Zaia verso il terzo mandato. Con pochi meriti e zero idee

Dopo 25 anni di attività politica, il leghista “regala” al Veneto un’autonomia al cloroformio. E forse una diga a Salvini

Se in un programma politico elettorale ci sono due idee, una è di troppo. Ma se non ce n’è nessuna, quello è il programma di Zaia. Potrebbe sembrare sarcasmo, invece, seppure ironica, la frase non implica una radicale disapprovazione. La Democrazia Cristiana ha governato per oltre quarant’anni avendo nel non-programma il suo programma e ciononostante in quel periodo l’Italia e il Veneto hanno compiuto una grande trasformazione e lodevoli progressi. Quindi perché criticare Zaia che già gode dei favori di molti elettori proprio per non avere mai espresso una concreta linea politica? Nemmeno sull’autonomia, visto che alle parole spese, non ha fatto seguire decisa vera azione politica. Può darsi che ai veneti vada bene proprio così.

L’unico merito politico di Zaia consiste nell’attenuare l’esagitata Lega sovranista romana di Salvini, esimendosi nondimeno dal prenderne le distanze con un minimo di chiarezza. L’ordinaria amministrazione è il programma dell’“aurea mediocritas” del logorato Zaia. È stato in carica per ormai quasi dieci anni come Presidente e altri quindici come vice, assessore, amministratore e ministro romano riuscendo nell’impresa di non dichiarare mai un obiettivo politico. Come un anonimo nostromo ha cabotato sotto costa, evitando abilmente gli scogli, senza sognarsi di intraprendere nuove rotte, nemmeno quella dell’autonomia. Come quel leader francese che si vantava di seguire il popolo poiché se ne considerava il capo! Al terzo mandato (da lui stesso abolito e se si ricandiderà grazie a un cavillo formale sarà un’ulteriore caduta di tono) non potrà che passare un altro strato di grigio sul grigio delle precedenti amministrazioni.

Forse vincerà ancora e così favorirà quella lenta decadenza che ha fatto scomparire senza traumi, quasi di soppiatto, il Veneto dalla scena politica nazionale, indebolito la sua economia, le sue banche e la buona reputazione di onestà e in definitiva la speranza e l’orgoglio regionale. Per Zaia, visti i precedenti, un terzo mandato sarebbe persino pericoloso: i Presidenti di Regione che lo hanno ottenuto sono quasi tutti finiti nei guai giudiziari e alcuni persino in galera. Il potere logora e passa la voglia di agire. Se non logora la singola persona, che in casi eccezionali mantiene l’equilibrio, logora chi non aspetta altro che toglierlo di mezzo e cerca ogni mezzo di farlo sparire. Nel Veneto ci sono troppe situazioni imbarazzanti nelle trappole delle quali qualcuno potrebbe ingegnarsi di fare cadere chi nel potere s’è radicato. Ed è giusto che sia così, poiché non si può confondere la democrazia con i regimi.

La “mediocritas” di Zaia e del suo non-programma la si sarebbe giudicata sinceramente “aurea” in tempi di abbondanza, ma oggi è perniciosa e urgono veri capitani (da non confondere con i bulli in divisa da capitano) capaci di intraprendere nuove rotte. Né l’attuale Presidente può appigliarsi ancora allo sconfitto federalismo della Lega Nord, fallito da ormai qualche lustro. L’idea federalista costituiva una forte idea aggregante all’inizio degli anni Novanta, ma si è esaurita rapidamente. La pietra tombale la pose la legge elettorale del Porcellum, la “porcata” (per sua stessa ammissione) proposta dal leghista Calderoli nel 2005. Essa eliminò ogni relazione tra territorio ed eletti cancellando un principio fondamentale del federalismo originario in cambio di una stabile partecipazione della Lega al governo centrale.

La Lega nazionalista di oggi è anche la conseguenza di quella involuzione inevitabile nel processo di romanizzazione di un partito nato territoriale e dissoltosi nel nazionalismo. Il sovranismo antieuropeo e anti-veneto (possiamo chiamarlo anche provincialismo) oggi si sintetizza nell’evocazione della paura e di un’indignazione pauperista che non è degna del Veneto che per qualche decennio è stata di modello per l’Europa e i cui cittadini competevano quanto a efficienza e ordine con i Paesi nordeuropei alla cui cultura sentivano e volevano appartenere.

Qualcuno sostiene che la moderazione di Zaia sarebbe una piccola diga alla pericolosa alluvione Salviniana: possibile, ma ci possiamo fidare di chi non ha mai preso una posizione? Nemmeno contro l’imbroglio dell’autonomia al cloroformio? Per procedere servono energie e persone con nuove motivazioni. Non leader insostituibili, ma persone non ancora radicate nel sistema di potere e capaci di dialogare sul federalismo e l’autonomia in termini giuridici, politici e ideali con Roma. Senza trascendere in esagerate richieste, ma facendo rispettare i dettati costituzionali. E rilanciando il progetto dell’Italia e dell’Europa federali.