Veneto 2020, la sinistra (non) riparta dalla fuffa di Lorenzoni

Grossa delusione per le prime idee partorite dalla nascente lista civica in gestazione attorno al nome del vicesindaco di Padova

Mi è stata inviata la richiesta di firmare l’appello del vicesindaco di Padova, e possibile candidato, Arturo Lorenzoni. Non c’è alcun riferimento a persone reali, ma solo la richiesta anonima di informazioni personali. Solo perché seguo i media e la politica ho potuto collegare l’appello a Lorenzoni, altrimenti sarebbe stato del tutto anonimo. Sono rimasto deluso per il metodo e per i contenuti ma forse i promotori hanno tempo per rimediare.

L’esordio del documento è un velleitario attacco alla Lega. Un programma politico che esordisce “contro” qualcuno e non per “qualcosa” è di per sé scoraggiante. Come irritante è la drammatizzazione di un Veneto falsamente definito «una delle aree più inquinate d’Europa» e l’elenco di una serie di problemi indubbiamente gravi, ma presentati come vere catastrofi. Infine, ci si mette allo stesso livello di infima cultura politica di quelli che si vorrebbe combattere. Succede quando il documento si riferisce a vecchi scandali (dei soli avversarsi politici) e all’infiltrazione mafiosa, cioè a responsabilità penali personali. Così redatto, non è un appello degno di essere preso in considerazione. Senza negare i gravi problemi esistenti, non stiamo peggio di tante altre regioni europee e italiane: perché allora questo linguaggio apocalittico a cui non crede nessuno? E se ci lamentiamo così tanto, come ci si può chiedere poi di essere solidali con chi sta peggio? Disprezzando l’altro non si diventa automaticamente migliori.

Al secondo paragrafo si parla di tante assemblee in tutta la regione. Pur seguendo la politica, non me ne sono proprio accorto mentre ho conosciuto molte altre iniziative. La ragione è evidente: si preferisce predicare ai “credenti” piuttosto che allargare il consenso sui temi ambientali che incontrerebbero l’interesse di molti. Compreso quello di chi ha votato la Lega e sarà incoraggiato a rivotarla proprio perché il documento comincia con un attacco all’oltre metà degli elettori veneti che hanno scelto la Lega e Zaia. I cittadini vanno rispettati e convinti a cambiare con un’offerta politica migliore. Se li si tratta da cretini, si rifiutano di ascoltarti. E fanno bene.

Come si può poi non essere d’accordo sui contenuti del documento? Ovviamente, non si può dissentire con enunciazioni generiche e fumose come «serve costruire un progetto politico ampio, generoso, alternativo, concreto e reale, che metta al centro i contenuti e i temi da cui è necessario partire per costruire una regione più equa, pulita, sana e innovativa». E aggiunge «vogliamo costruire (…) un Veneto connesso, equo, sostenibile». C’è forse qualcuno che voterebbe per una regione sconnessa, più sporca, meno sana e piena di ingiustizie? Poi seguono le varie voci: un elenco di cose da fare tutte talmente scontate che (a parte il linguaggio) potrebbe essere il programma di qualsiasi partito o lista, compresa l’aborrita Lega.

Se fosse solo un documento raffazzonato come tanti, passerebbe inosservato. Invece, conoscendone sia pure per via indiretta la provenienza, la povertà di forma e contenuti denota l’inconsistenza politica di una sinistra (nemmeno centrosinistra) veneta – con tale linguaggio non può sperare di mimetizzarsi – che non riesce a esprimere né i sentimenti di una maggioranza dei cittadini né un programma che, per quanto minoritario, abbia una sua ben definita identità e concretezza. La presunta partecipazione è descritta con le seguenti criptiche parole: «Serve lavorare per cedere sovranità ad un percorso che non appartiene a qualcuno ma è di tutte e tutti i Veneti che credono nella sperimentazione di nuove forme di partecipazione democratica». Quali forme? Quella di una buona lingua italiana, no di certo.