Fate gli auguri, sì. Ma solo a chi se lo merita

Il 2019 sta ormai chiudendo i battenti. Vediamo chi e perchè è degno di ricevere l’auspicio di un buon anno nuovo…

Il 2019 finisce: auguri di un buon 2020. Un Buon Anno Nuovo a tutti coloro che tengono ancora in piedi questo paese. Nonostante tutto.

Tanta gioia e abbondanza alle sagge minoranze di questa Italia, che generosamente consentono anche alle sciocche maggioranze di sopravvivere. Ma solo a quelle.

Auguri a quanti «tirano e tacciono», non perché siano dei muli, ma perché l’esempio vale più di tutte le parole del mondo.

Auguri poi a chi lavora. A chi fa il proprio dovere senza mettere i piedi in testa agli altri. E auguri a chi non può lavorare, ma non ha perso la speranza di farlo.

Auguri a chi non ruba, non froda e non si fa solo i suoi sporchi affari, anche quando la legge lo consente.

Auguri a chi si cura i propri figli, la propria moglie o il proprio marito, senza strillarlo ogni giorno su Facebook o su Instagram, senza raccontarcelo alla televisione, senza pretendere premi.

Auguri ai bambini, rari come i panda, che non imitino i genitori e agli anziani che non perdano quel poco di diverso che gli è rimasto.

Auguri a chi è in galera e a chi soffre ingiustamente. La pace non è di questo mondo, nemmeno la giustizia. Ma loro sono la testimonianza che dobbiamo fare meglio.

Auguri a chi ama la pace, l’ambiente e lo pratica con tutti, non solo con il proprio cane.

Auguri agli imprenditori, che si preoccupano dei propri dipendenti e non delle proprie amanti.

Auguri a banchieri e bancari che conoscono la storia di Zonin, ma non vogliono ripeterla.

Auguri a tutti quanti hanno responsabilità, perché sanno che comandare è un onere, non un onore.

Auguri ai politici e agli amministratori onesti, che sono rari ma esistono.

Auguri ai sacerdoti, ai monaci e alle religiose, perché comunicare Dio non è semplice.

Auguri a chi fatica, perché continui a non invidiare chi ha la vita semplice (ma con le scorciatoie).

Auguri ai pochi professionisti perbene che ci sono rimasti tra magistrati, medici, avvocati, notai, commercialisti, professori, giornalisti: gente che non ha paura di mettere al primo posto la sua professionalità, quella vera, davanti al guadagno, al consenso dei potenti.

Auguri ai musicisti, agli artisti, a tutti coloro che amano il proprio lavoro.

Auguri a tutte le persone modeste, silenziose, normali, che non si stufino di essere ciò che sono, perché sono l’unica nostra ricchezza.

Auguri a chi crede.

Auguri a chi ride anche se dovrebbe piangere.

Auguri a chi ama (nei fatti).

Auguri a chi ha ideali (e non li sbandiera ma li mette in pratica).

Auguri ai truffati in buona fede.

Auguri a chi (ancora e nonostante tutto) risparmia.

Auguri a quelli che non si vedono, ma eccome se ci sono.

Auguri a tutti i sindaci, che sappiano essere modesti e lavorare un po’ più nell’interesse di tutti.

Auguri al presidente del Veneto, Luca Zaia, che Dio gli insinui qualche dubbio, perché non basta prendere (in che modo?) un po’ di voti per essere nel Giusto.

Auguri alle Sardine e a tutti gli altri pesci a due gambe, che non finiscano in padella.

Auguri a tutti noi che già ci siamo, e che anche l’anno prossimo faremo come se nulla fosse.

 

 

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