«Scontrino elettronico: al fisco i vantaggi, ai commercianti gli oneri»

Il presidente di Confcommercio Vicenza Rebecca: «I negozianti hanno speso in media dai 300 ai 700 euro per adeguarsi. Dov’è l’equità?»

E’ scattato dall’1 gennaio, l’obbligo dei corrispettivi telematici, ossia il passaggio dal “vecchio” scontrino fiscale a al nuovo scontrino elettronico, con invio degli incassi giornalieri all’Agenzia delle Entrate. «Probabilmente – commenta Sergio Rebecca, presidente di Confcommercio Vicenza – i vicentini non se ne sono accorti. Ad accorgersene sono stati, invece, proprio i commercianti che nei mesi scorsi si sono sottoposti ad un vero e proprio tour de force per aggiornarsi e adeguare i propri registratori di cassa, sostenendo una spesa media che va dai 300 ai 700 euro a negozio. Lo Stato fa pagare ancora una volta alle imprese gli oneri organizzativi ed economici di una digitalizzazione che va a tutto vantaggio solo del Fisco. Dove stia l’equità di questa operazione è un mistero».

Ad essere interessate da questa “rivoluzione”, focalizzandosi sul mondo del terziario provinciale, sono circa 7.700 imprese del dettaglio e 5.000 tra pubblici esercizi e strutture ricettive. Per le attività con un giro d’affari nel 2018 superiore ai 400 mila euro l’obbligo è già scattato a luglio dell’anno scorso, con una moratoria di sei mesi sulle sanzioni. Dal 1° gennaio, poi, l’obbligo è entrato in vigore per tutti gli altri, ma anche per tali operatori è applicabile la moratoria di 6 mesi che sposta al 30 giugno eventuali sanzioni per chi non si è adeguato in tempo. Quanti si siano già oggi adeguati non è noto, anche se Confcommercio Vicenza stima, prendendo a campione le imprese che usufruiscono del proprio servizio contabilità, che 3 attività su 5 siano già passate al “telematico”.

«Ciò che abbiamo riscontrato, in ogni confronto con gli imprenditori, è il loro scoramento per questo ennesimo carico burocratico e non possiamo nascondere che per qualcuno, soprattutto più anziano e a volte con attività situata in zone più marginali, questa potrà essere la goccia che fa traboccare il vaso, portando alla decisione di chiudere il negozio o il pubblico esercizio: il tutto in un momento già critico per il settore, con un’incertezza politica che frena i consumi e una Manovra di Bilancio che non contiene misure orientate alla crescita – conclude Rebecca -. Va detto, tra l’altro, che l’obbligo non tiene conto, ad esempio, dell’arretratezza digitale del Paese. Penso a certe aree montane e collinari: cosa devono fare, assumersi ulteriori oneri per dotarsi di connessioni alternative o “migrare” alla ricerca di una rete decente?».

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