«Se Dio non si fa trovare, si è defilato apposta. Perché ha fede in noi»

Zygulski, giovane teologo (“Il battesimo di Gesù”): «la vera fede oggi è forse nel silenzio»

Il Natale, già. La Nascita di Gesù di Nazareth. E dopo la nascita, in genere viene il battesimo. Quello di Gesù dà il titolo al libro del giovane teologo Piotr Zygulski (“Il battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei vangeli”, Edizioni Dehoniane, Bologna, 2019), un’opera che, come si legge nella postfazione del biblista Gérard Rossé, «vuole aiutare il lettore a distinguere tra storia e fede, tra fatto e testo, a cogliere l’intenzione propria dell’evangelista, a capire principalmente che razionalità e fede non solo non si oppongono, ma hanno bisogno l’una dell’altra». Un temone, come si vede, che non ha spaventato Zygulski. Classe 1993, genovese figlio di padre polacco e madre sardo-ligure, una laurea in economia, la sua storia di studioso la riassume così: «Ho proseguito gli studi all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano, in Toscana, una comunità di vita e di studio interdisciplinare e interculturale fondata nel 2007 Movimento dei Focolari, conseguendo congiuntamente la laurea magistrale in filosofia all’Università di Perugia. Ora sono dottorando sempre a Sophia per un progetto di ricerca interreligioso seguito da Piero Coda, già presidente dell’Associazione Teologica Italiana, e da Mohammad ‘Ali Shomali, già imam musulmano sciita di Londra, e attualmente direttore del Risalat International Institute di Qom, in Iran».

L’importanza di Giovanni Battista

Fatte le presentazioni, passiamo al libro, davvero molto interessante: «Nasce da una conferenza che tenni in una parrocchia romagnola a inizio 2016, quando mi chiesero di spiegare in modo accessibile a tutti l’approccio storico-critico ai vangeli». Scritto in uno stile divulgativo («fraterno e quasi anti-accademico», lo definisce l’autore) e già in ristampa dopo essere uscito nel luglio scorso, il volumetto prende come caso di studio un momento della vita di Gesù forse un po’ “sottostimato”, rispetto alla Natività o alla Resurrezione: «Non tutti gli evangelisti parlano esplicitamente della Natività di Gesù – spiega – mentre unanimemente si riferiscono al suo battesimo. Il battesimo “cristiano” affonda le radici nella prassi battesimale del Battista e probabilmente anche dello stesso Gesù, risignificata a partire dagli eventi pasquali; essi sono stati letti proprio come un battesimo, vale a dire un’immersione nell’estrema lontananza da Dio per poi lasciarsi emergere con fiducia a vita nuova». Il Battista, insomma, andrebbe perlomeno riscoperto: «Come dice John Paul Meier, “non comprendere il Battista significa non comprendere Gesù”. La fede cristiana è necessariamente incarnata nella storia e quindi non può fare a meno di un solido terreno storico, scientifico, che il teologo è chiamato a penetrare con i propri metodi e linguaggi, ma sul quale si possono incontrare anche tutti coloro che si dicono “non credenti”».

Scientificità

Attraverso l’evento del battesimo, Zygulski indaga sulla storicità dei vangeli e dell’esistenza del Nazareno, tutt’altro che secondaria in una prospettiva di fede: «È la durezza della realtà che il cristiano non può ignorare, perché è la precondizione anche per una relazione concreta, viva, che possa toccarci nel profondo dei nostri corpi e non in modo “etereo”, superficiale, sentimentalistico. Il suo essere un uomo ebreo del I secolo, con tutto ciò che implica anche nel suo agire culturalmente e tradizionalmente situato, invita a non viaggiare sulle nuvole, a non fantasticare, a non fuggire da questo mondo con tutti i suoi problemi, assunti da Gesù stesso». L’atto battesimale, continua lo scrittore, «è significativo anche perché in esso convergono molti criteri e indizi di storicità: la molteplicità di fonti indipendenti che lo attestano, la peculiarità del battesimo di Giovanni Battista pur nella plausibilità del contesto giudaico dell’epoca, l’imbarazzo che suscita quella scena.  Cioè è altamente probabile – la storia è una ricostruzione probabilistica, in quanto scienza – che sia avvenuto nella vicenda storica di Gesù prima della sua Pasqua. Essa ha sconvolto il modo di vedere e di pensare dei discepoli e degli evangelisti che nei vangeli volevano testimoniare la credibilità della fede cristiana».

Peccato originale? Espressione fuorviante

Bagnarsi per battezzarsi evoca l’atto di lavarsi dal peccato originale. «Il “perdono dei peccati” suggellato dal battesimo officiato dal Battista», ricorda, «non si riferiva però al peccato originale, ma alle violazioni sistematiche della Torah che comportavano di fatto l’esclusione dal Popolo di Dio. L’espressione “peccato originale”, elaborazione successiva di Sant’Agostino, è un po’ infelice e oggi può essere fuorviante, oltre a creare difficoltà di comprensione con gli ebrei, con i musulmani e con i cristiani ortodossi che prediligono una lettura teologica più focalizzata sulla divinizzazione dell’uomo anziché sui suoi “sensi di colpa”. Alcuni teologi sempre più sottolineano di converso l’importanza dell’“originaria innocenza” – della “benedizione originale” – quella sì esplicitamente presente nel libro del Genesi e nel battesimo di Gesù: nel momento in cui viene chiamato “figlio prediletto” sperimenta tutto l’amore, tutta la vicinanza del Padre, tutta la forza che gli permette di agire umanamente nell’amore, a partire dalla sua limitatezza e fragilità». Di qui ci si può ricollegare al Natale: «Meditando su quest’ultimo, la salvezza si è fatta piccola, tenera, abbracciabile: cullando quella tenerezza, l’uomo apprende di essere cullato dall’amore di Dio stesso».

“Vaporizzazione”

Si vola altissimo. «Eppure è un’altezza che si sperimenta sulla nostra terra. Nel suo Natale, Gesù scende a condividere con i più lontani la propria dignità divina di amore che tutti e tutto avvicina. Non si tratta di una notte astronomica allietata da coreografici angioletti e pastorelli: è una luce che rischiara persino il nulla contemporaneo, persino il peccato e l’ateismo, persino la povertà più infernale, a partire dalla quale urla ed esige la liberazione». Mentre la festività natalizia è accusata di essere di fatto un festival dell’ipocrisia consumistica o delle strumentalizzazioni politiche (presepe nelle scuole). Dov’è, alla fine, l’autenticità della fede cristiana? Zygulski propone un’analisi complessa e affascinante: «Anziché brontolare sterilmente a proposito dei questa ipocrisia di massa– ma quando mai si ebbe un’epoca priva di inautenticità? – sarebbe meglio estendere l’analisi alle caratteristiche dell’attuale fase che sta vivendo il mondo cosiddetto occidentale, e anche la nostra Italia. La liquefazione – papa Francesco parla anche di “vaporizzazione” – non risparmia nulla e riassembla il materiale simbolico del passato mercificato, ostentato, privato del valoriale originario unificante e universale, in contrapposizioni spettacolari e sterili polarizzazioni di parte – alle quali non di rado prendono purtroppo parte anche i pastori della Chiesa, prestandosi al gioco mediatico – che impediscono di cogliere il quadro complessivo». Insistiamo: dove si trova la fede autentica? «Non ho la risposta, però di fronte a un’epoca caotica e frenetica penso che accogliere quel silenzio che ci accoglie – come quello di Maria nella gioia del Natale – possa almeno in parte sottrarci alla vanità del chiacchiericcio odierno e agli utilizzi strumentali, utilitaristici e alienanti».

Presenza anche nel vuoto

Il “silenzio” non è «quello omertoso, né un fuggire dal mondo, né un suo scimmiottamento in una realtà parallela trattenuta sotto una campana di vetro, anzi: scopriamo che quel nulla, quella notte oscura, quel vuoto di senso che caratterizza la contemporaneità è proprio l’abisso della lontananza assoluta che Gesù – già nella notte di Natale – ha scelto di abitare, per raggiungerci dove siamo, per essere umanamente Dio-con-Noi. In quel silenzio troviamo ciò che è donato all’uomo, nello Spirito dell’amore, che è quello che la mondanità non potrà mai offrire: la Parola e la Comunione, o in altre parole l’Incarnazione e la Trinità, cardini della fede cristiana». Il deserto è cresciuto a dismisura, però. E chi alberga deserti sembra aver vinto, in Occidente. «La fede è fidarci che nessun vuoto, per quanto in apparenza desolante, sarà assolutamente privo della Presenza divina, perché perlomeno possiamo scaldarlo con il fuoco che il credente sa di aver ricevuto in ultima istanza gratuitamente da Lui, nella Sua fiducia che manteniamo accesa, calorosa e bruciante tra noi. Quando non riusciamo a trovare Dio, lo sguardo di fede ci suggerisce che Lui si è volontariamente defilato perché si fida della nostra possibilità di fidarci, di amarci e di liberarci. Così a nessuno è negata la possibilità di coinvolgersi nel medesimo dono discreto, illimitato e incondizionato di Dio, che siamo chiamati a incarnare quotidianamente. Questa è la buona notizia: è l’evangelo del Natale, e del resto pure del battesimo di Gesù».