C’era una volta la “pazza Inter”, ora c’è il “pazzo Hellas”

I veronesi rimontano da 0-3 con il Toro. In B un’altra volta un solo punto per le tre venete. In C il Padova lontano dalla testa

C’era una volta la miglior difesa del campionato. Era quella dell’Hellas nelle prime sei giornate della Serie A, pari a quella dell’Inter. L’attacco gialloblu non segnava mai ma i difensori andavano alla grande. Negli ultimi tre turni è successo qualcosa di sconcertante: la squadra di Ivan Juric ha incassato 9 gol, 3 per ogni partita. Hellas-Roma 1-3, Atalanta-Hellas 3-2, Hellas-Torino 3-3. Ma se nelle prime due l’allenatore di Spalato poteva trovare una spiegazione nella mancanza nel reparto di uno o più titolari, in particolare quella del centrale Kumbulla, contro i granata il difensore italo-albanese è tornato in campo. Stavolta la partita va in senso opposto a quella precedente di Bergamo. Là è stato l’Hellas a passare due volte in vantaggio per poi farsi addirittura rimontare, al Bentegodi invece è il Toro a fare la partita per un’ora arrivando a un 3-0 che, il 99% delle volte, significa vittoria. Gialloblu? Non pervenuti. Ma quando mancano 21’ minuti più recupero alla fine comincia l’incubo per la squadra di Mazzarri: al 69’ gol su rigore di Giampaolo Pazzini, entrato al 61’ e con 3 presenze parziali in campionato; 7 minuti dopo raddoppio firmato da Verre, a sua volta subentrato a inizio ripresa, e al minuto 84’ rimontona completata dal centro del rientrante Stepinsky (che ha preso il posto di Di Carmine) al suo primo gol stagionale. È proprio il caso di dire che Juric ha indovinato i cambi! Per fortuna è l’ultima partita dell’anno per l’Hellas visto che la prossima con la Lazio è rinviata all’8 gennaio. Una lunga sosta è quello che ci vuole per riordinare le idee e per recuperare due giocatori importanti come Badu e Bessa.

Un’altra giornata nera in Serie B per le tre venete. Come quella di inizio dicembre: un punto in tutto sui nove disponibili per Chievo, Cittadella e Venezia. Un brusco risveglio per le prime due, il Citta sloggiato dal podio e i veronesi calati quasi al limite della zona playoff, e uno sgradevole (e forse immeritato) risucchio in zona playout per i neroverdi. E sabato prossimo c’è in calendario Cittadella-Chievo.

Si comincia male già nell’anticipo di venerdì che, al Bentegodi, impegna il Chievo, che è al quarto posto in classifica, è imbattuto in casa e nei precedenti 15 turni ha perso solo due volte, contro la Juve Stabia. La squadra di Castellamare non è propriamente una big del campionato, come evidenzia la terzultima posizione e, soprattutto, in trasferta ha un rendimento fallimentare: appena 4 punti in 7 partite, le ultime 3 tutte perse, e solo 4 gol messi a segno. Peggio ha fatto solo il Livorno. Ebbene, contro cotanto avversario il Chievo riesce a perdere e, per di più, in malo modo. Perché si fa battere in rimonta, dal 2-0 alla fine del 1° tempo al 2-3 finale. Attenuanti? Sì, certo: una marea di assenze e, come se non bastasse, dopo 10’ escono per infortunio anche Ceter e Obi. Ma come si fa a beccare tre gol in un tempo da una squadra che fuori casa aveva una media di mezzo gol a partita?

Di sabato non va meglio. La vicecapolista Cittadella incappa nella terza sconfitta stagionale in trasferta (1-0) ospite dell’Ascoli, allenato dal valdagnese Paolo Zanetti. Lo stop interrompe una serie positiva di 7 giornate e non si può dire che sia meritato. I padovani dominano il primo tempo ma non segnano, cosa che invece fa l’Ascoli dopo 6’ della ripresa. Un gol che forse era evitabile con una più tempestiva chiusura su Gianluca Scamacca, ventenne attaccante della Under 21, tiro che Paleari vede partire in ritardo e non riesce a deviare. Ci sarebbe tutto il tempo per recuperare ma il Citta non ripete i primi 45’. Nel post partita Roberto Venturato se la prende assai con l’arbitro ma le sue lamentele non sembrano molto fondate.

Il Venezia, ormai è assodato, ha il complesso del Penzo, dove ha vinto solo due volte (più un pareggio e 4 sconfitte). Se in casa la squadra allenata da Alessio Dionisi è quella con il secondo peggior rendimento, in trasferta è al contrario dietro solo alla capolista Benevento. C’era quindi giustificata attesa in laguna per il match con lo Spezia, anche per i festeggiamenti del 112° anniversario di fondazione del club. Invece niente, solo uno 0-0 che muove la classifica ma non abbastanza da rappresentare il salto di qualità che il presidente Joe Tacopina, tornato da New York per l’occasione, si aspetta anche per dare il via al progetto del nuovo stadio e per trovare nuovi soci. Il Venezia per altro gioca anche bene ma ha il solito problema di chi fa gol. Stavolta Aramu non risolve il match e Di Mariano (preferito a Bocalon) si vede un tiro deviato sul palo da una prodezza di Scuffet.

Serie C. Il Vicenza chiude il girone di andata in testa al campionato e con un vantaggio di 4 punti sulla seconda. Sembra un buon viatico per la promozione. Dopo la sconfitta nel derby al Menti con il Padova la squadra allenata da Di Carlo ha avviato una serie positiva che, con il 3-0 a Imola, è arrivata a 8 giornate (compresi i due turni di Coppa). La squadra è solidissima, in ottima condizione e un po’ anche fortunata, che non guasta. Ora che, grazie al 4-4-2 finalmente adottato dall’inizio, hanno cominciato a segnare con regolarità anche gli attaccanti, il ds Magalini potrà andare al mercato di gennaio solo per vendere.

Il Padova, battuto a Reggio Emilia (1-0) in una partita movimentata, sprofonda a 9 punti dalla testa della classifica che era stata sua nelle prime 11 giornate. Sasà Sullo le sta provando tutte per trovare una soluzione in zona gol, stavolta ha messo due trequartisti alle spalle dell’unica punta Pesenti, ma anche questo tentativo non ha funzionato.

La Virtus Verona torna a vincere (1-0 a Fano), l’importante ora è ritrovare la continuità. Ci sta comunque che una squadra rientrata in C per ripescaggio e di suo non proprio un top team abbia bisogno di rifiatare e magari di capire se vuole e può essere la rivelazione del campionato anche nel girone di ritorno.

L’Arzichiampo proprio non riesce a capitalizzare il fattore campo. La scelta di emigrare a Vicenza è stata un errore: il Menti non è il suo campo, manca il sostegno e la vicinanza dei tifosi, manca -a dire il vero- proprio il pubblico. La media è di 1.129 spettatori in uno stadio da 20.000 posti. Sarebbe meglio trovare un impianto più piccolo e raccolto per avere una spinta più sensibile dagli spalti. Nemmeno nel 10° appuntamento al Menti, ospite il Cesena, arriva la prima vittoria casalinga. Ai romagnoli invece basta un gol per portar via i tre punti.

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(Ph Hellas Verona Facebook)