Il fascismo era tragico, i fascistelli da osteria sono anche peggio

L’aggressione al politico di sinistra Scotto a Venezia ha suscitato gli ovvi paragoni con il passato di cento anni fa. Sbagliato: oggi la situazione è più grave. Perchè non è seria

Violenza stupida e vigliacca, menare per fare i duri dopo essersi divertiti con coretti idioti. L’aggressione subìta a Capodanno in piena piazza San Marco a Venezia dal coordinatore nazionale del movimento di sinistra Articolo 1-Mdp, Arturo Scotto, che festeggiava con la famiglia, non è squadrismo organizzato: è prepotenza figlia del vuoto infantile. «Duce tu scendi dalle stelle» e «Anna Frank l’abbiamo messa nel forno», gridavano i ragazzotti che hanno mandato all’ospedale l’ex parlamentare a forza di pugni in faccia per aver intimato loro di piantarla (e assieme a lui botte anche a un ventenne, Filippo Storer, e al ventiduenne di origine moldava Vladislav Bogdan, che hanno tentato di difenderlo – gli unici, in mezzo a tutta quella folla). Il gruppetto di temibili arditi è poi scappato e ora è ricercato dalla polizia. La loro identità, in ogni caso, non cambierà la sostanza: a una semplice sgridata hanno reagito con una scarica di legnate.

Scotto ha commentato l’episodio sostenendo che «bisogna preoccuparsi seriamente di questi piccoli squadristi che si fanno forza della logica del branco. Il fascismo è nato così, all’alba degli anni venti del secolo scorso», magari «nelle stesse forme no, ma ho un brivido a pensare che si possano replicare cose di cento anni fa. C’è la tendenza a dimenticare e sottovalutare, è stato sdoganato un linguaggio che consente di parlare di Anna Frank come del calciomercato. Non sono ragazzate, queste persone agiscono nella logica del branco. Il revisionismo cresciuto negli ultimi anni, che ha fatto risvegliare mostri, non è un fatto casuale, compresa la riscoperta di Casapound e Forza Nuova» (Corriere della Sera, 2 gennaio). In realtà il fascismo non nacque così: sorse da un trauma nazionale mai avvenuto prima, la Prima Guerra Mondiale appunto, che dal fango delle trincee si trascinò dietro un’attitudine diffusa all’uso della forza e un risentimento del «piccolo borghese imbestialito» (Troskij), ferito e frustrato, verso la democrazia di massa che era appena nata. Condizioni storiche e antropologiche, é evidente, completamente differenti dalle attuali.

Il fascismo aveva la sua essenza pratica nello squadrismo, dunque in una matrice radicalmente sopraffattrice e liberticida. Ma era un partito paramilitare che metteva in piedi vere e proprie cacce al nemico, o addirittura conquiste di intere città, in una situazione pre-rivoluzionaria. Era una cosa maledettamente seria. Oggi, di “spedizioni punitive” come fenomeno politico, non c’è traccia. E per mettere fuorilegge Casapound o Forza Nuova non è valsa finora neppure la disposizione transitoria della Costituzione sul divieto di ricostituzione del partito fascista.

Paradossalmente, tuttavia, un fatto del genere è anche più desolante. Perchè il fascismo era tragico, mentre questi fatti di rissa e taverna sono miseria umana e morale da bulli al bar. Paragonarli, significa banalizzare il fascismo, farne una caricatura. Gli squadristi, che Scotto teme possano tornare, erano violenti che sfidavano lo Stato, imbelle e in molti casi complice, in una guerriglia illegale premeditata, rischiando per lo meno l’arresto o di finire pestati o accoppati dalle rappresaglie. I «fascistelli», come li ha correttamente chiamati Scotto, fanno i gradassi alla festa dell’ultimo dell’anno dandosela a gambe. Il linguaggio per il quale le vittime del razzismo nazista diventano oggetti di macabra ironia non è stato sdoganato solo negli ultimi anni, da questo o quel politico: fa parte dell’incultura dell’uomo medio di cui anche la politica odierna è figlia, che trasforma in meme scemi i simboli di tragedie perchè non si riesce più a percepire il dolore e la serietà che i fatto storici dovrebbero richiamare.

C’è tutta un’ampia fetta della società italiana, come hanno avuto modo di spiegare studiosi di quel periodo come Emilio Gentile, che sottovaluta il fascismo come un’esperienza tutto sommato più morbida del nazismo, quasi macchiettistica, molto “italiana” nel senso autodenigratorio del termine. Mentre lo sterminio degli ebrei da parte del Terzo Reich non è sconosciuto o misconosciuto, molto peggio: è rifiutato, almeno a livello psicologico, da chi non riesce più a sentire empatia tout court verso chi ha patito l’orrore, abituato com’è a vivere nella bambagia dell’insensibilità. Il problema non è che si leggano libri “revisionisti” (ma la storiografia non è forse perenne revisione, ricerca, verifica?), ma che non si leggano abbastanza libri. E che sia stata sdoganata la stupidità senza vergogna, poichè la violenza, se non assurge a metodo pianificato di lotta politica, è delinquenza, e come tale va trattata.

Ci par già di sentire qualcuno dirci che così minimizziamo. Al contrario: fa molto più ribrezzo la viltà sgusciante di chi fa il fascista alcolico, piuttosto che la prevaricazione a viso aperto del fascista coerente che avesse il coraggio di assumersi la responsabilità di un gesto che qualche giorno in gattabuia forse, sottolineato forse, indurrebbe a convincersi che è meglio pensare di più, prima di dare fiato alla bocca e sferrare cazzotti. Già, pensare: che fatica, eh.

(ph: https://www.globalist.it)