Rifiuti da smaltire, attrazione fatale Verona-Brescia: «Ma Zaia non muove un dito»

Il sindacalista Livorno, autore di “Quanta bella monnezza”: «Se in Veneto siamo così ricicloni, a che serve l’inceneritore di A2A?»

«A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina». Lo diceva il Divo, alias Giulio Andreotti, scalpendo sulla pietra del luogo comune una delle chiavi di lettura indispensabili per capire l’Italia. Ed é seguendo la massima andreottiana che il sindacalista della Uil e scrittore Salvatore Livorno commenta le ultime vicende che in Veneto riguardano l’ambito sul quale, con il giornalista Gianluca Zanella, ha raccontato in un libro (“Quanta bella monnezza”) la sua decennale esperienza: i rifiuti. Un volume uscito nel gennaio 2019 in cui narra casi sfociati anche in inchieste giudiziarie: le iniziative di imprenditori che operano nel trattamento rifiuti rimanendo nell’alveo di una legalità spesso solo apparente, o i tentativi degli esponenti del mondo sindacale di porre maggiore attenzione al ruolo del lavoratore, tentativi che, per motivi diversi, non sempre sono stati coronati dal successo, o ancora, le conseguenze ambientali dello smaltimento eseguito in maniera avventurosa, come avvenuto nel famigerato caso Sesa.

Avendo seguito da vicino il crac di Padova Tre prima e l’ingresso della padovana AcegasApsAmga nel colosso Hera poi, Livorno prova a tracciare uno scenario della prossima partita sulle multiservizi in Veneto: l’aggregazione della vicentina Aim e della veronese Agsm in direzione A2A, il colosso della Lombardia, proprietario dell’inceneritore di Brescia e considerato capace di fagocitarle. «Per i Comuni entrare in in grosso gruppo è vantaggioso – spiega Livorno – si ricevono subito decine di milioni da mettere nelle casse e si completa la filiera dello smaltimento con infrastrutture di cui i territori non sono dotati. In realtà si tratta di benefit a breve termine: in primis l’utilizzo di discariche e inceneritori si paga, in seconda battuta si perde il controllo diretto di quanto avviene nelle proprie aree, a discapito di tutela dell’ambiente e quindi di salute».

L’operazione guarda all’inceneritore bresciano. Livorno chiama in causa la Regione Veneto, cioé l’amministrazione del leghista Luca Zaia: «Sarebbe poco serio tentare di stilare un bilancio anche approssimativo del rapporto costi/benefici dell’operazione, quel che è certo è che decisioni così impattanti sul futuro dell’ambiente e dei cittadini vengono prese da singoli amministratori e dalle loro reti di relazioni e di interessi. Sembra quasi che non esista il Piano regionale di gestione dei rifiuti che dovrebbe, e sottolieneo dovrebbe, essere uno strumento di programmazione unitaria, e invece si limita ad essere una fotografia dell’esistente».

Poi l’affondo, rivolto all’assessore regionale all’ambiente Gianpaolo Bottacin (Lega): «Lo avete mai sentito prendere una posizione seria, non dichiarazioni spot, su un coordinamento delle risorse locali? Io no. Poi mi faccio una domanda: se i dati sul riciclo nei comuni veneti sono così lusinghieri come riportano i dati ufficiali, a cosa serve smarrirsi nella galassia di un grande gruppo per utilizzarne l’inceneritore? E, su questi dati, mi faccio un’altra domanda: com’è possibile che ci siano comuni come Contarina che certificano un riciclo del 95%? Sappiamo benissimo, dalle statistiche, che un risultato che si avvicina all’80% è già vicino al limite massimo, viste le modalità di produzione e consumo utilizzate nei nostri territori».

Non solo bilanci, inquinamento e salute: Livorno mette in guardia dal pericolo di infiltrazioni criminali: «Il settore rifiuti rappresenta l’oro degli anni in cui stiamo vivendo. Fu proprio un camorrista ad affermare che “la monnezza è oro”, e la ‘monnezza’ è diventata oro anche nel Nord-Est, anche in Veneto, perché è un affare dove girano tantissimi soldi, sia nell’ambito della liceità, sia nell’ambito dei traffici illeciti. E quando si toccano determinati argomenti, si tirano in ballo interessi economici enormi e si rischia di dare fastidio, un fastidio che non è privo di effetti collaterali. Nel mio caso si tratta di minacce più o meno velate, in alcuni casi palesi, in altri occulte, perché esiste una minaccia fisica, ma anche la minaccia indiretta, forse quella più pericolosa, rappresentata da pressioni potenti provenienti dalle lobby che fanno affari sui rifiuti, spesso, per non dire sempre, a danno della collettività. E se la Regione non vigila, non programma su questo settore è come se alzasse bandiera bianca, se non peggio».

(Ph ambientebrescia.it)