«Pfas, il Massachussetts abbassa i limiti. E in Veneto?»

Il consigliere Guarda (CvP): «In America la scelta è stata fatta per prevenzione nei confronti di donne in gravidanza e bambini. Nella nostra regione non andiamo nemmeno a cercarli tutti»

20 ng/l: questi sono i limiti dei Pfas decisi nel nuovo piano di emergenza in Massachussetts. Lo rende noto il consigliere regionale Cristina Guarda (Civica per il Veneto) che sottolinea come in America siano stati rivisti a ribasso i limiti della somma di 6 tipologie di Pfas trovate nelle acque di 9 fonti di prelievo potabile: PFOS, PFOA, PFDA, PFHpA, PFHxS, PFNA.

«La scelta è il risultato di un lavoro politico condiviso con comunità ed enti – spiega Guarda -: 1 confronto pubblico, 4 audizioni e 51 commenti pubblici in cui sono stati discussi prevalentemente gli standard dei Pfas nel Suolo e nelle Acque sotterranee e Potabili. La scelta è stata quella della prevenzione con i limiti più restrittivi al mondo. È il rischio per donne in attesa e bambini che ha spinto ad abbassare i limiti dallo standard 70 ng/l definito da EPA (ente nazionale) ai 20 ng/l».

Per questo inquinamento, causato dalle schiume antincendio usate in un aeroporto, sono stati stanziati dal governatore del Massachussets 24 milioni di euro, per bonifica, attività di monitoraggio e ricerca. «E’ davvero impari il confronto con l’Europa e la sua Direttiva Acque ancora sospesa a causa del cambio del Parlamento e l’Italia, il cui Ministero dell’Ambiente latita dopo un continuo e pluriennale susseguirsi di promesse. Ma lo è anche per il Veneto, che ancora si ostina a pensare che siano sufficienti i suoi limiti cautelativi, ossia 40 ng di somma PFOS e PFOA nella Zona Rossa e 70 ng/l per tutti gli altri territori e che si debba intervenire per proteggere solo i cittadini in zona Rossa collegati agli acquedotti e non per tutti gli altri, in zona rossa, arancio o gialla, senza il privilegio dei filtri».

Guarda ribadisce l’urgenza di tutelare «le Comunità come quella di Arzignano, con livelli di Pfos e Pfoa che già sforerebbero questi limiti, i cittadini che ancora non sono serviti da acquedotto e, per questo, sottoposti ad acqua di pozzo direttamente prelevata dalla falda contaminata e tutti i siti a rischio per la comunità scientifica che, come nel caso di Pescantina o Rovigo, suscitano non poche preoccupazioni. E considerate che lo Stato del Massachussets ha incluso nel limite tutti e 6 i Pfas trovati nelle proprie acque. Noi invece non andiamo nemmeno a cercare tutti i Pfas prodotti dall’azienda avvelenatrice, Miteni, che ne produceva ed usava ben più dei 12 che troviamo essere ricercati nelle nostre analisi a Vicenza», conclude.

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