Veneto 2020, studio della Regione: 32 seggi a Zaia, 13 al centrosinistra

Intanto cominciano le manovre per i candidati al consiglio regionale: una prima mappa fra Lega, Fdi, Pd e sinistra “civica”

La Regione Veneto, cioé il presidente uscente Luca Zaia, si prepara alla guerra dei sondaggi e dei consensi. Con un apposito studio dell’Osservatorio Elettorale regionale ha approntato una “simulazione dei seggi alle regionali” – questa l’intitolazione del rapporto – sulla base delle politiche 2018 e delle europee 2019. Naturalmente applicando la nuova legge elettorale veneta approvata l’anno scorso, che ha tolto il limite di due mandati per i consiglieri regionali e attribuisce un premio di maggioranza del 60% per chi supera il 40% dei voti. Prendendo come indicatore più significativo l’ultima tornata, le elezioni per il parlamento europeo di quest’anno, la Lega si confermerebbe primo partito con 26 seggi, 3 andrebbero sia a Fratelli d’Italia che a Forza Italia, il Pd ne prenderebbe 10, il Movimento 5 Stelle invece 4 e le altre formazioni (La Sinistra, Europa Verde, +Europa) 1 ciascuna. Il centrodestra doppierebbe di gran lunga il centrosinistra, con 32 a 13. E non é detto che i 5 Stelle replichino il risultato, più politico e quindi a loro favorevole, del voto europeo, perchè tradizionalmente le amministrative li vedono in difficoltà. Tanto che a tutt’oggi, a parte “parlarsi” con il centrosinistra per capire il da farsi, é ancora mistero fitto sulle loro intenzioni: potrebbero anche non riuscire a raccogliere abbastanza candidati per correre. In più, in primavera si presenterà un soggetto nuovo di zecca con potenzialità di un certo peso, il Partito dei Veneti che per la prima volta riunisce tutte le sigle sparse degli autonomisti e indipendentisti (con un possibile candidato governatore di grande nome: l’imprenditore caseario Roberto Brazzale, che però con chi glielo chiede smentisce).

Zaia (altrimenti, la Lanzarin)

Ormai siamo giunti a dicembre: i conciliaboli e le schermaglie sulle candidature al consiglio regionale sono già in stadio avanzato. E difatti gli spifferi su questo o quel nome escono copiosi. Pur tenendo presente la possibilità che Matteo Salvini lo chiami all’appello nella squadra di governo in caso di elezioni anticipate nel 2020, Zaia é il nome che tutti i leghisti giurano essere l’unico candidato governatore immaginabile (si é scritto, in alternativa, dell’attuale assessore regionale al sociale Manuela Lanzarin). Sicuramente, oltre alla lista del partito, Zaia potrà contare su una a lui intestata: il problema sarà stilare gli elenchi per capire chi, fra i leghisti, correrà nella prima o nella seconda. Ricandidati sicuri il capogruppo in consiglio regionale, Nicola Finco, e il presidente del consiglio regionale, Roberto Ciambetti.

Duelli in casa Lega

Anche l’ex ministro alle autonomie Erika Stefani ci sta facendo più di un pensierino, mettendosi di traverso però sia alla ex sindaca di Montecchio Maggiore, Milena Cecchetto, sia al sindaco di Trissino, Davide Faccio, molto influente nel Carroccio vicentino. Il commissario berico Matteo Celebron vorrebbe candidare il suo riottoso capogruppo in consiglio comunale, Andrea Pellizzari, così da esibirne la testa come trofeo in caso di probabile flop. A Treviso invece sarà duello a colpi di crocette sulla scheda fra il consigliere regionale Riccardo Barbisan e l’assessore regionale al turismo Federico Caner, con il primo dato più forte del secondo. A Padova il “bulldog” Roberto Marcato é ovviamente confermatissimo e vincente in lista, ma si fanno avanti anche il bitonciano Fabrizio Boron e l’ex sindaco di Cittadella, Giuseppe Pan.

Civico fuori, rosso dentro

A Padova il protagonista assoluto di questa fase é il vicesindaco Arturo Lorenzoni, ormai lancia in resta verso una lista che imiterà il riuscito maquillage con cui la sua Coalizione Civica ha ottenuto ben il 22% delle preferenze alle comunali: occultare sotto il mantello del civismo la galassia di personalità e realtà della sinistra a sinistra del Pd, per cercare di superare l’angusta nicchia in cui l’elettorato veneto caccia sistematicamente i “rossi” alle urne. Un’operazione partita già da un anno, che fa molto comodo al sindaco-ombra del capoluogo patavino, Massimo Bettin (Pd), per mandare via in gloria e cortesia Lorenzoni così da prenderne il posto in giunta. Stando sempre sulla lista Lorenzoni, la rosa potrebbe includere il consigliere regionale Piero Ruzzante e la ex grillina poi pizzarottiana Patrizia Bartelle.

Primarie sì o no?

Per il resto, fra i Dem padovani si registra la rivalità fra il segretario regionale del partito (e sindaco di Noventa Padovana), Alessandro Bisato, e l’assessore ai lavori pubblici Andrea Micalizzi. Quanto al consigliere regionale in uscita Claudio Sinigaglia, bisognerà vedere se strapperà la deroga per il terzo mandato, limite che persiste nello statuto Pd. Candidata pressocché certa la zingarettiana Vanessa Camani. Dal Vicentino emerge il nome del papabile candidato presidente della Regione del Pd, quello Stefano Fracasso che ha già assommato due mandati in consiglio, ma che se appunto fosse l’uomo scelto per sfidare Zaia non avrebbe bisogno della deroga per il terzo. E qui sta il dubbio che per la verità ogni giorno che passa si dirada: il centrosinistra, cioè in sostanza Pd e sinistra “lorenzoniana”, farà le primarie a gennaio, Lorenzoni vs Fracasso, oppure no? Ormai, oggettivamente, é tardi. Oltre a Fracasso, girano le figurine del bellunese Roger De Menech, di Bisato e, più “pesante” di tutte, di Achille Variati, oggi sottosegretario agli Interni.

Volti nuovi nel Pd

A Vicenza comunque il Pd schiererà la segretaria provinciale Chiara Luisetto (ex dipendente del partito ed ex assistente dell’ex parlamentare Ginato) e Giacomo Possamai, già capogruppo in consiglio comunale nel capoluogo e sfidante alle primarie cittadine (poi vinte da Otello Dalla Rosa), che in questi mesi, sottotraccia com’é suo costume, ha lavorato alla rete provinciale. Fra i “lorenzoniani” della zona, da Schio per la precisione, spiccano i nomi del combattivo consigliere comunale Carlo Cunegato e del sindaco bassanese Poletto, nonché, ricandidata, Cristina Guarda. A Verona nel Pd la consigliere comunale Elisa La Paglia ci sta pensando, mentre é in grosse difficoltà la consigliere regionale Orietta Salemi, che strizza l’occhio ai renziani di Italia Viva. I pesi massimi del partito veronese, Franco Bonfante e Vincenzo D’Arienzo, spingono per Giandomenico Allegri, vicesindaco di Sommacampagna.

Formaggio scalpitante

Da Forza Italia, ridotta in poltiglia e con il rischio di non riuscire neppure a comporre una lista, é già uscito l’ex coordinatore regionale Davide Bendinelli (sindaco di Garda) trasferitosi di fresco in Italia Viva. La maggior parte dei transfughi forzisti, però, ha riparato in Fratelli d’Italia, che infatti si sta gonfiando a vista d’occhio. Il partito di Giorgia Meloni in Veneto é dilaniato dalla lotta intestina fra il segretario Sergio Berlato ed Elena Donazzan (assessore regionale al lavoro), di cui non ha nessuna intenzione di far le spese il sindaco di Albettone, Joe Formaggio, celebre per le uscite che gli sono valse a più riprese l’accusa di razzismo, che é fuori dalle due correnti. Per il consiglio regionale, se passa la Brexit e così finalmente potrà andare a Strasburgo, Berlato punterà sul coordinatore vicentino (e suo genero) Vincenzo Forte. La Donazzan invece ha già in caldo il suo braccio destro Silvio Giovine (assessore alle attività produttive a Vicenza), per far ticket con lei.

Manovre al centro

Ancora tutte in aria, anche se in movimento, le manovre al centro, fra Italia Viva (in cui a tirare le fila in Veneto sono la senatrice Daniela Sbrollini e la deputata veneziana Sara Moretto), Azione di Carlo Calenda (organizzata qui dal veronese Federico Vantini e dal vicentino Emanuele Cagnes) e soprattutto Flavio Tosi, ancora forte a Verona. Non esclusa l’ipotesi di una raggruppamento unico, con Tosi che lancia un suo fido (visto che lui sogna di tornare sindaco in riva all’Adige) e i renziani che candidano la ex segretaria veneta della Cisl, Franca Porto, e a Vicenza l’ex forzista e già fidissimo scudiero di Variati, Maurizio Franzina. Un rassemblement centrista magari con quel che resta di Forza Italia, specie se quest’ultima rimanesse fuori dalla coalizione di centrodestra come pare gradirebbe Zaia. Fra gli zaiani c’é chi addirittura sogna la corsa in beata solitudine, senza nemmeno Fratelli d’Italia, data la straripante forza che il combo Carroccio-lista del governatore assicurerebbe già di suo.

(ph: Regione Veneto)