Checco Zalone: «Il primo migrante disperato ero io. Poi ho avuto culo»

L’attore comico reduce dal successo del suo film Tolo Tolo, racconta i suoi esordi non proprio rosei: «Le ho provate tutte, non mi sono mai arreso»

Checco Zalone si è confermato il campione d’incassi al cinema tra le molte polemiche con il suo film Tolo Tolo. Ma a Vanity Fair racconta gli inizi, quelli bui fatti di disperazione e porte in faccia senza un euro in tasca. «Il primo migrante ero io. Un migrante disperato come tutti i migranti», ammette Zalone che racconta il picco dell’umiliazione secondo il suo punto di vista: «Mi chiesero di suonare un pianoforte vestito da Babbo Natale. Comunque lo picchiassi o per quanto lo scuotessi con delicatezza, quel piano scassato non restituiva mai una nota tenue. Io sul palco, senza renne, vestito di rosso e di bianco per 50 euro d’ingaggio e sotto di me il pubblico inferocito che mi chiedeva di fare meno rumore, di non disturbare la festa».

Poi l’esperienza come rappresentate farmaceutico e il tentativo di entrare in polizia, in entrambi i casi finiti con un buco nell’acqua. «Ero depresso, c’è stata un’epoca abbastanza buia in cui mi sembrava che non esistesse niente di più importante che avere un’indipendenza economica. Volevo qualche euro in tasca, una macchina tutta mia, un orizzonte sereno. Volevo il posto fisso» Ma non ha desistito ed è arrivato a Zelig: «Per andare in trasmissione viaggiavo ripetutamente tra Bari e Milano, dormivo a casa di un amico e non avevo in tasca una lira. Ho capito di avere un potenziale quando ho inseguito i miei sogni. Le ho provate tutte. E non mi sono arreso. Sono stato fortunato, anzi fortunatissimo perché senza una buonissima dose di culo non vai da nessuna parte, ma quando ho avuto un’occasione ho dimostrato di sapermela meritare».

(ph: imagoeconomica)

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