Lavoro nero e pessime condizioni: sequestrato laboratorio tessile di cinesi

Negli scorsi giorni la Guardia di Finanza di Vicenza ha sequestrato un laboratorio tessile a Santorso (Vicenza) e gestito da cinesi, nella filiera tessile dell’imprenditoria committente vicentina. Nel corso di un accesso finalizzato al contrasto del lavoro nero, i militari della Tenenza di Schio hanno infatti rilevato come i locali, forniti di circa 20 postazioni di lavoro, erano ampiamente privi dei canoni di salubrità, igiene e sicurezza previsti dall’allegato IV del D.Lgs. 81/2008, Testo Unico in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Nello specifico, il laboratorio era sprovvisto di impianto di riscaldamento (tanto da costringere i dipendenti a lavorare muniti di giubbino), le postazioni di lavoro erano anguste e su di esse pendevano neon pericolanti. Gli estintori presenti erano privi di etichette di manutenzione ovvero non revisionati, come da legge, ogni 36 mesi (né controllati ogni 6 mesi).

Inoltre, la stessa titolare dell’impresa non è stata in grado di esibire alcun Documento di Valutazione dei Rischi, la cui redazione è onere non delegabile del datore di lavoro ai sensi dell’art. 17, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 81/2008. In virtù delle descritte violazioni, è stata sottoposta a sequestro preventivo d’urgenza l’intera area, estesa circa 300 metri quadri, al fine di evitare che la libera disponibilità della stessa potesse costituire un pericolo per l’incolumità dei lavoratori dipendenti.

La titolare cinese è stata denunciata alla Procura della Repubblica di Vicenza per i reati di cui agli artt. 55, comma 1, lett. a) (Omessa redazione del Documento di Valutazione dei Rischi), 55, comma 5, lett. a) (Omessa predisposizione dei dispositivi antincendio) e 68, comma 2 (Non conformità dei luoghi di lavoro ai requisiti dell’allegato IV del T.U.) del Testo Unico.

Nel corso dell’intervento, i finanzieri hanno inoltre appurato come fossero presenti nel laboratorio tre cittadini asiatici privi di inquadramento contrattuale e contributivo, nonché privi di permesso di soggiorno in corso di validità, documento necessario per dimorare sul territorio nazionale, due dei quali hanno tentato la fuga alla vista delle Fiamme Gialle. I clandestini, sottoposti a procedura di acquisizione dei rilievi foto-dattiloscopici, sono stati rinviati alle valutazioni del Questore di Vicenza per l’emissione del foglio di via dalla Repubblica Italiana.

Dalla completa corrispondenza dei rilevamenti fotodattiloscopici eseguiti nei confronti dei soggetti clandestini, è stato paradossalmente appurato come uno dei tre irregolari, nel corso degli anni, abbia fornito alle autorità quattro diverse generalità “sedicenti”, e che nel 2010 fosse già destinatario di un ordine di uscire dallo Stato da parte del Questore di Teramo nonchè di un decreto di espulsione, emesso nel medesimo anno dalla competente Prefettura, a cui il clandestino non ha mai ottemperato, spostandosi per anni sul territorio nazionale sempre in condizione di irregolarità e fornendo identità sempre differenti per non essere collegato a quei provvedimenti.

Sono dunque stati segnalati alla Procura della Repubblica di Vicenza gli stessi dipendenti ed il loro datore di lavoro, rispettivamente per immigrazione clandestina ed impiego di manodopera clandestina (reati puniti dagli artt. 10-bis e 22, comma 12, del Testo Unico Immigrazione). Alla ditta tessile è stato infine notificato un verbale di accertamento in materia di polizia ambientale per la violazione di cui all’art. 258, comma 3, del Testo Unico Ambiente, D.Lgs. 152/2006, in quanto la titolare ha omesso di istituire il registro di carico e scarico dei rifiuti speciali. Difatti, era stato rilevato che gli scarti della lavorazione tessile, da trattare obbligatoriamente tramite ricorso a imprese specializzate, venivano al contrario smaltiti al pari dei normali rifiuti urbani, in spregio al dettato del Testo Unico.