Agsm con A2A, opposizioni in rivolta: «Sboarina svende»

Il consiglio di amministrazione della municipalizzata di Verona ha votato sì all’aggregazione con Aim e il colosso bresciano

Dopo mesi di dubbi, tentennamenti e molte ombre, c’è il sì “tripartisan” all’accordo tra la vicentina Aim, la veronese Agsm e la A2A di Brescia. La road map prevede un piano industriale entro il 9 febbraio, steso da tre persone per ogni azienda, da approvare entro aprile. Il nome del nuovo soggetto multi utility dovrebbe essere Mu.Ven., con il 70% di partecipazione veneta e 30% lombarda, sempre nel quadro delle ipotesi.

“Una scelta sbagliatissima, una svendita. Sboarina e Polato dovrebbero spiegarne i veri motivi, perché sul piano industriale e strategico è un delitto contro la città”. A dirlo Flavio Tosi, che spiega: “Consegnare Agsm alla milanese A2A, molto più grande come dimensioni, significa ridurre a gregaria la nostra multiutility, con gravi conseguenze per i dipendenti e le aziende veronesi che con Agsm lavorano. Oggi infatti Agsm commissiona quasi metà dei suoi cantieri a imprese del territorio, con l’aggregazione sarà A2A a consegnare alle aziende milanesi gli stessi lavori. C’è poi un problema drammatico che riguarderà i dipendenti cui ora viene vigliaccamente promesso che non ci saranno esuberi o licenziamenti, ma è una falsa verità: ai trecento dipendenti da tagliare infatti verrà detto che la loro nuova sede di lavoro è Milano o Bergamo o più distante, cioè saranno messi nelle condizioni di andare via spontaneamente. Occorre invece perseguire e portare avanti l’aggregazione con Aim Vicenza, che renderebbe Verona più forte come polo energetico”.

“Chiamato a ratificare una decisione in pratica già presa da altri, il consiglio di amministrazione di Agsm è stato di fatto esautorato – fanno eco Maurizio Fancicani, segretario provinciale, e Luigi Ugoti, segretario cittadino del Pd – Ha fatto dunque bene la consigliera Stefania Sartori ad abbandonare la seduta una volta ascoltata l’illustrazione della delibera. Ricostruzioni diverse di quanto accaduto sono frutto di racconti riportati da “corvi” distratti. Come Pd, sul tema delle aggregazioni e della scelta dei partner industriali continuiamo a ritenere indispensabili la trasparenza e le tutele che solo una procedura ad evidenza pubblica può garantire”.

Più duro Michele Bertucco di Verona e Sinistra in Comune: “Il voto del cda di Agsm di ieri allarga la strada che sta portando la più grande azienda pubblica di Verona direttamente nelle braccia di Milano e dei Lombardi. Una decisione cavillosa e incomprensibile, spiegabile soltanto col vuoto pneumatico di progettualità e di visione che caratterizza questa amministrazione comunale. Basti dire che mentre il Sindaco esulta per questa bella forzatura, autorevoli organi di stampa a livello regionale danno per scontato che nell’ambito del nuovo accordo di fusione a tre, Verona e Vicenza avranno un ruolo paritario: 35% a testa. Vicenza del resto continua a spingere in questo senso mentre qui da noi, a Verona, non sappiamo neanche che fine farà Amia, se verrà scorporata o meno dal gruppo Agsm. Stanno giocando con il futuro di un migliaio di famiglie dei lavoratori del gruppo. Altro che anno della svolta, il 2020 per i servizi pubblici di Verona rischia di essere l’anno della Caporetto”.