«Scusa Ameri, Lanerossi in vantaggio». 60 anni di “Tutto il calcio minuto per minuto”

Il 10 gennaio iniziava la trasmissione radio destinata a raccontare per decenni il calcio italiano. Com’era il Veneto pallonaro in quel freddo pomeriggio – di GIANNI POGGI

Il 10 gennaio ha compiuto 60 anni “Tutto il calcio minuto per minuto”. Tutti conoscono o hanno sentito parlare di questa rubrica radiofonica della Rai che raccontava (e continua a farlo) in diretta le partite della Serie A e della B. Gli ascolti, negli anni migliori, arrivarono a un picco di 21 milioni, oggi il pubblico è ridotto a chi sta guidando e a chi proprio non può usare uno smartphone o un televisore.

Niente immagini, dunque, né replay né VAR, solo le voci e le parole dei radiocronisti, inviati da Roma o dalle Sedi Regionali della RAI sui campi di tutta Italia per raccontare in brevi collegamenti a rotazione le partite in corso. Ascoltare “Tutto il calcio»”era strettamente connesso con un altro fenomeno mediatico, il “Totocalcio”, il concorsone della Sisal che faceva diventare milionario chi indovinava 13 risultati su altrettanti pronostici. Ci si sintonizzava sulla trasmissione del primo canale radiofonico Rai anche per sperare di diventare ricchi in una domenica (allora si giocava solo quel giorno e tutte le partite in contemporanea).

“Tutto il calcio” si ascoltava nei primi anni a casa o in auto, poi la tecnologia mise a disposizione le radio portatili e ci fu una svolta nel costume: si vedevano per strada, nei parchi, in campagna molte persone con apparecchi dalle lunghe antenne che trasmettevano le gesta dei calciatori a volume altissimo (gli auricolari erano per pochi patiti delle ultime novità americane). In una mano l’apparecchio, nell’altra la schedina e la famiglia o la morosa al seguito ma senza disturbare. E quando la squadra del cuore segnava, c’era chi dava fuori di matto pubblicamente.

Il Veneto era contagiato come tutta Italia dal calcio radiofonico. In regione c’era già una grande storia di questo sport, una cultura popolare fatta anche di campanilismi e di rivalità, decenni di campioni e campionati. Nella Serie A 1959-1960 le portacolori erano il Lanerossi Vicenza e il Padova. Il primo arrivato nella massima categoria da soli cinque anni grazie alla storica e provvidenziale «sponsorizzazione» del lanificio di Schio (che in realtà non era solo uno sponsor, perché il club era una divisione aziendale). I biancoscudati erano invece al culmine dell’era di Nereo Rocco e quell’anno si piazzarono al 5° posto. In Serie B altre tre venete: Hellas, Venezia e Marzotto Valdagno. Il Marzotto era un vero fenomeno, un gioiellino sportivo portato nove anni prima fino ai Cadetti dalla passione e dalla munificenza di Paolo Marzotto. Giocava in casa nello Stadio dei Fiori, inaugurato nel 1933 e firmato da un’archistar dell’epoca, uno dei pochissimi impianti in Italia con entrambe le tribune coperte. E due belle aiuole fiorite (da cui il nome) dietro le porte. Hellas e Venezia erano invece altri grandi nomi del calcio veneto, con storia di cinquant’anni alle spalle e tanti tifosi e tradizione.

In termini di marketing un target perfetto per l’audience della tramissione. Solo che nel 1960 si usava ancora prevalentemente la lingua italiana, anche nel calcio. Sport anglofono per nascita e con terminologia tecnica mutuata dal gergo dei fondatori, era stato depurato dal Fascismo che aveva sostituito le espressioni originali con neologismi in italiano (rete al posto di gol, il più famoso). In Veneto i termini inglesi erano stati recepiti «a modo nostro» e cioè storpiandoli. Gigi Meneghello ha tramandato questo vocabolario anglo-veneto, fatto di invenzioni e di assonanze: au (per: out), dribbli (dribbling), eccetera. Qualcosa di simile a quello che ricordava Gianni Brera per la Lombardia: il mitico folber, storpiatura di football.

Il successo e la popolarità di “Tutto il calcio” è legato anche ai radiocronisti, alle loro voci (spesso con cadenza dialettale), ai loro racconti enfatici e nel contempo sintetici, alla carica emozionale che trasmettevano pur senza immagini di supporto o forse proprio per quello. Alcuni di quei giornalisti erano bravissimi: non solo competenti nella materia ma anche dotati di una espressività e di un controllo della voce di gran profilo professionale. Fra i due grandi, Enrico Ameri e Sandro Ciotti, preferivo il secondo perché era più creativo e spesso ci metteva un po’ di humour.

I radiocronisti che coprivano le partite delle squadre venete erano tutti inviati dalla sede Rai di Venezia. Il decano è stato Paolo Arcella, che poi è diventato anche uno dei volti di 90° minuto. Suoi i servizi nei tre campionati del Real Vicenza (consiglio di guardare su YouTube le interviste a Paolo Rossi e G.B. Fabbri). Ricordo anche Mirko Petternella, che era però la voce del rugby, e più avanti nel tempo Maurizio Busato, Alfredo Gonnella (aveva un accento terribile), Beppe Gioia, Maurizio Crovato, Giovanni Stefani e Monica Busetto, una delle pochissime donne ammesse nel cast. Giuseppe Bisantis è partito dal Veneto ed è arrivato alla Nazionale.

(Ph Vintage.store)