Il Cittadella inguaia il Venezia e il Benevento il Chievo

I neroverdi ora sono in zona retrocessione e i veronesi escono dalla zona playoff

Il Venezia affonda. E, purtroppo, non è solo scontata ironia l’accostare la Serenissima del Mose alla squadra cittadina. Che sta proprio colando a picco, tanto da essere sprofondata in dieci giornate dal 9° al terzultimo posto, alla retrocessione diretta insomma. All’inizio è stato un bradisismo, più che altro per mancanza di continuità, e nessuno parlava di crisi. L’ultimo mese, dopo la sosta di metà novembre, invece è stato una frana, un calvario: tre sconfitte e tre pareggi. Uno sprofondo che si rispecchia nei numeri dello score, che dichiarano in questa fase 9 gol incassati e la miseria di 4 messi a segno. E, in tre partite su sei, la squadra allenata da Alessio Dionisi non ha fatto un gol. Questa stitichezza offensiva è una delle cause del tracollo. Anche se il Venezia non è fra le squadre peggiori del girone in zona gol, il bilancio è in deficit a causa dei pochi centri realizzati dagli attaccanti, che sono appena 5 (3 Bocalon, uno a testa Zigoni e Montalto). Magro bottino compensato solo in parte dalle 8 reti messe insieme dai due centrocampisti Aramu e Capello (4 ciascuno), che peraltro sono gli unici due marcatori del reparto. L’ultimo gol firmato da una punta risale addirittura al 2 novembre, il pareggio di Zigoni all’87’ ad Ascoli. Poi è stato il trequartista Aramu a tener su la baracca improvvisandosi goleador.

La sconfitta interna (2-1) nel derby infrasettimanale contro il Cittadella ha evidenziato proprio questa lacuna dell’organico neroverde. Il confronto fra la prima linea padovana e quella veneziana ha dimostrato che, nella seconda, non ci sono attaccanti come Diaw (che con il gol segnato al Penzo arriva a quota 9) e che tutte le soluzioni provate finora da Dionisi non hanno ancora dato un assetto offensivo definitivo. Non se ne può fare una colpa al tecnico se gli uomini che gli ha messo a disposizione il presidente Tacopina sono questi. Dionisi ha puntato sul gioco e ci è riuscito. Almeno fino a un mese fa, il suo Venezia è stato una squadra bella, soprattutto in trasferta (paradossalmente tuttora è una delle migliori come rendimento esterno). Poi ha cominciato a mettere in mostra i propri limiti e ha perso sicurezza e entusiasmo. I due gol che ha segnato in soli 10’ il Citta nella fase centrale del primo tempo sono stati propiziati da errori del Venezia, ma sono stati errori individuali.

Per la squadra di Roberto Venturato giocare bene come ha fatto al Penzo sembra addirittura naturale e quindi da grande squadra. Qual’è anche quest’anno, visto che alloggia ormai stabilmente nei quartieri alti. Il Cittadella è un miracolo nel calcio italiano, perché è una piccola società di provincia che punta alla Serie A senza investimenti faraonici ma con le scelte giuste in campo, in panchina e in poltrona. C’è un direttore generale, Stefano Marchetti, che associa anche le funzioni di ds, che è il più bravo quanto meno della B. Ha il budget più povero della categoria ma riesce sempre a mettere su organici da vertice. C’è un allenatore, Roberto Venturato, che è l’opposto di Mourinho da quant’è schivo e sottotraccia, ma sa valorizzare i suoi ragazzi e farli rendere al loro meglio. Ci sono tre giocatori che sono emblematici dello stile del loro tecnico: il portiere Paleari, che è il migliore della B; il regista Iori, che, alla faccia dei suoi 37 anni, è l’uomo-squadra; e il bomber Diaw, che sta disputando il suo finora miglior campionato e che è già a livello Serie A per qualità tecniche e versatilità. La vittoria a Venezia è stata meritata grazie a un primo tempo dominante, come spesso detta il copione in questo campionato del Citta, e stavolta la ripresa (che invece è un po’ il suo punto debole) non è stata sofferta come in altre anche recenti occasioni.

Il Chievo perde (2-1) al Bentegodi contro la capolista Benevento. Ed esce dalla zona play off anche se il perimetro di questa è piuttosto labile e incerto perché lì la classifica è proprio corta: 7 squadre ingolfate fra il 3° e il 9° posto ma nell’arco di appena 3 punti e che, allargandolo a 4, diventano addirittura 9 (compreso il Chievo).

Con il mostruoso Benevento non si vince ma la squadra allenata da Michele Marcolini esce dal confronto con la prima della classe a fronte alta. Ha fatto soffrire com’è successo finora poche volte Pippo Inzaghi e il suo formidabile team. Certo, magra consolazione visto che i tre punti se ne sono andati in Campania e almeno uno poteva legittimamente restare in riva all’Adige. Alla vigilia dell’ultima giornata del girone di Andata forse ci si poteva aspettare qualcosa di più da una squadra appena retrocessa dalla Serie A e le risultanze fino alla 11a giornata magari qualche illusione di una stagione di pronto e facile riscatto le aveva create. Poi il Chievo ha cominciato a smarrire la continuità che gli aveva assicurato l’accesso al podio a conclusione della serie positiva e, nelle ultime giornate, ha messo insieme molto meno. La incredibile sconfitta in casa contro la Juve Stabia ha annunciato il successivo appannamento, che certo può essere spiegato con i tanti infortuni che hanno martirizzato finora i gialloblu ma anche con qualche carenza nella rosa. Come nel caso del Venezia e di Dionisi, non si possono caricare troppe responsabilità sulle spalle di Marcolini, fa quello che può con gli uomini che ha a disposizione. A suo merito va ascritta invece sia la valorizzazione del giovane talento Vignato (suo il gol che apre il risultato con il Benevento) che la gestione del turn over in funzione degli infortuni. E siccome c’è ancora più di mezzo campionato davanti, il recupero dei giocatori in stand by e magari un aiutino sul mercato da parte del ds Pellissier potrebbero far tornare il sereno.

Vai alla PAGINA SPORTIVA

(Ph As Cittadella facebook)