Buon Natale, Marx

Non dire le bugie, s’insegnava un tempo per rispettare l’insegnamento evangelico. Invece ne circolano tantissime. Molto ideologiche. Cioé interessate

Che bello, tra poco sarà Natale. Nella strepitosa sacralizzazione della buona tavola viene bandita ogni rinuncia. Vietato vietare, l’imperativo categorico è esagerare; ne va della saldatura dei legami famigliari. Tuttavia, talvolta è bene ricordarlo, sarà anche il compleanno di Gesù, di quello spirito libero che Nietzsche chiamava il “santo anarchico”. Gesù non vuole che noi mentiamo. Ce l’aveva a morte con i Farisei, con i sepolcri imbiancati, quelli che santificano il culto dell’apparire, che esibiscono una rettitudine che non hanno,  quelli che mentono. Vuoi celebrare Gesù? Prova a non mentire.

Qui però sorge un problema, rispetto al quale ci aveva messo in guardia un altro saggio uomo dalla barba lunga: Karl Marx. Nel capitalismo quasi tutto ciò a cui crediamo è falso. Prevale infatti l’ideologia, per cui i valori dominanti sono sempre quelli della classe dominante. Ciò a cui si crede è utile a mantenere lo status quo, con i suoi rapporti di potere. Il marxista deve quindi smascherare gli inganni, deve decostruire la narrazione del potere, spesso diffusa in maniera tentacolare e onnipervasiva. E’ presto Natale e tu vuoi giustamente glorificare Gesù. Non hai altra strada, devi diventare marxista.

Partiamo dalla menzogna più diffusa: le cose vanno male perché gli italiani sono dei fannulloni. L’autorazzismo martellante è funzionale al sistema, determina considerazioni economiche da massaia che, però, edificano la pubblica opinione. La colpa è antropologica, costitutiva, ontologica. Mentre gli altri popoli sono iperdinamici, noi siamo abulici, indolenti, accidiosi. Come mai dal 1953 al 1987 siamo stati il paese europeo che cresceva di più  e poi quello che cresceva di meno? Si è evidentemente diffusa una terribile e fulminante epidemia di pigrizia.

Ovvio? No, è proprio falso. Non lo dice un centro studi leninista, e nemmeno Barabba, ma l’Ocse. L’Italia, insieme alla Grecia, è il paese dove si lavora di più in Europa. 33ore alla settimana, contro una media di 30. Il paese dove si lavora meno? La Germania, dove mediamente si fatica solo per 26 ore alla settimana, quasi fossero tutti statali, o terroni. Guarda un po’ cosa fa l’ideologia! Ti fa credere che Michelazzo sia Stakanov e che Stakanov sia Michelazzo.  Nel 2018 il pigro italiano ha lavorato 400 ore in più del laborioso tedesco. Questo non è così difficile da intuire, più povero sei più devi lavorare, altro che indolenza. Avete mai visto quanto stanno aperti i negozi a Napoli e quanto stanno aperti a Bolzano? Il dispositivo ideologico è chiaro: se le cose vanno male la colpa è solo tua, perchè non hai voglia di lavorare.

Seconda menzogna legata alla prima. Siccome evidentemente gli italiani sono fannulloni e altrettanto evidentemente nello Stato non si fa un cazzo, ergo in Italia ci sono troppi statali. Tutti inseguono famelicamente il postofissismo zaloniano e lo Stato ha assunto troppo, più di tutti! Se semo magnati tutto. Vero? Falsissimo. Se lo pensi, sappi che Dio ti vede e ti giudica. Se lo pensi a Natale, andrai all’inferno.  Adapt è il centro studi legato all’Università di Modena e Reggio fondato da Marco Biagi, quello ucciso dalle Br, non certo un estremista, sicuramente un liberale. Lì è stato creato un prestigioso studio  sul numero dei dipendenti pubblici nei paesi europei. Cosa emerge? Il nostro Paese si ritrova all’ultimo posto nella classifica europea per numero di occupati nello Stato, con soli 48,9 assunti ogni 1000 abitanti. Classifica capeggiata dalla Svezia con 141,1 occupati nella pubblica amministrazione ogni mille abitanti, e seguita da Francia (83,2), Inghilterra (78), Spagna (60,5), Grecia (56,5), Germania (52,5).

Avete capito bene? Siamo il paese con meno dipendenti pubblici in Europa. Tant’è vero che ci mancherebbero 2,5 milioni di dipendenti pubblici per raggiungere la percentuale di occupati pubblici rispetto al totale della Francia e dell’Inghilterra. Con questi nuovi assunti il nostro tasso di occupazione passerebbe dal 62.3% (il penultimo in Europa) al 69%. Quindi il basso tasso di occupazione non dipende da inefficienze del mercato, come crediamo, ma da uno Stato troppo magro.

E’ Natale e dobbiamo dire la verità, basta menzogne. Non è vero che non cresciamo perché siamo pigri e nemmeno perché abbiamo uno Stato ingombrante. Che cosa è successo allora? E’ facile. Facile. Che cosa determina il Pil? La somma tra  l’attivo della bilancia commerciale, gli investimenti, i consumi e la spesa pubblica. La spesa pubblica è certamente limitata dalla politica europea dell’austerità, con il record dell’Italia di avanzi primari dal 1992 ad oggi. Secondo la Cgil, negli ultimi 10 anni i salari italiani sono diminuiti, a parità di potere d’acquisto, di 5000 euro. E’ quindi evidente che i consumi languono. Poi è accaduto che gli imprenditori hanno smesso di investire: i profitti accumulati dalle imprese non sono stati reinvestiti nell’economia, generando un aumento della rendita tra il 1990 e il 2013 dell’84%, mentre la quota degli investimenti in rapporto ai profitti è caduta del  47%.

Quindi non siamo in crisi per colpa di una inveterata pigrizia, o perché abbiamo troppi dipendenti pubblici, ma perché con la perdita di potere d’acquisto dei salari i consumi sprofondano, lo Stato dopo Mastricht e il Fiscal Compact non può fare deficit significativi e gli imprenditori hanno smesso di investire. Mi raccomando, Gesù vuole che tu dica la verità. Buon Natale marxista a tutti i lettori di Vvox!