Ortopedico: ‘Artisti come Madonna spesso rimandano troppo cure’

Roma, 27 dic. (Adnkronos Salute) – “C’è una problematica di fondo che riguarda gli artisti di fama mondiale come Madonna, e cioè che spesso non si curano se non quando arrivano alla fine della loro carriera, oppure tralasciano le terapie finché la problematica non è insopportabile. Io ho curato il maestro Pavarotti per un problema al ginocchio, che si era lesionato durante ‘I Pagliacci’ a Milano: mi ricordo che nella sua agenda ci sarebbe stata disponibilità per un intervento a due anni, non prima”. A parlare con l’Adnkronos Salute del caso della ‘Material girl’, che su Instagram ha annunciato lo stop al suo tour per un “dolore insopportabile” alle gambe, è Francesco Bove, primario Ortopedico all’Ini di Grottaferrata (Roma).
“Sembra che Madonna abbia peraltro subito un infortunio nei mesi scorsi, e che soffra di una degenerazione delle guarnizioni che proteggono i menischi del ginocchio. Chi corre, salta, balla per ore su un palco è più esposto a questo tipo di problematica, come ha dimostrato anche un recente studio di radiologi canadesi, il quale ha incluso nei fattori di rischio anche il jogging e il tapis-roulant. Quando poi c’è una patologia di mezzo, come l’artrosi, aggravata dallo stress e dal calo della forza muscolare tipico dell’età che avanza, la situazione può degenerare”.
“Diciamo che questi sintomi – segnala Bove – potrebbero essere degli importanti campanelli d’allarme per la cantante, che fa dei concerti davvero molto movimentati, che richiedono una intensa preparazione. Ma basta poco per far precipitare la situazione”.
Insomma, per la diva di ‘Like a virgin’ si potrebbe trattare di “un trauma distortivo nella migliore delle ipotesi, di artrosi nella peggiore. Riposo e iniezioni di acido ialuronico ad alta intensità, un forte lubrificante, e/o di cortisone potranno consentirle di recuperare. Ma se c’è un impedimento meccanico come la lesione di un menisco o una patologia come l’artrosi, la situazione si potrebbe fare più complicata”, conclude l’ortopedico.

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