Caro Bitonci, un consiglio: non prenderla sempre sul personale

L’ex sindaco leghista di Padova si é arrabbiato per un articolo di opinione. Che parlava di Fratelli d’Italia

Nell’articolo dove descrivevo l’intraprendenza di Fratelli d’Italia, tramite l’”Operazione cannibale”, non avevo intenzione di urtare la suscettibilità dell’ex sindaco leghista di Padova, Massimo Bitonci. Mi spiace sinceramente e mi scuso se gli ho rovinato la colazione della domenica mattina. Ho però la percezione, se non la certezza, che l’ex sottosegretario al Mef del governo gialloverde non abbia letto i miei articoli su Vvox.it (che ospita ed é aperto a opinioni e analisi di vario orientamento, liberamente), visto lo stesso metro critico lo impiego molto più spesso, com’è giusto, nei confronti dell’amministrazione in carica. E visto che non è vero che parlo continuamente male della Lega. Sullo specifico credo abbia posto l’attenzione semplicemente alla lettura delle righe dove ho sostenuto che Padova non sia una piazza di tradizione leghista e dove ho parlato della “traumatica esperienza del leghismo al potere con Bitonci sindaco”.


Quanto al primo aspetto, sinceramente anche uno «pseudo giornalista on line», come Bitonci mi ha definito, sa che per varie ragioni Padova non si è mai riconosciuta nel leghismo duro e puro, come quello Trevigiano o dell’Alta Padovana per intenderci: nel passato ci sono stati sempre sindaci democristiani o di centrosinistra ed il centrodestra ha vinto solamente una volta con Giustina Destro, quando Forza Italia era ai massimi splendori. Due anni fa Bitonci vinse perché il centrosinistra si spaccò su Ivo Rossi e forse proprio perché si volle provare una nuova esperienza, rivelatasi poi, appunto, traumatica. O quanto meno difficile, no? Altre parole sono difficili da trovare per descrivere proprio quella storia che ha portato al primo commissariamento il Comune di Padova dopo poco più di due anni.

Quei due anni e mezzo di amministrazione dovrebbe indurre a interrogarsi lo stesso Bitonci, per esempio se nel 2017, se il candidato sindaco non fosse stato lui, Padova sarebbe oggi governata dal centrodestra, visto che ha perso per pochi voti. Potrebbe chiedersi come mai oggi attorno a lui ci sia terra bruciata, e non sia universalmente considerato il leader dell’opposizione a Sergio Giordani. Ma oltre a questo dovrebbe anche scegliere cosa fare da grande: il deputato a Roma per tornare a sedersi tra i banchi del governo se e quando sarà presieduto dalla Lega, o preparare il terreno per contrastare il centrosinistra tra poco più di due anni alle comunali di Padova (ammesso che ci sia una convergenza, ad oggi molto improbabile, sul suo nome per concedergli una rivincita)?

Il tenere il piede in due staffe era parzialmente accettabile quando era sottosegretario, ma nel momento in cui ha smesso quei panni, a Padova ci si aspettava da lui un’opposizione molto dura all’amministrazione Giordani. Invece al momento sembra più una tigre di carta. Tant’è che, per quanto vigile e attento alle vicende cittadine, le critiche arrivano solamente via social ed in consiglio ci sta in maniera pressoché simbolica, visto che le sue presenze si contano sulle dita di una mano.

Tra poco più di due anni ci saranno nuove elezioni a Padova e, proprio per il bene del centrodestra, la scelta di dove vuole stare é oggi  necessaria più che mai. Spero che Bitonci non se la prenda una seconda volta sul personale, anche perché dopo tutto, rileggendo bene l’articolo che l’ha tanto fatto inviperire, scritto da quella «sagoma» come il sottoscritto, in fin dei conti parlava di Fratelli D’Italia. Non di lui.

(ph. Imagoeconomica)