Zonin e la pentola che bolle

Pitacco, imprenditore amico di famiglia dell’ex presidente, é solo l’ultimo dei vari testi che hanno confermato che lui sapeva. Ma decisivo resta Sorato

La settimana scorsa al maxi-processo sulla Banca Popolare di Vicenza fra i testimoni é stata la volta dell’imprenditore Sergio Pitacco, che si é detto sicuro sulla consapevolezza dell’ex presidente Gianni Zonin, del cui figlio Michele é stato testimone di nozze, sul traffichìo di operazioni “baciate” (illecito scambio fidi-azioni), a partire naturalmente da quelle affibbiate a lui. La difesa zoniniana ha puntato il dito sulle differenze fra quest’ultima versione in aula e quelle contenute in un memorandum scritto e in fasi antecedenti delle indagini, in più erigendo attorno all’ex numero uno dell’istituto una cintura sanitaria fatta di “le risulta che Zonin fosse al corrente? Lei ha mai parlato direttamente con il presidente? Lei sa se il presidente sapesse?”. Per supportare la tesi, letteralmente incredibile, che fosse un monarca di pura rappresentanza.

E’ stato scritto che questa di Pitacco è la prima testimonianza che coinvolge Zonin. Non pare proprio: ce ne sono state altre di peso, come quella dei Loison, per stare agli imprenditori, o del capo-ispettori di Bankitalia e, pesante, quella dell’ex socio e storico contestatore di Zonin, Maurizio Dalla Grana. La sensazione è quella di una pentola il cui coperchio traballa, e le incongruenze di Pitacco additate dai legali dell’imputato-principe potrebbero voler confermare esattamente questo: via via che l’acqua va in ebollizione e sale, c’é chi prende coraggio e dice quel che prima non aveva mai detto.

E nel passato che in realtà non passa, nel senso che potrebbe essere utilissimo rovistarlo per capire meglio il sistema di potere interno alla banca, c’é ancora e sempre il memoriale Grassano, scritto da uno dei tanti ex direttori generali che si sono avvicendati al vertice nel ventennio zoniniano. I pm l’hanno letto o no? Tra le tante informazioni preziose Grassano racconta di pressioni di Zonin come sostituire il capo del personale senza motivazioni adeguate, oppure elargire riconoscimenti economici non chiari ad alcuni esponenti dei sindacati o collocarli in strutture più tranquille sotto il profilo lavorativo.

Con Sorato questo atteggiamento deve aver trovato poca o nessuna resistenza, visto che costui resistette parecchi anni nel suo ruolo. Ne sapremmo di più se solo Sorato non sfuggisse alla sua stessa difesa. Certo non agevole, ma d’importanza decisiva per verificare se i teste che si stanno succedendo nelle udienze, quasi tutti concordi sulla coscienza e conoscenza di Zonin sulle “baciate”, dicono il vero oppure no.

(ph: Imagoeconomica)