«Ecco perché il Nuovo Arena Stadium conviene a Verona»

Abodi, presidente dell’Istituto Credito Sportivo: «Le opposizioni in realtà contestano la legge sulle strutture sportive. Siamo solo allo studio di fattibilità, ma é firmato da società di livello internazionale»

«Sul nuovo stadio di Verona oggi ci sono uno studio di fattibilità e un primo piano economico-finanziario. Adesso però inizia la partita vera. C’è un lavoro importante da portare avanti». Parola di Andrea Abodi, presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo, coinvolto dai club Hellas e Chievo Verona, dal proponente privato Cèsar Octavio Esparza Portillo, e dal Comune guidato dal sindaco Federico Sboarina nell’iter per demolire il vecchio Bentegodi e costruire una nuova struttura, il Nuovo Arena Stadium. «Il merito del proponente è quello di aver attivato la procedura e presentato un piano di fattibilità, adesso bisogna passare dallo scheletro dell’edificio alla sua costruzione. Dopo l’interesse pubblico votato in consiglio ci dovrà essere la presentazione del progetto definitivo, che porterà alla conferenza dei servizi decisiva e poi alla gara. Il prossimo passaggio sarà l’aumento di capitale (si parla di 3 milioni di euro, ndr) entro la fine di gennaio della società Nuova Arena srl che si è costituita a Verona, con stabile rappresentanza in Italia quindi, per iniziare a lavorare sul progetto».

«Due colossi per lo studio di fattibilità»

A Verona le critiche non mancano, anche da parte di esponenti del mondo sportivo (qui un nostro servizio). Mentre per le opposizioni a Verona l’operazione manca di chiarezza e trasparenza. Abodi difende quanto fatto fin qui:«Ho partecipato alla commissione a Verona, ho parlato con le minoranze. Quanto contestano non è dipendente dal proponente, ma dalle legge sulle infrastrutture sportive. Il piano di fattibilità è depositato in Comune e adesso si dovrà aprire il confronto con la città, perchè il progetto deve nascere dalla conoscenza e dal consenso. Lo studio di fattibilità però è firmato da due società internazionali di primo livello: Legends (società controllata dai New York Yankees e dai Dallas Cowboys, con cui sta lavorando anche la Roma per lo stadio di proprietà, ndr) e Populous (studio di architettura e design internazionale che ha progettato tra gli altri il nuovo Tottenham Hotspurs Stadium, lo Stadio di Wembley ed il Super Bowl, ndr). Due colossi che stanno gestendo e hanno progettato decine e decine di stadi e palazzi dello sport nel mondo. Io li ho incontrati, sono interessati ad andare avanti e ad investire. Considerando affidabilità e reputazione, numeri e presenza sul mercato mondiale, una garanzia importante».

Investitori e pool di banche

Abodi spiega in che modo è prevista la copertura dell’operazione, dal costo di 120 milioni di euro: «Una parte, 35/40 milioni di euro, con investitori da definire, che saranno nazionali e internazionali, stiamo lavorando anche su questo. La differenza, 80/85 milioni, dovrà essere finanziata da un pool di banche. Noi ci siamo resi disponibili ad essere la banca leader del pool di istituti di credito italiani e internazionale. Da quello che abbiamo visto il piano economico-finanziario ha una sua sostenibilità che non riguarda solo lo stadio ma anche la parte commerciale. Compattando lo stadio, togliendo la pista di atletica, si recupera spazio e l’area circostante avrà più respiro. Ci sono benefici per la città: un parco pubblico, una compensazione ambientale importante. Ma si vedrà ancora meglio con il progetto definito». Ma Verona potrà richiamare investitori internazionali? «Sì, si sta lavorando così anche a Bologna, Genova, Firenze, Cagliari, Empoli. Non dobbiamo sottovalutare Verona per l’attrattività turistica e culturale. Io guarderei il progetto con lo stesso spirito positivo che ha portato in tutti i paesi d’Europa ad affrontare il tema della riqualificazione di strutture sportive di alto livello».

Il ruolo del Credito Sportivo

Sul coinvolgimento del Credito Sportivo Abodi chiarisce che «con Verona stiamo parlando di stadio da tempo, da quando c’erano Tosi sindaco e Martinelli (scomparso nel 2013, ndr) presidente dell’Hellas. Io ero presidente di Lega in B e avevo costituito una società di scopo per le infrastrutture sportive. Perchè il Bentegodi, come tutti gli stadi che hanno una certa età, aveva bisogno di modernizzarsi, oggi ancora di più. Sul percorso attuale quindi stiamo stati tirati in ballo dai club, Hellas e Chievo, entrambi nostri clienti per gli investimenti fatti il primo sul centro di allenamento e l’antistadio, il secondo per il centro sportivo Bottagisio. Sollecitati poi dal proponente, per svolgere una funzione di garanzia oltre che di banca, e quindi da consiglieri, sindaco. L’operazione non avrà oneri per le società, che avranno maggiori ricavi, e nemmeno per il Comune». Previsto un diritto di superficie per 40 anni: «per il rientro dell’investimento e il sostegno della gestione. Nessun canone per le due società, che si impegnano a giocare nel nuovo stadio mettendo a disposizione delle opportunità commerciali come forma di remunerazione per gli investitori».

«Il Chievo chiede spiegazioni e garanzie»

Solo l’Hellas Verona ha però firmato l’impegno per giocare nel nuovo stadio: «Il Chievo ha bisogno di capire, è giusto che il presidente Campedelli abbia le dovute spiegazioni e garanzie di un progetto serio, sostenibile, affidabile senza la preoccupazione di avere un interlocutore dall’altra parte dell’oceano. Credo che la nostra funzione vada anche in questa direzione». Il progetto prevede che i due club continuino a giocare al Bentegodi anche durante i lavori: «Sì, è fattibile, è successo anche a Udine, ci sono tecniche costruttive che lo consentono. Ma anche questo sarà oggetto di valutazione. Per ora è un orientamento, dovrà essere confermato dal progetto preliminare e definitivo e dalle valutazioni sui temi sicurezza e viabilità, su infrastrutture e impatto».

(ph Imagoeconomica)