A chi non piace la riformina della prescrizione? Ai soliti impuniti

La misura difesa dai 5 Stelle non basta. Ma è qualcosa. Contro i furbi che parlano a nome degli innocenti

Caro direttore,

di politica non ci ho mai capito molto. Di giustizia men che meno. Perciò, quando la politica incontra la Giustizia, per me è buio pesto. Quindi chiedo, m’informo, mi confronto. Negli ultimi vent’anni ho parlato del problema della prescrizione italiana un po’ con tutti: berlusclones a parte, tutti la consideravano una vergogna: in sintesi estrema, la prescrizione significava “più sei criminale, furbo e soprattutto ricco, più hai la possibilità di cavartela”.

Anche i giornali che leggevo mi davano ragione: a parte i fogliacci di B., tutti spiegavano che la prescrizione era un indegno sistema, prettamente italiano, che permetteva ai furbi di farla franca. Ma tutti per davvero, dai giuristi ai commercialisti, dai pensatori ai coltivatori, con l’eccezione di parte degli avvocati. Ma per loro il discorso è diverso, molto più pratico che idealistico.

Comunque sia, devo essermi distratto un po’: nel giro di una stagione quasi tutti hanno cambiato idea. Oggi spiegano che questa riforma alla prescrizione è un errore, un orrore, uno scandalo e una vergogna. A me pareva che la vergogna fosse l’assoluzione di decine di criminali ricchi e potenti. Lo so che si potrebbe fare molto meglio di così, altro che sì. Ma un passo avanti è molto meglio del niente. Per dire: anche la legge italiana sul divorzio è molto mediocre. Provate a divorziare, per capirlo. Ma tra questa legge e il niente, teniamoci stretta questa.

Ecco, l’impressione è che oggi, con questa politica e questa opinione pubblica da due soldi, perfino la legge sul divorzio non riuscirebbe a decollare e sarebbe attaccata da tutti. Oggi perfino Repubblica, il Corriere e probabilmente l’Unità scriverebbero editoriali di fuoco sul fatto che la legge sul divorzio è sbagliata, mal scritta, piena di errori: meglio bloccare tutto e riparlarne tra vent’anni. Gli stessi che per anni hanno scritto contro la prescrizione e oggi gridano che “si torna al medioevo” e che “andranno in galera migliaia di innocenti”.

Insomma, quasi quasi mi stavo convincendo anch’io. Poi sono andato a leggermi Micromega, quella rivista di intellettuali pedanti e fastidiosi che non riescono a scrivere un pezzo in meno di seicento righe e senza infarcirlo di paroloni e panegirici. Oggi Micromega è pubblicato da Repubblica, quindi mi aspettavo una bella spiegazione piena di parole come pernicioso, paralogismo, preterintenzionale, prodromo, a sostegno dell’idea che la riforma sia uno schifo. Invece ho trovato un pezzo firmato da Paolo Flores d’Arcais (non lo leggo mai, giuro: uno col doppio cognome mi sa da fighetto, da salotti romani, da Capalbio). Però volevo farmi del male. E poi sono uno serio, uno che non ha paura di leggere chi la pensa diversamente da me. Tiè.

E sapete che scrive? Sentite qua: «Da quasi trent’anni l’Italia è divisa in tre: il partito della giustizia, il partito delle impunità e il partito dell’indifferenza. Il partito delle impunità ha fin qui vinto, annegando i rari momenti in cui la legge si è imposta davvero come eguale per tutti. (…) La riforma della giustizia avanzata dal M5S è in realtà meno di una mezza riforma. È una riformicchia, ma tanto basta per scatenare minacciose chiamate alle armi del partito delle impunità. Riformicchia perché la riforma andava fatta sul modello occidentale più diffuso, che di fatto vanifica la prescrizione una volta iniziato l’iter processuale incardinato con il rinvio a giudizio. Sono le misure mille volte enumerate da magistrati come Scarpinato, Davigo, Caselli, che creerebbero le precondizioni per una radicale riduzione dei tempi dei processi, visto che nessuno avrebbe più interesse a “tirarla per le lunghe”, che per i ricchi-e-potenti equivale quasi sempre alle calende greche e al paradiso delle impunità».

L’ho riletta tre volte ma mi pare evidente che Flores d’Arcais non stia dicendo che la riforma fa schifo perché mette in galera gli innocenti o distrugge la democrazia. Mi par di capire che sia troppo morbida e non bastoni quanto dovrebbe gli impuniti. Tant’è che il nostro prosegue: «L’anno si chiude con il duro colpo inferto alle ‘ndrine e all’intreccio politico-finanziario-imprenditoriale-mafioso dal dottor Gratteri e dei suoi collaboratori della Procura di Catanzaro. Ma questo straordinario risultato di tre anni di indagini difficilissime non è stato affatto salutato e incoraggiato dal giornalismo televisivo e scritto. E mentre i responsabili per atti e omissioni dei crolli di ponti o di banche brindano al nuovo anno nella opulenza e nel fasto delle loro buonuscite, al posto loro nelle italiche galere viene ristretta la professoressa Nicoletta Dosio, di anni settantatré, condannata ad un anno di carcere per una manifestazione No Tav».

Ecco direttore, non ho il doppio cognome ma la penso esattamente allo stesso modo. E non so più che pensare. Che dici se da domani mi abbono a Micromega? Perché mi sa che personaggi come questo Flores d’Arcais, nonostante il doppio cognome, siano molto più onesti dei tanti giornalisti che per anni ho stupidamente stimato. Ma anche dei tantissimi lettori, amici, conoscenti che in nome del loro (probabilmente inconscio) tifo politico se le bevono tutte, terrorizzati solo dal “nemico” che li attende fuori dalla porta: oggi Salvini, domani chissà, e mai abbastanza dal nemico che abbiamo invece dentro la testa. Buon anno.

(In foto locandina del film “Tutti dentro” Ph. ScenaFilm)