«Abolirei il discorso dal Quirinale: per Mattarella la democrazia è un optional»

Lo storico e opinionista Gervasoni: «In nome della battaglia all’odio, si odia il nemico politico come mai prima». Il 2020? «Le élites decadenti useranno tutti i mezzi contro le nuove»

L’anno finisce, ma i pensieri comodi, troppo comodi, rassicuranti e che inebriano l’amor di sè anzichè fare i conti con la realtà, quelli no, non finiscono mai. Mentre a sinistra si è persa del tutto la lezione di realismo politico che veniva da Gramsci (che pure era un ideologo di tre cotte), a destra qualcuno che non si lascia irretire dai totem e tabù correnti a destra e sinistra (divini mercati, Europa űber alles, odiare l’odio et similia) c’è, e ne paga il fio rimettendoci anche il posto. Marco Gervasoni, storico all’università del Molise e nel comitato scientifico del centro studi Machiavelli, per un tweet sui migranti magari eccessivo ma come sono eccessive le provocazioni, è stato messo alla porta dalla Luiss qualche tempo fa. Autore di numerosi libri, editorialista, sovranista senza complessi (un suo recente titolo è “La rivoluzione sovranista”, Giubilei Regnani), ogni mattina la sua personalissima rassegna stampa sui suoi social è un fuoco di fila al sapido gusto di parte, condivisibile o meno, ma vivaddio onesto, schietto, pugnace.

Non farsi rinnovare il contratto per la cattedra in un Paese liberale e democratico nel 2019 fa pensare. Che limiti deve avere la libertà d’espressione? Esiste il diritto alla cazzata?
Secondo me sì. Ma in quel tweet riprendevo la foto del serissimo intervento della Meloni con una citazione ironica da Marinetti, perchè io interpreto l’uso dei social in maniera ironica/sarcastica. Ci sono due aspetti da valutare: da un lato bisogna tener conto della teoria della ricezione, ovvero come viene percepito il messaggio, dall’altro ci sono i due pesi e due misure per cui se non sei di sinistra, non puoi provocare. Ed è paradossale, perchè la sinistra, culturalmente individualista e nichilista, poi fa i discorsi sulla responsabilità del professore che dev’essere integerrimo, come un prete. C’è molta ipocrisia. Già Max Weber, che naturalmente non aveva i social, distingueva fra quel che si dice dalla cattedra e quello che si scrive sui giornali. In gioventù Weber simpatizzò per la sinistra liberale, e nella Germania guglielmina del tempo c’era chi sosteneva che se eri di sinistra non potevi insegnare. Cos’è, il modello oggi dovrebbe essere la Germania del Kaiser? E non è una battuta.

Ma quindi libertà di pensiero senza confini o no?
Sono per la linea americana: se io diffamo o scrivo falsità, ci sono il codice penale e civile. Uno scrittore francese, Renaud Camus, un paio di settimane fa è stato chiamato dalla polizia per un tweet di critica sull’immigrazione. Non razzista: di critica. Ormai nei dispositivi legislativi è messa in discussione la libertà di parola. Perchè di più per i social network? Primo, perché colpire i giornali fa più brutto, diciamo. Secondo, perchè un tweet o un post raggiunge più lettori. Dobbiamo aspettarci in futuro una legislazione di tipo cinese o iraniano.

Con l’idea di bandire l’hate speech, l’odio. Molto azzardato, visto che l’odio è un sentimento e come tale insopprimibile.
Sull’hate speech fanno un discorso molto serio i giuristi americani di orientament liberal, di sinistra, che dicono: stiamo attenti a introdurre un elemento di soggettività nel diritto, perché significa arbitrarietà di giudizio. Ma da noi la tradizione della libertà di parola viene dalla concessione del Principe, figuriamoci. Quanto all’odio, chiariamo: l’odio un tempo era riservato a figure nobili, come ci insegnano la letteratura e la storia. Achille uccide un sacco di nemici, ma odia solo Ettore, che è un suo pari. Se si odia chi si disprezza, ci si diminuisce. Oggi la critica viene confusa con l’odio, le categorie amico/nemico son saltate. In guerra non si odia il nemico, ci si odia solo nella guerra civile. Nella Prima Repubblica, quando Togliatti diceva che avrebbe preso a scarpate chiodate De Gasperi, questi non pensava che Togliatti lo odiasse.

Da Togliatti siamo finiti alle Sardine, che sull’anti-odio ci stanno costruendo un movimento.
Le Sardine sono impoliticità allo stato puro, non c’è più distinzione fra politica e morale. L’avversario, che sostituisce il nemico, diventa cattivo, malvagio. Un bel paradosso, un movimento contro l’odio che nasce contra personam, cioè come sappiamo contro Salvini. Almeno gli anti-berlusconiani odiavano senza falsa coscienza, e contestavano chi stava al governo, non chi sta all’opposizione.

L’ossessione per l’odio, declinato come razzismo, impazza soprattutto sull’immigrazione. Mai nessuno però, neanche a destra, che parli delle cause profonde, senza capire le quali non si capisce nulla di cosa si dovrebbe fare per gestirla. Sembra un destino, e non invece un fenomeno storico e politico.
Vero, non c’è una lettura delle cause. A sinistra considerarlo un fenomeno naturale serve a predicare i confini aperti, che fanno comodo al grande capitale con cui c’è una saldatura oggettiva. Ed è vero anche che a destra non c’è una riflessione. Però se si volesse intervenire sulle cause, bisognerebbe ripristinare una sorta di neo-colonialismo, perchè le cause sono essenzialmente da una parte la bomba demografica, che richiederebbe una soluzione autoritaria di tipo cinese sulle nascite, e dall’altra il miglioramento economico di alcuni Stati africani, che vedono emigrare il ceto medio di quelle popolazioni. E se se ne va la parte più sviluppata, per esempio dalla Nigeria, le condizioni peggiorano ulteriormente. Dire “accogliamoli tutti” fa male anche e anzitutto a loro. Quel che si potrebbe fare sono i blocchi come in Australia, ma è difficile, perchè ci sono troppo interessi sui mercanti di schiavi. Il vecchio colonialismo era brutale, ma intellettualmente onesto. Quello attuale è ammantato di buone intenzioni, ed ecco perchè gli immigrazionisti sono moralmente il male.

Oggi è l’ultimo dell’anno, il giorno dell’abituale discorso dal Quirinale. Se fosse al posto di Mattarella, cosa direbbe?
Per cominciare, abolirei il discorso di fine anno. Nella Costituzione non c’è, fu introdotto nel suo ultimo anno da Einaudi. Tranne Pertini e Cossiga, in genere è un insieme di luoghi comuni e messaggi cifrati. Credo ci sia un’attenzione eccessiva: in Francia, dove pure il Presidente della Repubblica è eletto e ha poteri esecutivi, non riceve tutta questa attenzione. Credo che per Mattarella, comunque, la situazione politica attuale sia l’ideale, visto che ha sempre lavorato per normalizzare il M5S e farlo alleare con il Pd. E a lui non interessa che questo governo abbia un indice di consenso bassissimo, per la sua cultura morotea-dossettiana, la democrazia come investitura popolare non ha molta importanza. Anzi, meno ce n’è e meglio è.

Fra poco esce un film su Craxi, forse impensabile fino a qualche anno fa. Lei è un estimatore. Mi dice però qualche colpa politica grave, di Bettino?
Non parlerei di colpa, semmai di errori. Col senno di poi, visti i disastri compiuti dall’Unione Europea, una critica che potrei fargli di essere stato troppo europeista. L’Atto Unico del 1985 fu la premessa di Maastricht. Poi, bisogna ricordarlo, quando era ad Hammamet fece degli interventi critici. Un secondo errore fu l’eccessivo rispetto delle istituzioni. Fu accusato sempre da sinistra di essere un fascista e un gangster, invece sulla fine degli anni ’80 quel che avrebbe dovuto fare era proprio una forzatura, quella che poi attuarono comunisti e sinistra Dc scagliandogli contro la magistratura.

Parla dell’accusa di corruzione. Fu condannato da un tribunale dello Stato. Per rispetto delle istituzioni, era troppo martirologico pensare di vederlo difendersi nel suo Paese, sia pur in carcere, a testa alta?
La corruzione in realtà era il finanziamento ai partiti, e dal suo famoso discorso del ’92 non mi pare abbiamo fatto molti progressi. La sinistra non riesce a fare i conti con la sua figura, perchè Craxi veniva da sinistra. Con tutte le differenze e proporzioni, viene in mente Mussolini che quando venne cacciato dal Partito Socialista disse ai suoi compagni: “voi mi odiate perchè mi amate ancora”.

D’accordo ma anzichè scappare in Tunisia, non avrebbe dovuto restare in Italia, per il rispetto delle istituzioni?
Lui se ne andò prima della condanna. Si fa sempre il paragone con Andreotti, ma Andreotti era protetto dall’immunità parlamentare in quanto senatore a vita. Credo ci siano tre dimensioni da valutare: temeva di essere ucciso in carcere, anche se non sappiamo quanto fosse irrazionale questo pensiero; credeva che il nuovo regime non sarebbe durato a lungo, contava sul suo ritorno, che sarebbe stato difficile dal carcere o dagli arresti domiciliari; e infine l’orgoglio, che gli aveva fatto commettere anche errori politici, ma che gli impediva di farsi umiliare, per una questione di dignità. Ma la sua non era paura, non scappò. Nel penoso episodio delle monetine al Raphael, lui poteva uscire da una porta posteriore, e invece affrontò la folla.

Nel 2019 che termina abbiamo visto emergere i sovranismi come una reazione popolare, giusta o sbagliata che sia, ad una democrazia che ormai anche i sassi hanno capito essere un’oligarchia mascherata con disobbligo di ratifica elettorale. E’ così?
Fino alla crisi del 2008, le elezioni servivano effettivamente a cambiare uomini che facevano più o meno le stesse cose, eseguendo i diktat di una macchina tecnico-burocratica che vediamo in azione nell’Unione Europea. Dopo è iniziata una contestazione che ha prodotto Trump, la Brexit, Salvini. Ma non è uno scontro fra élites e popolo, ma tra élites diverse, perchè per esempio Trump fa parte dell’élite. E’ un conflitto molto paretiano (da Vilfredo Pareto, sociologo del primo Novecento teorico della “circolazione delle élites”, ndr). Quelle nate all’inizio sono selvagge, ma stiamo assistendo a un ciclo: i sovranisti di oggi saranno l’establishment di domani. Questo in ogni caso é stato il decennio della fine dell’illusione democratica, concordo. Il momento massimo secondo me è stato con la guerra all’Irak di Bush, quando anche i democratici votarono a favore. Quella guerra, come l’altra in Afghanistan, fu una guerra ideologica, di esportazione della democrazia, ispirata dai neo-con che sono ex troskisti, che infatti da sempre odiano Trump.

Lei vede comunque una speranza nei sovranismi, nonostante la concezione ciclica.
Beh, non è che tutte le élites facciano sempre schifo. La sfida del prossimo anno, anzi dei prossimi anni da parte delle élites in decadenza sarà contrastare con tutti i mezzi quelle nuove.

Tutti i mezzi? Anche extralegali?
Certo. Basti vedere cosa combinano i giornali già adesso: non manipolano neanche più, falsificano direttamente la realtà. Un esempio? La notizia dell’afroamericano che ha ucciso a colpi di machete il rabbino l’altro giorno nello Stato di New York: sono riusciti a scrivere che é colpa dell’odio diffuso da Trump. Siamo all’orwellismo puro. Che ovviamente continueremo a combattere.

(ph: Imagoeconomica)