Lega, oltre il partito di territorio: il brand Salvini nelle micro-aziende

Il retroscena: l’ultima sperimentazione del leader del Carroccio sono visite mirate per fare “egemonia”. Superando il modello troppo costoso delle sezioni

Il 21 dicembre la Lega a congresso svolterà definitivamente verso il sovranismo: diventerà un partito nazionale e non più solo del Nord, mettendo mano allo statuto che é fermo all’indipendenza della Padania. Una novità annunciata ormai, che sancisce la mutazione genetica che Matteo Salvini ha impresso alla forza politica più antica presente oggi in parlamento. Un po’ per strategia, lanciando il Carroccio come potenza egemone della destra italiana, e un po’ per necessità, visto che si presume lascerà il debito da 49 milioni di euro da ripagare allo Stato alla vecchia “ditta”, alleggerendo la nuova creatura data sopra il 30% dei voti nei sondaggi.

Ma tutto questo si sa. Quel che si sa meno é che il salvinismo vuol essere non solo e non tanto la via italiana al sovranismo, ma un’innovativa e aggressiva applicazione del marketing più spregiudicato alla prassi politica. Di prassi parlava Antonio Gramsci, teorico dell’egemonia, ossia dell’influenza sul senso comune che un partito deve proporsi di conquistare per tradurla in potere politico, consenso, controllo dello Stato. Salvini starebbe già superando il vecchio modello di partito radicato sul territorio, punto di eccellenza e vitalità della Lega, ma non per ridursi a movimento “leggero” come tutti gli altri: l’obiettivo é combinare una struttura “liquida” con la necessità di fare egemonia, aggiornando il contatto con il “territorio” facendo leva sul proprio brand: se stesso.

Secondo informazioni che giungono dalla Lombardia, il leader leghista avrebbe già sperimentato delle visite organizzate in micro-aziende nella zona di Bergamo e Varese, storico cuore della Lega bossiana. In queste presentazioni Salvini venderebbe il proprio prodotto, ovvero lui-même. Non per raccogliere finanziamenti, ma per catturare piccoli imprenditori e i loro dipendenti nella sua rete di fan fidelizzati. Oltre, quindi, l’universo virtuale dei follower sui social network, in cui non poche realtà aziendali di quel tipo neppure sono presenti. Salvini non posta nulla di questi incontri perché non costituirebbero contenuti virali, almeno per Luca Morisi capo di stato maggiore della “Bestia”, la centrale mediatica che attende a tutta la produzione online del “Capitano”. L’appetibilità di imprese senza marchio forte, da questo punto di vista, sarebbe troppo bassa. Per capirci: il cibo che Salvini ostenta con dovizia di primi piani é di marca e richiama la golosità del pornfood; un padroncino del Bergamasco non è abbastanza “pop”.

Questi blitz salviniani sarebbero finalizzati a creare un circuito di “sentinelle” nel tessuto profondo dell’economia, in quella fascia d’istruzione bassa ma di reddito medio-alto, così da legare direttamente alla sua figura il contatto con i territori che si avviano a diventare sempre più scoperti dall’apparato della Lega. Nonostante la capillare diffusione delle sezioni, le sedi sono in decrescita, sia per i costi che per l’erosione della militanza attiva con continuità. Il disegno in atto mira a fare di necessità virtù: contrastare il declino e mettere al centro il Capo anziché il partito. Personalizzazione estrema, incursioni mirate in luoghi poco trendy ma più populisticamente redditizi, polso tastato de visu dello zoccolo duro elettorale: se l’esperimento diverrà sistematico, non si può dire che il candidato premier in pectore del centrodestra intenda fermarsi ai selfie e ai “Vinci Salvini” per garantirsi il sostegno delle masse.