Esperti su ‘Science’, ‘sulle e-cig no a proibizionismo frutto allarmismo

Roma, 20 dic. (Adnkronos Salute) – Ad irrompere nel dibattito tra ‘favorevoli’ e ‘contrari’ all’uso sigarette elettroniche come alternativa (a basso rischio) per smettere di fumare, dopo un 2019 in salita per questi dispositivi legato ai decessi e ai casi di patologie polmonari tra i giovani americani consumatori di e-cig, arriva un’analisi pubblicata su ‘Science’ da cinque esperti di salute pubblica di quattro università statunitensi. Secondo i docenti, Amy Fairchild (Ohio State University), Cheryl Healton (New York University), James Curran (Emory University), David Abrams (New York University) e Ronald Bayer (Columbia University), “le evidenze scientifiche sin qui raccolte inducono a sconsigliare l’adozione di azioni meramente proibizioniste dettate da allarmismi e volte a limitare ‘tout court’ l’accesso e il ricorso alle e-cig da parte dei fumatori”.
“Tali azioni infatti rischiano di sviare una tendenza che può invece accelerare la fine dell’uso delle sigarette, ad oggi responsabili del decesso di circa un miliardo di persone entro il secolo corrente”, proseguono i medici, che ricordano i recenti casi di Evali (E-cigarette or vaping product use associated lung injury) verificatisi negli Usa, in cui l’agente chimico responsabile è attualmente ritenuto essere, dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), la vitamina E acetato – additivo dei cannabinoidi (Thc) – Casi che hanno avuto come effetto misure di proibizionismo in diversi Stati americani.
“Le discussioni sul fumo elettronico non prendono in considerazione le distinzioni tra nicotina e Thc, tra i giovani e gli adulti, tra i prodotti acquistati legittimamente e quelli reperiti sul mercato nero – ricorda l’analisi – Mentre si discutono le misure necessarie per far fronte a queste sfide, si corre il rischio che un allarme giustificato si tramuti in allarmismo, spostando l’attenzione sugli aspetti più emotivi invece che su un’analisi attenta e completa delle evidenze disponibili, aumentando così la probabilità che siano adottate politiche controproducenti”.
Dopo una accurata analisi di quanto accaduto negli Stati Uniti negli ultimi due anni, gli esperti condividono “una forte preoccupazione per il notevole aumento del ‘vaping’ tra i giovani (alcuni la definiscono come un’epidemia e menzionano studi dai quali emerge la possibilità, pur se non provata, che il ‘vaping’ rappresenti una porta di ingresso verso il fumo). Tuttavia – rimarcano – intendiamo suggerire che un’attenta analisi di tutti i dati, presi nel loro contesto, indica che i benefici dei prodotti per il vaping contenenti nicotina superano i timori di arrecare danno ai giovani”.
A complicare la questione dei danni del ‘vaping’ tra i giovani, “esistono dei dati che mostrano che alcuni usino solo prodotti per il fumo elettronico aromatizzati (senza nicotina o Thc), mentre il 41,8% sostiene di assumere Thc mediante il ‘vaping’. Alcuni stati americani hanno legalizzato la cannabis per adulti. In altri resta illegale. L’impatto del mercato nero, fonte di oli a base di Thc contaminati, è stato devastante – si legge su ‘Science’ – Anche se eccipienti e additivi presenti negli oli al Thc sono diversi e più pericolosi rispetto a quelli usati da un decennio a questa parte nei prodotti contenenti nicotina in commercio o nei soli aromi, i rischi derivanti dai prodotti non regolamentati e ottenuti illegalmente restano sconosciuti. Affrontare la crescente diffusione del ‘vaping’ tra gli adolescenti rimane un imperativo. Ma le misure per la tutela della salute pubblica non devono trascurare le distinzioni tra nicotina e ‘Thc’, né tra i prodotti ottenuti sul mercato legale e quelli del mercato nero”.
Secondo gli autori c’è una strada da percorrere: “Le stime suggeriscono che più di 1 miliardo di fumatori in tutto il mondo andrà incontro a morte prematura nel 21esimo secolo. Riteniamo che il complesso calcolo di pro e contro richieda di trovare un equilibrio ottimale fornendo, grazie ad un’opportuna regolamentazione, i prodotti alternativi contenenti nicotina ai fumatori adulti, e prendendo al contempo delle forti misure per limitare i rischi e l’uso da parte dei minori nella massima misura possibile”.
Infine secondo i medici occorre che “ogni regolamentazione o politica promulgata, sia essa a livello locale, statale, nazionale o internazionale, dev’essere proporzionata al rischio. I prodotti più nocivi nel continuum del danno da nicotina, ossia i prodotti combustibili, dovrebbero essere sottoposti a regolamenti più aggressivi e stringenti rispetto ai prodotti contenenti nicotina meno nocivi e privi di combustione. Le politiche che non terranno conto di queste differenze andranno a discapito della salute pubblica”, concludono gli autori.

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