Sanità: Cisl, no a medici in corsia fino a 70 anni, pronti a proteste

Roma, 19 dic. (Adnkronos Salute) – “Ferma contrarietà alle soluzioni avanzate da parte di alcune regioni italiane per contrastare la carenza dei medici ospedalieri. Ovvero inserire nelle strutture ospedaliere personale medico privo della specializzazione, richiamare in servizio personale già in quiescenza o addirittura mantenendo in servizio i medici fino a 70 anni sono soluzioni inopportune e gravi che dovranno essere necessariamente riconsiderate e sulle quali esprimiamo la nostra decisa contrarietà non escludendo alcuna forma di iniziativa finalizzata a contrastarle”. Così la Cisl e la Federazione Cisl Medici bocciano, in una nota, le misure contenute nel Patto per la Salute approvato ieri dalla Conferenza Stato Regioni.
“Pensare con questa iniziativa di tamponare l’emergenza – si legge in una nota – denuncia una malcelata volontà di perpetuare una situazione di crisi senza alcuna reale intenzione di porre rimedio alla genesi del problema: personale numericamente ridotto, posizioni lavorative poco attrattive, condizioni di lavoro stressanti e spesso pericolose per la propria incolumità e della qualità della prestazione (è utile sottolineare il numero sempre crescente di aggressioni che hanno ad oggetto i medici ed i professionisti della sanità), e – a monte di questo – le miopi previsioni degli accessi alle scuole di specializzazione”.
La Cisl e la Cisl Medici chiedono dunque “una seria analisi dei fabbisogni, un’adeguata previsione formativa dei giovani medici, una coraggiosa azione di investimento in favore del Ssn che deve essere garantito a tutti, solidale e all’altezza delle prestigiose tradizioni mediche italiane, nonostante tutto ancora eccellenti e universalmente riconosciute tra le migliori al mondo, nonostante le crescenti difficoltà. In mancanza di precisi impegni in tal senso e qualora perdurasse tale colpevole miopia, la Cisl e la Cisl Medici metteranno in atto tutte le azioni utili ad evitare la rovinosa china che la sanità, in alcune regioni, ha intrapreso rischiando di minare lo stesso diritto alla salute dei cittadini”.

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