«Parco dei Faggi, riqualificazione della Gallani peggio delle tempeste»

Le nostre più negative preoccupazioni di inizio anno si sono avverate. Dopo tante devastazioni con abbattimenti indiscriminati di diverse centinaia di grandi alberi lungo le strade, nei parchi e nelle scuole, grazie a perizie incomplete e prive di valore scientifico, adesso la distruzione del verde, a Padova, tocca il Parco dei Faggi-Sgaravatti a Voltabarozzo, un parco storico risalente al 1860, che circonda la Villa Ferri-Trèves de Bonfili Rignano-Sgaravatti, protetta dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e ora sotto il nome Scuola Stefanini-Nievo. Il parco ha una biodiversità arborea eccezionale, diversi alberi monumentali risalgono alla fine Ottocento inizio Novecento, ci sono scoiattoli e ricci. Le varie tempeste degli ultimi anni hanno abbattuto qualche albero, tutti gli altri hanno resistito bene ad almeno 3-4 tempeste con venti di oltre 100 chilometri.

Ma poi è arrivato un flagello più potente di qualsiasi tempesta, con il tipico nome sinistro di “riqualificazione” voluta dall’assessora Gallani. Da quando in qua i parchi storici vanno riqualificati, termine che a Padova indica sempre un’impattante modifica urbana? I parchi storici vanno restaurati, recuperati, curati, per mantenerli inalterati nel tempo o più simili possibili all’originale. Per non distruggerne l’aspetto storico, estetico e paesaggistico, gli alberi non vanno potati o capitozzati, e vanno sostituiti molto gradualmente con le stesse specie, ma solo quando sono a dimostrato rischio caduta.

Purtroppo al Parco dei Faggi è toccata la temuta sciagura. Dei 319 alberi che c’erano fino a qualche anno fa, ben 72 a breve saranno stati abbattuti e il 90% dei rimanenti sono stati potati. Negli ultimi anni, 50 alberi sono stati abbattuti alla chetichella, poi, dopo aver volutamente depistato i comitati (a marzo di quest’anno l’assessora negò che una decina di alberi con pallini rossi che indicavano un imminente abbattimento, fossero stati segnati dal comune) ai primi di ottobre escono improvvisamente le perizie raccolte in un arco di un anno che segnalano l’abbattimento di ben 22 alberi, tra cui tre rilevanti se non monumentali. La lettura accurata delle scarne perizie ci conferma che queste sono gravemente lacunose (come tipicamente appaiono quelle del comune) e prive di qualsiasi validità scientifica nel predire il rischio di caduta degli alberi condannati.

Due ricognizioni fatte dai nostri esperti forestali e botanici a fine settembre, sui 22 alberi che stanno abbattendo, hanno evidenziato che quelli con qualche rischio caduta sono sei di cui tre di piccola taglia (i numeri 4, 7, 97, 244, 270 e 97), un altro paio potevano essere messi in sicurezza con pali tutori. Come stile ormai standardizzato, l’assessora Gallani, tramite la consulta 4B, ha convocato 1 giorno e mezzo prima (la sera del 14 Ottobre alle 22:00 per il 16 Ottobre), una riunione per far finta di discutere pubblicamente il progetto di “riqualificazione” del parco, in un orario, le 16:00, in cui la maggior parte delle persone lavora. I veri dettagli del progetto sono arrivati, via mail, il 17 Novembre pomeriggio, a lavori già iniziati. E’ evidente come la Gallani tema il confronto con cittadini e comitati come fosse veleno.

Abbattimenti cominciati il 16 dicembre dopo aver chiuso il parco per nascondere lo scempio, a destra 4 alberi tra i tanti capitozzati dal comune a Marzo per una infondata paura. In totale, includendo gli alberi precedentemente abbattuti, saranno stati eliminati 72 alberi su 319, ovvero il 23%, quasi un quarto di tutti gli alberi del Parco dei Faggi. Va peggio al parco della adiacente scuola Stefanini-Nievo (ex villa Ferri-Trèves), che è tutt’uno geograficamente con il Parco dei Faggi: su 72 alberi che c’erano fino a pochi anni fa, 27 sono già stati abbattuti e tre lo saranno a breve, rimarranno 42 alberi e, quindi sarà perso 42% del parco arboreo della scuola. A questo si aggiunge la potatura, per “presunta” messa in sicurezza, di quasi tutti gli alberi dei due parchi, ben il 90% (281 su 313).

Alla fine, degli oltre 140mila chili di CO2 immessi nell’atmosfera per lo smaltimento del legno eliminato, solo una piccola parte saranno mitigati-assorbiti dai nuovi giovani impianti di alberi nel parco e dai cespugli-arbusti piantati dalla Gallani nel resto della città. Infatti, tra i due parchi, è previsto il reimpianto di 45 nuove piante, meno del 50% degli alberi globalmente abbattuti negli anni (ben 102). Visto che per almeno 10-15 anni i nuovi impianti rimarranno piccoli, ci sarà un grande e duraturo vuoto nel parco. Ecco perché i comitati scriventi hanno mandato a metà novembre un esposto alla procura, ai carabinieri e alla corte dei Conti.

Con questo progetto costoso, distruttivo e non conservativo, viene operato un vero stravolgimento e depauperamento, una vera dequalificazione e degrado di un parco fino a pochi anni fa in condizioni vicine all’originale storico. Mai il verde di Padova, soprattutto quello dei parchi storici (compresi il Parco Treves e i Giardini dell’Arena anch’essi in fase di crescente degrado) è stato nelle mani di un’amministrazione così sorda, impreparata e distruttiva. Su verde e alberi più che il “buon senso” di cui si vanta Giordani è arrivato un devastante e antidemocratico “non senso” per cui questa amministrazione verrà giustamente e a lungo ricordata.

Alessandro Angrilli
Comitato Difesa Alberi e Territorio

Michela Campigli
Comitato Salix In Mente

Carmen Ruzzon
Comitato Tutela Parco dei Faggi-Sgaravatti