Il valore del Natale per i non cristiani: salvare l’umanità. Da se stessa

Per recuperare la sacralità di questo giorno occorre riflettere sui concetti di morte e rinascita. Altrimenti è solo un’orgia di consumi

“Ritorna” (ciclicamente, eternamente: ma ne riparleremo più avanti) il Natale, e tornano i suoi “riti”. Quasi nulla di religioso  (di “Sacro”) è rimasto nei riti natalizi che celebriamo oggi. Poco più di un mese fa, abbiamo sentito le solite misere accuse contro Halloween: festa “pagana” e “americana” (somma stupidaggine!) ma soprattutto festa commerciale, occasione, secondo i suoi detrattori, di acquisti sconsiderati, di spese sciocche, di ottusi festeggiamenti. Halloween? E il nostro Natale? L’orgia dei consumi comincia col Black Friday, questa sì immonda baracconata americana, inaugurata nel 1858 da Macy’s, grande catena di distribuzione statunitense, e ingranditasi nei decenni, fino a diventare la follia che è oggi; fino a travalicare l’oceano e a sbarcare in Europa, sempre avida di nuovi miti made in USA e dispostissima a farli suoi man mano che rinuncia alle proprie tradizioni: più passa il tempo e più quella al déracinement diventa una vocazione, un cupio dissolvi che cancella la propria anima primigenia per prostituirsi ai miti “falsi e bugiardi” della modernità.

Poi tocca al Natale, appunto, e qui l’orgia diventa delirio. Ogni luogo, ogni situazione diventa occasione di “festa del denaro”, di regali senza senso e senza scopo, che nessuno davvero vorrebbe fare e che nessuno davvero vorrebbe ricevere. Non il Dio che rinasce, viene festeggiato in questi giorni, bensì Mammona, che in questi giorni siede tronfia sui suoi altari elevati ovunque, e ride, e irride alla povera ed insipiente Umanità che la festeggia. Il Vangelo di Marco dice: «Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare coloro che vendevano e compravano nel tempio; rovesciò le tavole dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombi; e non permetteva a nessuno di portare oggetti attraverso il tempio». E insegnava, dicendo loro: «Non è scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti”? Ma voi ne avete fatto un covo di ladroni». E sarà banale chiederselo, ma cosa farebbe oggi, se tornasse e vedesse questo vergognoso mercimonio, ove sentimenti e valori vengono scambiati con scatole colorate, e desolantemente vuote?

Gesù, appunto. Nasce in questi giorni, racconta la mitologia cristiana. Ma è così? E soprattutto: solo lui, nasce a “Natale”? Innumerevoli sono gli Dei che nascono in questo periodo dell’anno, in concomitanza col Solstizio d’Inverno: Dioniso, Horus, Mithra, Attis, Tammuz, Marduk, Thor e tanti altri. Molti di loro muoiono e ‘risorgono’, molti di loro sono nati da una Vergine. Sembrerebbe dunque che il Natale cristiano fosse l’ennesima appropriazione che il Cristianesimo ha fatto della cultura Pagana, i cui elementi fondamentali, quando non è riuscito a distruggerli, ha fatto propri.

In parte (lo sappiamo) è così. Tuttavia, proprio questo “affollamento” di divinità in questa fase cosmica, ci riporta al Sacro, e ci conduce a riflettere. Nulla come il “Natale” di un Dio ci rivela il nostro inesausto, spasmodico e sempre inappagato bisogno di “salvezza”. Sì: questo esprime il Natale cristiano, come tutti gli altri Natali di tutti gli altri Dei: il bisogno di essere salvati, di salvarci. Il bisogno di palingenesi. Del resto altro non sono sempre state tutte le religioni (tutte, a partire dall’Animismo, forse la più alta forma di religiosità mai espressa dall’Uomo) che questo: l’espressione del nostro disperato bisogno di salvezza. E non dal “peccato”, non da un imprecisato peccato, magari addirittura “originale”. Agli Dei – finché ci abbiamo creduto, s’intende, e se qualcuno ancora crede davvero in qualche Dio – abbiamo chiesto la salvezza da noi stessi.

Salvezza da noi stessi. Dal nostro egoismo, dalla nostra povertà di spirito, dalla nostra malvagità, dai “peccati” che ad ogni istante commettiamo contro di noi e contro il nostro prossimo, dalla morte dello Spirito, che abbiamo tollerato e favorito nell’anima nostra. Salvezza dall’Uomo. Può l’Uomo salvare se stesso? Questa è la Scommessa; questi sono il Sogno e il desiderio che da millenni e le Religioni propongono e cercano di praticare. Come dicono Eraldo Baldini e Giuseppe Belloni, il Natale celebra “il mito di morte-rinascita, di fine-ricominciamento”, di “rigenerazione”. Ma per “rinascere”, per “rigenerarsi”, bisogna prima “morire”, e questo l’hanno saputo, ancora per millenni, le culture contadine, che nei riti manistici di questi giorni celebravano i Morti che “ritornano”, celebravano lo ”eterno ritorno”. Prima che la Modernità insegnasse loro, e a noi tutti, che non c’è prima e non c’è dopo, che l’unico Valore è il tutto e subito, che bisogna bruciare e ardere un solo istante, hic et nunc, e il resto sono favole.

Può dunque l’Uomo salvare se stesso? Può “morire” e “rinascere”? Può dar morte alla morte dell’Anima e far sì che essa si rigeneri, rinasca, ritorni al senso dell’Unità? Questo, forse, è il dono che possiamo chiedere allo Spirito del Natale: di salvarci e rigenerarci. Siamo pericolosamente, tragicamente in bilico sull’orlo dell’abisso, spirituale ed anche materiale. Saranno un Dio o saremo noi stessi, a darci salvezza? Impossibile dirlo: ma di questo, solo di questo, abbiamo bisogno: a Natale e in ogni giorno della nostra vita.

(Ph. Carole Raddato – Wikipedia)