Polato condannato: si deve dimettere? A Verona non frega niente a nessuno

L’assessore alla sicurezza é stato dichiarato colpevole per un caso di firme false a favore di Forza Nuova. Lui non fa una piega. Comprensibile, purtroppo

L’etica pubblica, lo sappiamo, é passata di moda da molto tempo. Il senso dell’onore, del decoro, del rispetto sacrale per il ruolo che si riveste, specie se istituzionale, sembra roba da Ottocento. Abbiamo visto scorrerci sotto gli occhi di tutto e di più, nella discesa verticale di valori e stile che ha caratterizzato l’antropologia negativa degli italiani – e per la verità non soltanto degli italiani – e di cui la politica é il riflesso solo più evidente e sconcio. Ecco, in base a questo riferimento così desueto, ma proprio per questo da riprendere e riproporre, se un rappresentante dei cittadini dovesse finire coinvolto in un’inchiesta giudiziaria, quanto meno il dubbio sull’opportunità o meno di restare al suo posto dovrebbe venirgli. Se poi é condannato, doppiamente. Ma il riflusso post-Tangentopoli, con i colpevoli e i loro complici diventati vittime, santi ed eroi (vedasi il processo di beatificazione in corso di Bettino Craxi, le cui luci non possono far dimenticare le ombre), ha abituato la classe politica a infischiarsene bellamente. Tanto – si pensa – la sanzione etica dell’opinione pubblica non c’è. E quando c’é, dura lo spazio di un mattino, il tempo della lettura dei giornali (ammesso che qualcuno li legga).

Ci sono accuse e accuse, va da sé. Antonio Fosson si é dimesso da presidente della Regione Val d’Aosta perché essere anche solo indagato, ovvero tacciato di scambio elettorale politico-mafioso, lo ha indotto a lasciare la carica «per onorare quel senso di responsabilità politica» che, dice, lo ha sempre contraddistinto. Idem due suoi assessori e un consigliere regionale. Poi ci sono reati considerati “minori”. Di minor gravità e inferiore impatto sociale indubbiamente, ma nondimeno lesivi di quella fiducia che il cittadino deve riporre in chi amministra la cosa pubblica, anche se si trattasse di condanna in primo grado e con la costituzionale presuzione d’innocenza fino al terzo. Daniele Polato é assessore alla sicurezza del Comune di Verona, da poco passato da Forza Italia a Fratelli d’Italia. La settimana scorsa é stato dichiarato colpevole, con pena di un anno, per aver sottoscritto firme false raccolte da altri per far correre alle regionali del 2015 la lista di Forza Nuova (che poi non é riuscita ugualmente a presentarsi). Condannato nel 2017 anche il segretario forzanovista, Luca Castellini, con patteggiamento. Polato ricorrerà in appello, e nella sua difesa aveva escluso il dolo, evocando l’ideale della «democrazia partecipativa» grazie alla quale anche un piccolo partito deve poter avere una chance elettorale.

Struggente, ma la condanna resta. Il Partito Democratico ha, dal suo punto di vista logicamente, rinfacciato alla giunta di centrodestra di Federico Sboarina il richiamo ai «principi inderogabili di trasparenza e integrità» contenuto nel documento programmatico di inizio mandato. Bisognerebbe vedere se lo stesso farebbero coi vari condannati del loro partito in giro per l’Italia. Ma lasciamo perdere, per carità di patria. Al di là dei paroloni vuoti di cui si infarciscono i programmi politici, quel che fa un po’ schifo é la pressocché totale indifferenza di Verona, che pare imbalsamata e indifferente a ogni fatto e fattaccio. Come se commettere un reato equivalga a non averlo commesso. Come se avere una macchia sul curriculum, anche se sporca le vesti di tanti e di troppi (la pratica di firme di persone ignare o addirittura morte salta fuori spesso, fra i mestieranti della politica), fosse lo stesso di non averla. Qui sta il macigno etico: chiudere un occhio, pensare che così fan tutti, non dare soverchia importanza al discrimine invalicabile della legge – che si può contestare radicalmente, ma non violare senza poi assumersene fino in fondo la responsabilità – é equiparato a comportarsi in maniera impeccabile, non sgarrando neppure in buona fede. Dite che é una constatazione banale, da nostalgico di un tempo che non vi fu mai? Sarà. Ma siccome in giro circola ancora qualche galantuomo senza nei, sparuto ma in mezzo a noi, é a costui che dobbiamo queste righe. Polato, non scomodarti a dimetterti: non gliene frega niente a nessuno.

(ph: Facebook Daniele Polato)