«Pfas, Arzignano senza filtri: incontestabile che sia zona più contaminata»

Il consigliere Guarda risponde alla nota di Acque del Chiampo: «I livelli registrati sono sufficienti per creare problemi di salute a chi è esposto da anni, come l’ipercolesterolemia»

Il consigliere regionale Cristina Guarda, in risposta alla nota di ieri di Acque del Chiampo, ribadisce quanto dichiarato precedentemente: «I dati parlano chiaro, i livelli di Pfas rilevati nell’acquedotto di Arzignano, ad oggi, sono superiori a quelli presenti negli acquedotti della Zona Rossa e questo perchè non sono dotati di impianti di filtrazione. Lo si può facilmente vedere anche grazie i dati pubblicati, acquedotto per acquedotto, nel sito di Acque del Chiampo, così come le notizie sui picchi sono state dichiarate in Consiglio comunale a Montecchio Maggiore».

«Il problema reale – precisa la Consigliera – è che questi livelli sono sufficienti per creare problemi sanitari nella popolazione e sono costanti da decenni. Ma cosa rischiano i cittadini di Arzignano con questa costante e decennale esposizione, bevendo un’acqua con poche decine di nanogrammi di Pfoa? L’aumento del rischio di ipercolesterolemia, patologia per nulla da sottovalutare. Infatti il modello dell’Ente statunitense per la Sicurezza Alimentare indica che bastano livelli medi pari a 30 nanogrammi/litro di PFOA per scatenare in pochi anni il rischio. Ed è proprio la media delle acque di Arzignano, in cui vediamo 38 ng/l (ultima rilevazione ottobre 2019) o i 59 ng/l (precedente rilevazione). Senza contare che ai bambini e le mamme in gravidanza sarebbe consigliabile un’esposizione sotto i 5 ng/l. Tutto ciò, non lo dice la consigliera Guarda ma gli studi scientifici internazionali degli ultimi 10 anni».

«È evidente – continua la consigliera – che l’acquedotto di Arzignano, seppur nei limiti di performance regionali, non può garantire la tutela preventiva della salute pubblica senza un sistema di filtraggio. Il conto si presenterà alla Regione non appena verranno ufficializzate le nuove TDI (massima dose consentita di una sostanza nelle matrici alimentari, affinché non sia pericolosa) che stravolgeranno completamente la valutazione dei limiti. Quindi è doveroso sostenere il diritto dei cittadini di Arzignano ad essere assistiti dal punto di vista sanitario e protetti con sistemi di filtraggio, sostenendo il lavoro di Acque del Chiampo. Per fare questo, però, la Regione deve rispondere alle sollecitazioni anche garantendo un adeguato sostegno economico e progettuale da sempre richiesto prima dai cittadini, ora dagli amministratori, in supporto al prezioso lavoro che i gestori del servizio idrico stanno sta facendo e dovranno fare per tutelare ulteriormente le nostre famiglie».

(ph: shutterstock)