«Parco delle Mura, un disastro su cui l’Università tace. E non é come dice Flor»

Spigai, ex Iuav, sulla Nuova Pediatria di Padova: «Esistono alternative. Così la città si autodistrugge»

Come a tutti noto, è iniziata la procedura di approvazione dell’accordo di Programma e della Variante urbanistica che infine, dopo decenni, indicano un futuro per i due poli ospedalieri della città. L’Accordo prevede tre torri, situate all’interno del centro storico e di enorme impatto paesaggistico, a pochi metri dalla cinta rinascimentale e dal bastione Cornaro del Sanmicheli.

Come sappiamo, l’Accordo sancisce l’intesa tra il governatore Zaia (Lega) e il Sindaco Giordani (vicino al Partito Democratico) sul futuro dell’Ospedale di Padova. Entrambi perorano la sacrosanta causa della salute dei bambini. Ma alla luce della storia recente e alle pluriennali diatribe sulla localizzazione degli Ospedali, vien da pensare che siano stati anche condizionati da forti pressioni, da Padova e da fuori, sulle due localizzazioni ospedaliere: quella dell’attuale ospedale (quindi Nuova Pediatria e le altre due torri colossali previste dall’Accordo di Programma nel Giustinaneo) e quella di Padova-Est (il futuro Polo).

Per entrambi gli schieramenti, il disastro che le tre torri comportano per il centro antico della città, per le sue Mura insigni e per il Parco delle Mura è l’ultimo dei problemi. Il ministro della Cultura Dario Franceschini ha forse ricevuto una dritta dal Pd padovano per non far dare seguito alle richieste che – a più voci e da più di un anno – sono state rivolte ai competenti Comitati tecnico-scientifici del MiBACT, per una modifica del progetto? La sostituzione del Soprintendente Tiné che, appena insediato, coraggiosamente si era opposto alla prima mastodontica torre di Pediatria ne è la prova?

Il Parco delle Mura, che verrà massacrato irreversibilmente dall’intervento, diviene elemento di arredo per le tre torri. E’ aberrante. Una filosofia da anni ’50, che riporta alle peggiori e più eversive proposte urbanistiche di Le Corbusier. Gli intellettuali e i numerosi studiosi padovani, continuano a scrivere, consultare gli archivi, fare dotte conferenze e scambiarsi premi; ma, con sole due o tre eccezioni, non scrivono una riga su questa autodistruzione del più antico e prezioso documento della città: la città stessa. Più in dettaglio, per il Giustinianeo l’Accordo prevede: a) una torre con dimensioni lievitate a oltre 80 metri di fronte, larga 25, con 8 piani ospedalieri + volume tecnico in copertura, quindi 11 piani normali; in un contesto in cui gli edifici del ‘900 sono di 4-5 piani normali, quelli antichi di 2-3 piani. La torre potrebbe contenere l’intero Salone, volta a vela compresa; b) a fianco della prima, altre due torri con volumetria analoga e di altezza imprecisata.

E’ in corso la presentazione delle Osservazioni dei cittadini all’Accordo di Programma. Noi crediamo che l’Amministrazione del Comune di Padova, anche coerentemente con l’intenzione di sviluppare le potenzialità turistico-culturali della città, con l’ambiziosa candidatura Unesco dell’Urbs Picta e con la volontà di realizzare il Parco delle Mura, tenga conto delle Osservazioni e non accetti l’imposizione delle tre torri, proposta inaudita e insostenibile. E auspichiamo che l’Azienda Ospedaliera abbia il buonsenso di procedere a una rapida revisione del progetto per il Giustinianeo.

Un progetto che, con perseveranza e senza alcuna consultazione dei cittadini, l’Azienda ha lasciato invariato sin dalla prima pubblicazione, nel 2017. Nonostante i suggerimenti e le numerose richieste di modifica da parte dell’Ordine degli Architetti e delle Associazioni che perseguono la salvaguardia dei valori culturali e ambientali della città. Nell’attuale comparto delle cliniche, si è infatti a più riprese suggerito di costruire le stesse volumetrie ma limitando le altezze a 4-5 piani e, nello stesso tempo, di accrescere le aree verdi, realizzare una tipologia più adatta ai bambini, valorizzare le Mura e il relativo Parco.

A questo proposito non corrisponde affatto al vero quanto appare sul Mattino in un recente l’articolo (l’11 dicembre), che riporta la seguente asserzione del dottor Luciano Flor, Direttore Generale dell’Azienda (in foto): «questo (l’Accordo di Programma) è il primo e unico documento che disegna il parco. Chi si lamenta cosa ha fatto fin’ora?». La realtà è assai diversa. Sin dal 1986, dopo gli studi preliminari coordinati dal professor Ballardini, il Comitato Mura ha redatto un completo disegno del Parco. Lo IUAV nel 2013 ha prodotto e pubblicato un progetto dettagliato – frutto di 4 anni di ricerche multidisciplinari – del parco stesso e di tutte le aree di trasformazione urbanistica connesse. Il Comitato Mura nel 2014 ha elaborato un ulteriore progetto dell’intero Parco, ancora più dettagliato ed acquisito dal Comune nel 2015.

Nel settembre 2017 (subito dopo la Conferenza dei Servizi che in opposizione ai vincoli urbanistici vigenti ha consentito la messa a bando della progettazione definitiva) il CM ha presentato all’Azienda, al Rettore, al Sindaco, agli Assessorati competenti e in numerose conferenze e assemblee cittadine, un progetto alternativo di ristrutturazione del Giustinianeo con edifici non più alti di 4-5 piani. Infine (nel novembre 2019, subito dopo la pubblicazione dell’Accordo di Programma) è stata sottoposta informalmente all’Azienda Ospedaliera un’ipotesi “di ripiego”, da realizzarsi per fasi ma con inizio immediato, che confermava la possibilità di costruire volumi equivalenti per Nuova pediatria e per Maternità-Ostetricia, ma con un’altezza di 4-5 piani.

Una tipologia più adeguata ai tempi per una Casa della Mamma e del Bambino, assai più di quanto non siano le tre torri mastodontiche previste dall’Accordo in itinere. Con la riapertura graduale dello storico canale di San Massimo e una sistemazione a verde e paesaggistica conseguente. Dopo un primo incontro l’ipotesi è stata rifiutata tout-court senza motivazioni, riconfermando lo scatolone di 11 piani e la definitiva rinuncia alla riapertura del Canale. Nell’Accordo di Programma, così come pubblicato e in attesa delle Osservazioni previste dalla legge, non vi è alcuna indicazione esatta delle altezze, dei sedimi degli edifici, delle aree effettivamente destinate a parco, né delle tempistiche. Mentre, per gli odierni edifici incongrui, superfetazioni impresentabili sopra e davanti alle Mura, è prevista, testualmente, “l’eventuale demolizione”.

Le uniche cose certe sono quindi che la torre di Nuova Pediatria (il cui sedime di pianta è ben maggiore di quello inizialmente previsto, approvato e messo in gara in opposizione alla normativa urbanistica vigente) potrà essere irreversibilmente portataFlo all’appalto e che il canale di San Massimo verrà cancellato per sempre.

Vittorio Spigai
già professore associato di Progettazione urbana – IUAV

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