«Noi della Lega da soli alle regionali Veneto»

Il capogruppo leghista in consiglio Finco: «é il mio sogno. Il Partito dei Veneti? Tanti ex dei nostri rimasti senza careghe»

«Il mio sogno é andare alle elezioni da soli, con Zaia candidato. Resterà tale? Chi lo sa». Nicola Finco è il capogruppo della Lega Nord in consiglio regionale: naturale dica così. Ma non scontato, perché in politica nulla é scontato. A Palazzo Ferro Fini dal 2010, quella prima volta fu il più votato di tutto il Veneto.  In vista delle regionali della primavera 2020, per lui dubbi sul cavallo vincente non ce ne sono: «Ci sono dinamiche politiche da rispettare, ma in Lega abbiamo il candidato giusto e la forza giusta per diventare un laboratorio nazionale di una corsa in solitaria. Ovvio che se si faranno gli accordi in 20 regioni, non si potrà fare a meno in Veneto».

La Lega è il partito-guida della maggioranza in Regione e Zaia é dato come successore di se stesso, ma se cadesse il governo e si andasse a elezioni politiche, Salvini potrebbe chiamarlo in un futuro governo di centrodestra.
Non posso dare l’ufficialità per Zaia, spetta a lui ma per noi c’è Zaia e solo Zaia, ci serve qua, dobbiamo portare a casa l’autonomia e in questo momento è l’unico che ha le capacità per farlo. C’è tempo per la campagna elettorale, la testa è ancora sul governo regionale. Non c’è alternativa, non ci pensiamo neanche.

Però si fanno i nomi degli assessori regionali Lanzarin e Marcato, e da sempre è dato come papabile l’ex sindaco di Padova, Bitonci.
Figure ce ne sono tante, però godiamo di una stabilità non solo dal punto di vista elettorale ma anche interna e aprire un dibattito su una nuova figura potrebbe creare qualche problema. Ripeto: per il Veneto c’è Zaia. Punto.

Il partito é sotto commissariamento in tutte le province. Del congresso federale del 21 dicembre però non si parla. Eppure dovrebbe far nascere una nuova Lega, ormai definitivamente nazionale. Cosa può dirci della trasformazione in atto?
Non sarà un congresso di trasformazione del movimento. I delegati saranno i parlamentari, gli europarlamentari e i consiglieri regionali. Sarà un congresso solo per alcune modifiche tecniche allo statuto.

Modifiche “tecniche”? Un cambiamento epocale, e già in atto da tempo.
E’ un partito che si sta evolvendo. Bisognerà capire nei prossimi mesi l’impianto che avrà il movimento a livello di organizzazione territoriale e come portare avanti le tante tematiche locali. Noi siamo nati come “sindacato del nord” e come c’è una questione meridionale c’è anche una questione settentrionale, per la parte del paese che è la locomotiva d’Italia.

Per molti militanti, specialmente in Veneto, la Lega ha perso l’anima locale.
La Lega è un partito che in Veneto continua a mantenere la propria identità, io mi sento ancora fortemente legato ai miei valori, alla mia terra e alla mia bandiera e non ho abbandonato la mia storia perchè c’è un contenitore a livello nazionale. Anzi, posso sfruttare questo per incidere a livello locale con le riforme che mi servono. Ora l’autonomia è una partita importante e non solo per la Lega, perchè è un’esigenza dei territori. C’è una Lega nazionale ma vengono mantenute le vecchie lighe.

E’ vero che pensate a una lista civica di amministratori oltre alla lista della Lega?
E’ un’idea, un’ipotesi. Si vedrà. Di sicuro ci saranno le liste Zaia e Lega.

Di recente lei ha dichiarato che l’alleanza con Fratelli d’Italia in Veneto non é scontata. Conferma?
Devo scegliere alleati sulla base di un programma di governo. So benissimo che Berlato e Gardini o altri di Fratelli d’Italia in Veneto sono convintamente autonomisti. Il problema è quando usciamo dal Veneto, la Meloni sull’autonomia è freddissima. Quindi niente alleati che alle amministrative si portano a casa il risultato, con quattro consiglieri e un assessore, e poi però sulla battaglia ci lasciano in braghe di tela. Patti chiari e amicizia lunga: la Meloni si deve esprimere in maniera chiara sul tema dell’autonomia vera, deve dire pubblicamente in Veneto cosa pensa. Le scelte spetteranno al direttivo federale, a Salvini, ma non possiamo avere alleati in Veneto e all’opposizione a livello nazionale.

E Forza Italia?
Mi sembra ci sia un fuggi generale. Se ne parlerà. Bisogna capire chi è rimasto e chi veramente comanda.

La nascita del Partito dei Veneti è il segno che una parte del tradizionale elettorato legato all’autonomia, se non al sogno dell’indipendenza, non gradisce la svolta sovranista. Come farete a conciliare l’autonomismo e il sovranismo in Veneto?
Il Partito dei Veneti sta facendo una campagna contro la Lega, devono ancora capire che i veri nemici del Veneto solo al di fuori. In questo movimento ci sono ex leghisti che finchè avevano careghe importanti grazie alla Lega erano felicissimi di esserlo, adesso siccome non hanno più avuto un ruolo si scatenano contro il partito. L’autonomia però, o l’indipendenza, non si fanno con una carta o una convenzione europea, guardiamo in Catalogna, è una partita complicata e difficile. Autonomia e sovranismo possono coesistere, noi siamo un partito ancora strutturato sull’identità locale quindi benissimo il progetto di Salvini però mantenendo e rispettando le identità locali. Vogliamo avere più strumenti per poter meglio gestire ciò che produciamo e diamo ai nostri cittadini in termini di servizi.

L’autonomia é di nuovo nelle secche, e presumibilmente sarà un vostro cavallo di battaglia alle regionali. Perchè Salvini non ne fa un tema centrale quanto il Mes o il contrasto all’immigrazione?
Salvini la battaglia sull’autonomia l’ha sempre portata avanti e la linea che abbiamo seguito in regione è sempre stata concordata con lui. Il problema principale è stato il M5S, alleato di governo. Ai 5S bisognerebbe chiedere però, visto che sono sempre stati i paladini del referendum, che valore hanno per loro i referendum. Salvini sa già che questa è una battaglia fondamentale per noi, se in Veneto la Lega ha il 50% è perchè esprime uomini di grande capacità ma soprattutto perchè incarna la volontà dei veneti ovvero l’autonomia, l’autogoverno.

Lei dice Salvini ha combattuto la battaglia dell’autonomia. Cosa ha fatto di preciso?
Salvini di comune accordo con i governatori di Veneto e Lombardia sta portando avanti la strategia per proseguire con il percorso di riforma, toni bassi e massima disponibilità a trattare così metteremo alla prova 5S e Pd. Tra l’altro ora è all’opposizione. Colgo con favore l’apertura di Mattarella all’appello di Zaia: speriamo che il Presidente della Repubblica scuota le coscienze di chi ci governa.

Volendo fare già un bilancio, cosa avete realizzato di concreto per la vita reale dei veneti?
Primo: non aver messo nuove tasse, siamo gli unici a non avere addizionale irpef e superticket a livello regionale. Potremo incamerare 1 miliardo 200 milioni in più. Io ho vissuto l’esperienza Zaia dall’inizio: nel 2010 gli assessori avevano a disposizione di spesa libera 550 milioni di euro, oggi con il taglio netto dei trasferimenti circa 60 milioni di euro. Questo ha portato ad una serie di tagli alla macchina organizzativa, a razionalizzazioni, alienazioni.

Questo però il cittadino non lo vede concretamente.
Ma grazie a questo abbiamo garantito gli stessi servizi di prima senza aumenti e aggravi. Abbiamo portato avanti una serie di riforme in tutti i settori: sanità, sociale, cultura, sport, artigianato, scuola, lavoro. Abbiamo avuto la bravura di saper sfruttare al meglio tutti i fondi europei, siamo un modello per questo. Sul tema ambientale c’è un piano da 3 miliardi di opere in fase di realizzazione, ma c’è ancora molto da fare.

E cosa ancora manca, autonomia a parte?
Penso a giovani e famiglie. Mi piacerebbe un polo tecnologico veneto dove mettere insieme il mondo della ricerca, della divulgazione, di università e impresa. Sui giovani faccio una critica anche a me stesso. Ce ne sono tanti che hanno la necessità di essere indirizzati all’uscita da scuola verso l’università o inseriti nel mondo del lavoro in base alle esigenze del territorio. Dovremo pensare anche una forma di welfare diversa. Esempio: sulle case Ater si pensa sempre all’anziano e alle famiglie in difficoltà, ma perchè non agevolare i giovani possano farsi famiglia? Altro tema ogni anno in Veneto perdiamo 10 mila nati, praticamente un paese di medie dimensioni. Dovremo mettere a sistema iniziative per cui fare famiglia o far nascere un figlio non deve essere un peso.

Nella sanità, fiore all’occhiello del Veneto, i problemi in realtà non mancano: liste d’attesa, ritardi, mancanza di medici. Non é meglio forse non sbandierare troppo la “eccellenza” veneta, che potrebbe rivelarsi un boomerang elettorale?
No, non è boomerang. La sanità nei dati funziona, certo abbiamo una forte necessità di personale in più, continueremo a bandire concorsi e a formare giovani laureati abilitati. Sui medici siamo in sofferenza, ne mancano 1200 in Veneto, noi potremo assumerli già domani mattina ma non li troviamo, per questo serve una riforma a livello nazionale. Sulle liste d’attesa abbiamo fatto convenzioni con i privati e aumenteremo anche il budget quest’anno, questo non vuol dire trasformare la sanità pubblica in privato ma utilizzare il privato per abbassare le liste d’attesa del pubblico.

Il Mose ha indignato l’Italia e il mondo. Zaia sostiene di non avere responsabilità. Certo non giudiziarie, ma politicamente la Lega amministrava con Forza Italia e lui era vice di Galan in Regione. L’opera è finanziata dallo Stato, perché l’avete sostenuta trionfalmente quando alternative meno costose non si sono mai prese in considerazione?
Il Mose è un’idea che nasce negli anni Settanta, progettata negli anni Novanta che sta vedendo oggi la sua esecuzione. Chiaro che siamo nel 2020 e quindi il progetto ormai è vecchio. Ma a questo punto, con il Mose realizzato per il 93%, non possiamo che portare a termine l’opera e sperare che tutto funzioni per il meglio.

Ma valutare alternative meno costose, Zaia avrebbe potuto spinger per farlo.
Non ho conoscenze specifiche per fare certe valutazioni. Oggi è facile dirlo e comunque, come su qualsiasi opera, troverai sempre l’ingegnere o l’architetto di turno che ti dice che quel progetto è sbagliato. A suo tempo hanno deciso così, ora guardiamo a cosa possiamo fare per salvare Venezia, che vive costantemente in emergenza. Condivido l’idea ribadita anche dal Patriarca di pensare ad una specificità: Venezia non è patrimonio solo del Veneto, ma del mondo.

Il cittadino per dare fiducia al voto pensa alla propria qualità della vita, se é migliorata o no. Agli abitanti di vari Comuni di Vicenza, Padova e Verona, preoccupati per la propria salute a causa dell’inquinamento da Pfas cosa direte?
Stiamo mettendo in campo tutta una serie di iniziative per garantire acqua pulita e sana, quanto fatto finora, dai monitoraggi ai limiti zero pfas, sono stati presi a modello nazionale. L’attenzione resta alta, il controllo delle acque, le analisi sulla salute della popolazione, non molleremo. Il problema è che abbiamo scoperto i pfas che fino a 10 anni fa non sapevamo cos’erano. Purtroppo viviamo in un territorio che negli anni è stato fortemente inquinato e ogni tanto ci troviamo queste emergenze. Il problema pfas non è passato e continuiamo a lavorare, anche sui nuovi acquedotti, in fase di costruzione a tranches.