Contro Zaia dal cappello di Calenda esce l’imprenditore Baban

Settimane di passioni tristi per il centrosinistra veneto, già diviso sul candidato governatore. L’ex ministro pensa a lanciare uno dei suoi

Mentre il centrosinistra veneto si contorce su come perdere il meglio possibile contro il vincitore annunciato Luca Zaia, c’é una sua piccola componente, Azione di Carlo Calenda, che per sbrogliare la matassa sul candidato governatore punta a entrare nel toto-nomi calando un asso dal nome indubbiamente pesante: Alberto Baban. Ex proprietario della Tapi (tappi sintetici) e oggi presidente di VeNetWork (società che riunisce decine di industriali), Baban è stato per due mandati alla presidenza della Piccola Industria di Confindustria nazionale (2013-2017), dopo esserlo stato di quella veneta. Quest’anno ha ceduto il circuito di credito Venetex a Sardex, ed é stato nominato a capo del comitato scientifico A&T (Automation & Testing), la fiera Internazionale dedicata a Industria 4.0. Siede nel consiglio direttivo di Unicef Italia, assieme fra gli altri a Bruno Cucinelli e Valter Veltroni.

Calenda starebbe pensando all’imprenditore padovano come figura della società civile lato impresa da contrapporre al vicesindaco di Padova,  Arturo Lorenzoni, proveniente anch’egli dalla società civile ma dal milieu dei professori universitari di sinistra ambientalista. Lorenzoni, ormai ufficialmente autocandidato con il sostegno dei partitini di sinistra e dei soli padovani del Pd, é l’unico già in campo, e sotto la mascheratura “civica” mira a rappresentarsi come l’uomo adatto per unire l’intero arco del centrosinistra, gradibile magari anche ai grillini.

Nel Partito Democratico, a parte i patavini guidati di fatto dal sindaco-ombra del capoluogo, Massimo Bettin, la candidatura Lorenzoni ha raccolto freddezza se non ostilità. Essendo data per certa la sconfitta per la straripante forza di Zaia e della Lega, sono due i filoni di pensiero che si contrappongono nella discussione interna ai Dem veneti: c’é chi ritiene che, perso per perso, tanto vale presentare una personalità propria, di partito, che sappia poi gestire gli anni di opposizione forte di un’esperienza già maturata negli anni (l’identikit porta al consigliere regionale uscente Stefano Fracasso, per capirci); e c’é chi invece é dell’idea che si debba tentare comunque una soluzione più innovativa, magari d’azzardo ma che dia almeno l’impressione di provarci, e qui si registra la proposta, che puzza molto di parto della diabolica mente di Achille Variati, fatta ieri sul Corveneto dal parlamentare veronese Gian Pietro Dal Moro di lanciare qualche giovane, come ad esempio il vicentino Possamai (già in possibile corsa come consigliere regionale, ma da aspirante governatore avrebbe il problema di essere oggetto di cronache da giornali, quelli Gedi del triangolo Padova-Venezia-Treviso, diretti dal padre Paolo).

C’è anche chi, come il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il veneziano Andrea Martella, che senza pronunciarne esplicitamente il nome sembra approvare la carta Lorenzoni, sostenendo che la coalizione di centrosinistra debba essere più larga possibile guardando a gretinismo e Sardine, il che tradotto significa benedire chi ha le caratteristiche teoricamente “ecumeniche” (non avere la tessera di nessun partito, ammantarsi di civismo, professare sensibilità ecologica, antifascista strizzando l’occhio agli ambienti cattolici e clericali) per piacere a tutti. M5S incluso. E costui é, al momento, soltanto Lorenzoni.

I calendiani invece ragionano in tutt’altra maniera. A loro, che certamente non possono ambire ad un ruolo di peso nella futura alleanza elettorale per il loro esilissimo peso specifico, interessa più che altro proporsi come attori sulla scena, e provano a lanciare sul piatto un nome loro. Baban infatti ha aderito ad Azione, e il suo profilo permetterebbe di soddisfare quell’aspirazione, sempre frustrata nel centrosinistra da queste parti, di convincere i veneti che la way of life del padroncino, tutto pragmatismo e mercati, efficienza e modernità, non alberga solo nel centrodestra. Una candidatura, insomma, completamente differente dalla logica lorenzoniana di recuperare delusi e astenuti di sinistra, per virare al contrario, e decisamente, sul centro e sulla destra. Operazione ardimentosa, se si pensa che già Zaia “corregge” la rudezza sovranista di Salvini con una identità tutta sua, che coniuga buonsenso e presenzialismo alle sagre con l’orgoglio autonomista. Neppure un Baban, ammesso e assolutamente non concesso sia l’homo novus del centrosinistra, avrebbe molte chances di battere lo Zaia pigliatutto.

(ph: Imagoeconomica)