Autonomia, Zaia ha fallito. Ora una Svp alla veneta

La Regione che attende da troppo tempo un riconoscimento alle sue aspirazioni ha bisogno di un vero e proprio “partito del territorio”

Se in un programma politico elettorale ci sono due idee, una è di troppo. Oggi, attorno alla sola autonomia, corroborata da una visione federalista, si può sintetizzare un progetto di governo e sviluppo regionale alternativo, in grado di rilanciare l’economia e la società del Veneto. Non c’è bisogno di elencare una lunga lista di cose da fare: già le si conoscono, ma ricondurle all’ottenimento dell’autonomia differenziata spiega concretamente il modo in cui si vuole farle e costruisce le concrete condizioni per agire.

Ridurre tutto all’autonomia non vuol dire essere fissati, monotematici o sognatori. Per governare in modo coerente, è necessario disporre di un’unica idea programmatica che fa da guida alle decisioni specifiche. L’autonomia non è la soluzione di tutti i quotidiani problemi a cui un governo regionale deve fare fronte. Ma assumerla come cardine del programma consente di procedere con il principio che le soluzioni ai problemi vanno trovate in modo elastico in base alle caratteristiche del territorio. In questo modo si stimola la creatività e si arricchisce tutto il Paese che si ritrova a disposizione diverse possibilità applicabili anche altrove. Di conseguenza, l’autonomia rappresenta indirettamente un’operazione culturale e scientifica.

Inoltre, autonomia e federalismo rimescolano le carte e rinnovano una politica regionale da tempo defunta e limitata al piccolo cabotaggio che all’opposizione ha preferito la spartizione. Persino quel po’ di disordine e confusione che il passaggio delle competenze forse ingenererà, invertirebbe il processo entropico in cui istituzioni e cittadini stanno perdendo progressivamente ogni energia. Pensare in coerenza con l’autonomia e il federalismo cambia l’atteggiamento mentale degli amministratori e dei tecnici che sono così invitati a individuare nuove vie e modelli organizzativi senza limitarsi ad applicare schemi imposti da altri. Anche i rappresentanti eletti in Consiglio riscopriranno un’autentica funzione politica e non quella di passacarte di provincia dediti a questuare a Roma (o Venezia) qualche soldo per accontentare le componenti più meschine dei propri elettorati. Per questo sarebbe utile riuscire a eleggere un Consiglio “pensante” oltre che rappresentativo.

Il partito (o una lista) territoriale veneta, che avrà come programma l’attuazione in tempi brevi dell’autonomia e la proposta di un sistema federale e sussidiario a tutti i livelli, costituisce una novità politica essenziale che può fare del Veneto un modello politico per l’Italia e l’Europa. Si basa su principi costituzionali ormai acquisiti, sul consenso popolare ottenuto con il plebiscitario referendum del 2017 (più votato di quello del 1866 per l’annessione all’Italia) e sul sostegno delle componenti sociali ed economiche meno compromesse con i poteri centrali. Non propone una sovversione, non usa il linguaggio aggressivo e divisivo che ha condotto al fallimento i precedenti tentativi.

Il partito territoriale veneto (meglio ancora che “dei veneti”) è un punto di incontro che propone il creativo ossimoro di un “radicalismo moderato” ispirato dalla tradizione centrista di una regione che più di ogni altra, senza vanagloriosi proclami ha attuato una vera rivoluzione socioeconomica negli anni Settanta e Ottanta. Poi si è addormentata. Il partito (o lista) territoriale dell’autonomia e del federalismo potrà essere l’unico in grado di confrontarsi con Roma senza l’intermediazione dei partiti nazionali e in questo modo sollecitare liberamente l’attuazione dell’autonomia.

Una tale formazione politica rianimerebbe la soporifera politica veneta e forse anche a Roma qualcuno si accorgerebbe dell’esistenza del Veneto senza dovere andare ogni volta cercarlo sulla carta geografica. Questo programma è quanto di più lontano possa esserci da un’amministrazione di centrodestra che in dieci anni non ha conseguito nulla sul fronte dell’autonomia e in quelli precedenti ha abbandonato l’ipotesi federalista in cambio della partecipazione al governo romano. Oggi, è ancor più impigrita e impossibilitata a rivendicare con decisione l’autonomia poiché egemonizzata da una Lega trasformatasi dichiaratamente in un partito nazionale lontano per linguaggio, estremismo e statalismo dal carattere tipicamente moderato dei veneti.