attualmente blocca fisicamente. Con la distruzione e ricostruzione ci sono gli investimenti in alberghi, negozi, si parla di un supermercato e altro, stadio tipo tedesco o inglese; con l’altra operazione si apre urbanisticamente l’area perchè lo stadio nuovo sarà spostato rispetto all’attuale». Mattè, in altre parole, é contrario: «Sul piano morale non mi piace perchè a Verona la riqualificazione dei quartieri periferici è prioritaria rispetto ad uno stadio che potrebbe essere ristrutturato. Anzi la promessa allorchè l’amministrazione Sboarina si è insediata era proprio “partire dalle periferie” e invece non è stato fatto. E che sia prioritario è anche il giudizio di architetti e urbanisti, amici e compagni di università specializzati». Anche per lui i veronesi non sprizzano gioia: «Non vedo entusiasmo per il nuovo stadio, anzi sento più la preoccupazione per i lavori».

(ph: Wikipedia)