Sottotetti e abusi edilizi minori, in Veneto arrivano le sanatorie

«Una legge che va nella direzione del contenimento del consumo del suolo e della valorizzazione e recupero del patrimonio edilizio esistente»

«È stata approvata dal Consiglio Regionale del Veneto la Legge che consente il recupero a fini abitativi dei sottotetti esistenti alla data del 6 aprile 2019». Lo annuncia il primo firmatario della proposta normativa, Massimiliano Barison (VU), che spiega come sia «una Legge che va nella direzione tracciata negli ultimi anni dalla Regione Veneto per il contenimento del consumo del suolo e la valorizzazione e recupero del patrimonio edilizio esistente, che darà la possibilità di fare la stanza in più per esigenze di carattere familiare, recuperando spazi esistenti che altrimenti possono essere destinati solo a deposito e disbrigo. I sottotetti devono essere esistenti e potranno essere recuperati solo per l’ampliamento dell’abitazione e non per costruire altre unità abitative separate».

«Le condizioni sono legate ai parametri abitativi di illuminazione e di altezze media tra i 240 e i 220 a seconda che si tratti di locali abitabili o accessori – precisa il consigliere regionale – inoltre, i sottotetti dovranno essere adeguatamente isolati dal punto di vista termico anche per il contenimento dei consumi energetici. I Comuni entro 120 giorni potranno adottare una serie di adeguamenti territoriali a partire dall’eventuale esclusione dall’applicazione su specifiche tipologie, piuttosto che su parti del territorio; i comuni potranno altresì prevedere una maggiorazione sul contributo di costruzione da destinare all’arredo urbano piuttosto che per il patrimonio residenziale comunale. Gli aspetti tecnici sono codificati dalla nuova Legge che, partendo dall’esperienza positiva della prima normativa in materia di recupero di sottotetti di circa vent’anni fa (L.R. 6.04.1999, n. 12/1999), – continua Barison – dà ora al Veneto una normativa revisionata e aggiornata, puntando sulla qualità edilizia, sulla valorizzazione del patrimonio edilizio esistente e sul contenimento di consumo di suolo».

Stessa cosa per la seconda disposizione riguardante le opere provviste di titolo edilizio o certificato abitativo ma eseguite in parziale difformità rispetto ai progetti approvati prima del 28 gennaio 1977. «Potrà usufruirne chi ha aumentato fino a 1/5 il volume o la superficie dell’edificio e comunque in misura non superiore ai 90 metri cubi o ai 30 mq, rispettando la destinazione d’usi», precisa il relatore leghista Francesco Calzavara «altra condizione è che le modifiche apportate non siano sostanziali rispetto a localizzazione, struttura e aspetto originari dell’edificio e che non si rilevino violazioni delle normative in tema di distanze tra fabbricati, dai confini e dalle strade».

(ph: Wikipedia/Rapallo80 )

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