Oppi a Vicenza, una bella opportunità. Ma con qualche difetto

Lo spazio in Basilica Palladiana esalta l’esposizione. Penalizzata invece dalla pesantezza dell’allestimento

Ciò che colpisce entrando nell’immenso salone della Basilica Palladiana per visitare la prima delle tre grandi mostre Ritratto di donna. Il sogno degli anni Venti e lo sguardo di Ubaldo Oppi, è la stupefacente visione dello spazio architettonico che la snella struttura creata per l’esposizione non occulta da qualunque punto lo si ammiri. Ma la leggerezza di questa soluzione è contraddetta dalla pesantezza dell’allestimento. Disposte in fitta sequenza, le opere non lasciano respiro al visitatore che voglia godere della loro immagine e scoprire le relazioni che intercorrono tra di loro. A risentirne è l’occhio, che stenta a focalizzare le immagini, ma anche la mente fatica a concentrarsi sugli accostamenti fatti, quadro dopo quadro, sezione dopo sezione.

A Stefania Portinari, responsabile di un progetto vago fin dal titolo, non si può rimproverare di non aver studiato diligentemente la materia, di non aver puntato lo sguardo su una miriade di artisti noti e meno noti e su alcune loro opere significative. Ma si imponeva una rigorosa selezione dei materiali esaminati, dimostrando capacità argomentative e critiche che difettano anche al saggio pubblicato in catalogo, un profilo di Oppi appesantito da notizie e curiosità oziose. L’intervento di una moltitudine di collaboratori, ciascuno a dire la sua su un argomento di sua competenza, rende frammentato il quadro di insieme.

Il mostrificio è un fenomeno oggi molto diffuso, praticato come operazione di presunto prestigio. Poche sono le mostre che, mirando alla conoscenza, perseguono finalità educative. Nascono invece senza un motivo e una necessità, accompagnate da un’enfasi insopportabile, pubblicizzate come un prodotto qualsiasi, mercificate come fonte di malintesa bellezza. Si strumentalizza la cultura per ottenere il consenso, conta il numero dei visitatori storditi dai media, non la qualità del messaggio che illumini le coscienze.

Non mancano per fortuna nelle grandi città eventi culturali che assolvono egregiamente i loro compiti istituzionali. Nei centri minori, dove le risorse economiche scarseggiano, bisognerebbe puntare sulla valorizzazione del patrimonio storico-artistico del territorio, incoraggiando studi e ricerche propedeutici ad eventuali mostre da allestire in loco. In ogni caso, solo mostre curate da specialisti in città dotate di adeguati servizi possono richiamare il turismo vincendo la concorrenza.

La mostra in Basilica Palladiana sarebbe risultata più incisiva e godibile se meno ambizioso fosse stato l’assunto tematico. Partendo da Ubaldo Oppi anziché dal Sogno degli anni Venti, si  potevano trovare nuovi spunti interpretativi dell’opera sua, senza ricadere in scontate formule di maniera. Non si può, d’altro canto, sottovalutare l’opportunità data ai vicentini di conoscere opere mai viste prima o di riscoprire a Bolzano Vicentino gli affreschi della chiesa parrocchiale con i disegni preparatori di grande espressività. E, con i capolavori di Oppi, di ammirare in mostra quelli di altri protagonisti dell’arte italiana del suo tempo: Casorati, Cavaglieri, Marussig, Funi, Cagnaccio di San Pietro, Gino Rossi, Arturo Martini, Mafai, Sironi, Donghi, Campigli.

(ph FB Mostre in Basilica palladiana)