«Pedemontana, voragine minaccia le case: sarà un nuovo Vietnam»

Follesa, portavoce del Covepa: «Abbiamo presentato un esposto anche al fine di un eventuale sequestro»

«Sarà un nuovo Vietnam per la SPV, una Vallugana bis, ancora più devastante perché una nuova voragine sta minacciando le case e le famiglie della contrada». Massimo Follesa, portavoce del Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa per l’ovest vicentino annuncia di aver consegnato un esposto ai carabinieri forestali della Valle dell’Agno. «Dopo il crollo del 2017 della galleria Malo-Castelgomberto della Pedemontana Veneta al torrente Poscola del 2017, stiamo assistendo dal novembre 2019 al crollo in località Cracchi nello stesso tunnel. Nell’esposto è stato segnalato quanto è emerso durante il sopralluogo nelle vicinanze del cantiere della Superstrada pedemontana veneta sito nel Comune di Cornedo in località Cracchi. Ho verificato che la situazione della frana sta decisamente peggiorando, il crollo è aumentato e sotto gli occhi dei presenti continua a precipitare terra e acqua nel tunnel sottostante come testimonia il video che abbiamo montato».

«Ad oltre un mese dalla segnalazione del 17 novembre 2019, sono stati ripresi una serie di brevi smottamenti dai quali si intuisce che la voragine profonda oltre quindici metri, larga all’incirca 40×40 metri è in costante ampliamento e che insiste sopra il tracciato delle gallerie interrate lì previste dal progetto. L’ampliarsi della voragine può costituire un serio rischio o pericolo nei confronti delle maestranze, della popolazione e dell’ambiente. Rispetto al crollo del settembre del 2017, adesso siamo nei pressi di uno stabile a tre piani e a poche centinaia di metri dalla contrada Cracchi densamente popolata». Il CoVePA ha quindi chiesto di procedere con le valutazioni del caso interessando le autorità competenti anche al fine di un eventuale sequestro del sedime. E’ stato interessato anche il sindaco del Comune di Cornedo Francesco Lanaro con una comunicazione via PEC, affinché «proceda urgentemente con le valutazioni del caso e con i provvedimenti del caso per dare il via a una eventuale ordinanza di blocco del cantiere in forza delle potestà di legge garantite alla amministrazione comunale e al sindaco. In caso di inerzia da parte dell’amministrazione comunale, qualora si verificassero sinistri o altri eventi infausti, i destinatari della comunicazione, che in tal senso costituisce atto formale di diffida, saranno ritenuti responsabili sul piano civile e penale».

All’arma dei Carabinieri è stato chiesto di «agire per tutti quei reati (sia perseguibili d’ufficio sia perseguibili a querela di parte) che si dovessero ravvisare. La conclusione più grave che ci ha spinti in questa azione è che sono coinvolti gli stessi indagati del precedente sequestro di questo anno. Non si comprende come mai si stia stendendo un velo sopra questa vicenda», ha continuato Follesa, ricordando che «ormai sono 4 anni senza alcun rinvio a giudizio per la morte dell’operaio La Ganga e che risulta incomprensibile come mai Zaia continui con una cortina fumogena indecente sulla Pedemontana Veneta. Non capiamo perché continui celebrare un cantiere che produce disastri e minaccia i beni di chi poi dovrebbe pure votarlo, sembra paradossale che non faccia cacciare una squadra di tecnici indagati, anzi pare voglia proprio tenerseli per i prossimi 40 anni. Sono proprio quelli che dovrebbero gestire la manutenzione di un’opera che non riescono a costruire senza continui crolli e mancanze. Tutto questo è una tara insuperabile capace di compromettere le manutenzioni future e i loro costi per tutta l’opera ma questo potrebbe essere il vero affare nascosto, una specie di MOSE di terra ferma capace di fare schizzare i costi di manutenzione a quei livelli da capogiro, così vicini ai 100 milioni di euro all’anno, il doppio del contratto che Zaia ha firmato poco più di 2 anni fa e che comunque ricadono sulla testa del garante pubblico: la Regione Veneto».