Pop Bari e le altre popolari: Bankitalia oggettivamente incapace

Il parallelo con il crac delle venete porta a un indirizzo preciso: quello di Visco

Una fogna a cielo aperto. Questa l’immagine che emerge dal salvataggio della Banca Popolare di Bari, con la sua malagestio, la pessima vigilanza da parte di Banca d’Italia e se, corrispondono al vero le dichiarazioni del presidente e dell’amministratore delegato su sospette collusioni con pezzi della banca centrale. Il sistema gestionale degenerato non è tanto dissimile da quello della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, varia solo la portata dell’intervento.

Una Popolare le cui azioni hanno perso il 90%, con conti truccati e che faceva comprare ai propri correntisti obbligazioni e azioni in cambio di credito, fidi e mutui, corrisponde a quanto accadeva negli istituti veneti falliti. Non per nulla il management é sotto inchiesta da parte della magistratura per reati gravi come associazione per delinquere, truffa, ostacolo alla vigilanza, false dichiarazioni sociali. Dov’erano Bankitalia, Consob e Tesoro? Ignazio Visco, che della prima é il presidente nonostante quanto emerso nella prima commissione banche, sostiene che l’operato di controllo é stato ineccepibile. Ci permettiamo di dubitarne.

In passato il costo degli adeguamenti è stato scaricato proprio sui correntisti, aumentando le spese di tenuta conto. Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (direttiva 2009/14/CE recepita in Dlgs 49/2011) al quale aderiscono obbligatoriamente tutte le banche che sono Spa ed è supervisionato dalla Banca d’Italia, tutela i conti correnti dei clienti sotto i 100 mila euro in caso di dissesto. Dal documento pubblicato da Banca Italia si legge che il FITD ha una dotazione di 1,7 miliardi e che la Popolare di Bari necessita di 4,5 miliardi per mettere in sicurezza i suoi correntisti. Un Fondo quindi assolutamente inadeguato.

Scandaloso lo stallo della seconda commissione banche, ferma da inizio legislatura. C’è scontro sul nome del candidato grillino alla presidenza, Elio Lannutti, che ha il figlio dipendente della Popolare di Bari. Una candidatura che sarebbe stato meglio non avanzare, proprio perché esposta a facili critiche strumentali da chi intende difendere lo status quo, ovvero le banche e Banca d’Italia.

Ma nella crisi nessuno fa notare che un ruolo primario lo ha svolto la politica di austerità dell’Unione Europea, coi suoi vincoli sul bilancio pubblico e i clamorosi errori della Commissione di Bruxelles. Uno riguarda proprio la Popolare di Bari, che acquistò Tercas con il consenso di Banca Italia e il contributo di 330 milioni del Fondo Interbancario, bloccato poi dalla Commissione Ue perché ritenuto aiuto di Stato. Nel marzo scorso la Corte di Giustizia Ue ha sentenziato che invece non si trattava di aiuto di Stato. I danni però son stati fatti.

Il sistema bancario italiano per decenni ha nascosto sotto il tappeto i danni di politiche sul credito fondate su base relazionale, sull'”amico”, il “conoscente”, il “parente”, il “raccomandato” ma quando sono cambiate le condizioni esterne la sopravvivenza é diventata a rischio. Banca d’Italia é stata oggettivamente incapace, per non dire peggio, di contrastare l’andazzo generale. Si potrà accusare pubblicamente di questo Visco & company, o é un delitto di lesa maestà bancaria?

(ph: Imagoeconomica)