Cacciari il Sapiente ha deciso: il centrosinistra deve perdere a Venezia

La candidata del filosofo é tutto tranne che forte. Uno stratagemma che nasconde un retropensiero. E Brugnaro gode

A Venezia il Partito Democratico, o almeno una parte dei suoi maggiorenti, ha deciso che contro Luigi Brugnaro questo turno é meglio perdere. Sabato 14 dicembre, in un incontro a Mestre organizzato dal deputato Nicola Pellicani, é andato avanti il tafano socratico della politica lagunare, Massimo Cacciari, ad ammannire il popolo di centrosinistra sul destino fatale che fatale non é, o meglio non sarebbe del tutto se non si stabilisse a priori quanto da lui testualmente dichiarato: «Non si tratta di giocare per vincere. Ma ci sono vari modi per perdere». Il modo prescelto da lui e Pellicani per una finta sfida al sindaco uscente di centrodestra é confezionare una candidatura ricca di chances sulla carta, ma debole nella sostanza. Ossia la manager Alessandra Taverna, semi-sconosciuta appartenente alla direzione nazionale del Pd, che nel suo curriculum politico brilla soltanto per essere stata presidente del Parco della Laguna. E tanto basta, evidentemente, per presentarla come non solo donna, giovane, volto fresco e incontaminato, ma soprattutto con l’atout ecologista così da cercare di accalappiare il voto di «grillini, sardine e gretini» (cit. sempre Cacciari) e poter dire di aver tentato il rinnovamento, la fine mossa strategica e tutto il bla bla dell’auto-rassicurazione.

In realtà, al momento a Cacciari e Pellicani interessava lanciare un missile e affondare i nomi circolati finora: l’ambientalista storico Gianfranco Bettin, che nuovo non é ma é molto conosciuto e soprattutto da capo dell’opposizione sarebbe comunque una garanzia, ma ai loro occhi ha il difetto, strumentalmente ingigantito, di essere un “radicale” rossoverde; e il rettore Michele Bugliesi, molto noto anch’egli benché già di profilo più elitario (come del resto é in parte significativa la “sinistra profonda” veneziana, che ha perso operai un po’ perché quelli votano ormai anche a destra, e un po’ perché operai ce ne sono sempre meno). Ecco allora saltar fuori dal cappello la Taverna, che si porterebbe addosso due problemini su cui si é sorvolato: primo, bisognerebbe costruirgli un’immagine politica e mediatica da zero, mentre dall’altra parte c’é un Brugnaro che non ha fatto altro in questi anni; secondo, conseguenza del primo, non ha affatto le caratteristiche adeguate per far da esca e conquistare la massa liquida di gente genericamente non di destra che si tiene a distanza di sicurezza dall’incartapecorito Pd. Per intenderci: il movimento No Grandi Navi, molto vasto, trasversale e anti-brugnariano, non accorrerebbe ad abbracciare una Taverna solo perché l’ha benedetta Cacciari. Insomma, tutto fuorché un «personaggio di contrapposizione forte», come ha detto Pellicani più o meno inconsciamente tradendosi.

In realtà, il giochetto sarebbe questo: puntare su una candidata sindaca fake, che dai banchi della minoranza nel quinquennio 2020-2025 non faccia ombra a nessuno, soprattutto a chi scenderà in pista il prossimo giro, fra cinque anni. Se davvero la coppia Pellicani&Cacciari desiderassero, come sostengono, una personalità che al contrario di Felice Casson sconfitto l’ultima volta restasse a guerreggiare in consiglio comunale, siccome dicono apertis verbis che Brugnaro vincerà, non avrebbero difficoltà a convergere su Bettin in primis, o su Bugliesi in secundis. Invece, apparentemente in modo irragionevole, mettono il veto e sparano una cartuccia a salve. Trovando una indiretta e involontaria sponda in quell’altra parte del partito, dal segretario locale Giorgio Dodi alla capogruppo Monica Sambo, che seppur giustamente rinfacciando al Sapiente di calare nomi dall’alto quando lui fa la stessa cosa dopo non essersi fatto vedere per anni, poi si incartano sui soliti arzigogoli della serie «noi siamo per la squadra contro l’uomo solo al comando» o «stiamo valutando le primarie». Non capendo o fingendo di non capire che sarebbe già tardi per valutare, e contro Brugnaro serve proprio un uomo – o una donna – altrettanto d’impatto, con capacità di protagonismo, con una storia politica o quanto meno personale con gli attributi necessari.

Brugnaro, intanto, di fatto ignora bellamente le bizze di Lega e Fratelli d’Italia, che mettono in forse il proprio appoggio con l’aria di chi lo fa soltanto per alzare il prezzo dell’alleanza elettorale. Il M5S, a parte i consiglieri comunali che fanno quel che devono fare in aula, rischia di non partecipare neppure alle comunali. La verità è che il sindaco ricandidatosi ufficialmente non ha al momento rivali decenti, e in linea con il suo carattere, ha persino sbattuto in faccia agli oppositori la questione del conflitto d’interessi sull’area edificabile ai Pili per costruirci il nuovo palasport, rivendicandone la proprietà nonostante il “blind trust”. Sfrontato, come chi annusa l’odore del napalm al mattino e marcia senza nemici alla meta.

(ph: Imagoeconomica)