Paragone espulso, risparmiatori veneti: «Ennesimo tradimento dei 5 Stelle»

Bonisiol (Associazione Don Torta): «Pugnalata al cuore». Ugone (Noi che credevamo in BpVi e Veneto Banca): «Lo volevamo presidente della commissione banche, ora restano Di Maio e Salvini»

Un tradimento, una perdita pesante. L’espulsione del senatore del Movimento 5 Stelle, il giornalista Gianluigi Paragone, per i comitati a difesa di risparmiatori delle ex banche popolari del Veneto è stato un duro colpo. «Come una pugnalata al cuore», dice il trevigiano Sergio Bonisiol, dell’Associazione Don Torta. Perchè Paragone, colpevole per i probiviri grillini (fra cui il capogruppo in Regione, Jacopo Berti) di aver votato contro la legge di bilancio e di essersi astenuto nel voto di fiducia al governo Conte, era considerato un interlocutore privilegiato, l’esponente fra i più impegnati sul fronte bancario, il presidente ideale della seconda commissione sulle banche che non ha ancora visto la luce.

«Un altro voltafaccia dopo l’alleanza col Pd»

Bonisiol attacca: «Come risparmiatore e come persona mi sento veramente tradito dal Movimento 5 Stelle. Quando ci sono state le elezioni a marzo 2018, fidandomi molto anche delle promesse di Di Maio, ho fatto propaganda per il Movimento, ho telefonato a tutti i risparmiatori, in pratica ho portato avanti una campagna martellante spiegando loro che era l’unica speranza che avevamo. I 5 Stelle si sono molto defilati, anzi raggiungerli e parlare con loro oggi è quasi impossibile. Il primo voltafaccia il Movimento lo aveva già fatto la scorsa estate, quando il Pd da nemico numero uno è diventato alleato di governo. L’espulsione di Paragone è un voltafaccia totale. Siamo veramente delusi. Un nostro associato ha il contatto diretto con il senatore, che non si era mai fatto negare. Avrà comunque il nostro appoggio, è l’unico che ci ha sorretto».

«La Lega? Parole tante, pochi fatti»

Per il Coordinamento Don Torta ora la difficoltà è poter contare su qualcuno in grado di spendersi per gli ex soci truffati. Secondo Bonisiol, non la Lega, oggi all’opposizione. «La Lega è fuori dal governo e comunque anche quando c’era giocava su due scacchieri diversi, come ha fatto Bitonci: a noi diceva una cosa e poi voleva l’arbitrato, si faceva negare. A parole i leghisti ci sono ma con i fatti… A febbraio dello scorso anno Di Maio e Salvini a Vicenza pareva ci dessero il cuore, invece come si dice passata la festa, passato il santo. Abbiamo due deputati nel Movimento 5 Stelle, Raphael Raduzzi e Alvise Maniero, ex sindaco di Mira, ma mi sembra abbiano poco peso. La preoccupazione prima era a mille, adesso a centomila». Paragone era un’altra cosa: «Non aveva peli sulla lingua, avrà anche fatto degli errori ma cacciare una persona perchè dice la verità è la cosa peggiore. In fin del conti la sua espulsione è come tradire sè stessi, perchè il Movimento era nato sull’onda del malcontento, per portare pulizia e chiarezza nel mondo della politica. Invece si sono impantanati come tutti gli altri. Cosa faremo? Mi confronterò con Andrea Arman (Coordinamento Don Torta, ndr) , in questo momento abbiamo subito il colpo».

«Tra Paragone e Di Maio rotto un sodalizio»

Preoccupazioni forti che esprime anche il vicentino Luigi Ugone, presidente dell’associazione di risparmiatori “Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca”, ricordando che «avevamo fatto un sondaggio on line tra gli associati ed era uscito proprio Paragone per la presidenza della commissione banche». E proprio la commissione resta il primo pensiero: «Messo da parte Paragone non vediamo presidenti che abbiano carattere, carisma e la capacità di poter aprire il Vaso di Pandora sigillato da Casini, che ha segretato i documenti della commissione, in pratica è stato come pulire la scena del crimine. Avevamo la speranza che un presidente caparbio e coerente come Paragone potesse darci una mano concreta. Tra Di Maio e Paragone si è rotto un sodalizio, per la maggioranza dal punto di vista della personalità chi può darci un risultato soddisfacente in commissione? Restano i signori nessuno o i soliti teleguidati dei poteri forti». L’espulsione è un tradimento del Movimento 5 Stelle? Ugone non si sbilancia: «Non faccio commenti politici. A febbraio 2019 alla nostra assemblea c’erano entrambi, Di Maio e Paragone. Paragone sulle banche era molto presente, così come sulla norma per i rimborsi e ha cercato di stimolare Di Maio sotto molti punti di vista. Per noi l’espulsione è una perdita all’interno del governo».

«Al governo ci resta Di Maio»

Secondo Ugone «al governo ci resterebbe il ministro Di Maio con cui abbiamo ancora contatti, altre persone a cui dar credito perchè hanno fatto ciò che avevano detto non ci sono. Fuori dal governo quelli che ci hanno sempre dato una mano, di Lega e Fratelli d’Italia. Noi non abbiamo rapporti con i partiti ma con le persone, quindi Di Maio, Salvini, con cui ci sentiamo, Paragone e Zaia. Non certo persone come Alessio Mattia Villarosa (sottosegretario ndr) che non sa nemmeno cosa succede al suo ministero ed è lì solo per ricoprire un ruolo». Il futuro non si prospetta roseo: «La questione banche è spinosa, le venete sono scoppiate e non doveva più succedere, invece è saltata anche la Popolare di Bari, quindi le mancanze all’interno del sistema sono molte. Le ultime dichiarazioni di Visco (governatore della Banca d’Italia, ndr) sono di autoassoluzione ed è un atteggiamento irresponsabile e grave. Se adesso non si farà una commissione banche con un presidente decente, sarà solo un altro modo per spostare il problema: attivarne una che faccia lo stesso lavoro di Casini, cioè pulire la scena del crimine e allungare i termini, non servirà a niente e a nessuno».

(ph Imagoeconomica)