5G, i piccoli Comuni insorgono: «noi ci esponiamo, l’Anci dov’è?»

Camponogara: «Non faremo da cavie alla sperimentazione». Cinto Euganeo: «Verona ha detto sì, Vicenza che fa?». Gambugliano: «no a qualsiasi autorizzazione senza certezze»

5G, nel profondo Veneto serpeggia la rivolta. I piccoli Comuni, inseriti in un elenco di 120, sono sul piede di guerra contro le antenne che andranno a implementare la rete esistente iper-velocizzando le comunicazioni e permettendo così di connettere oggetti e dispositivi fra loro. La lista dei municipi che hanno preso posizione è lunga: Belluno, Camponogara, Chioggia, Cinto Euganeo, Gambugliano, La Valle Agordina, Lonigo, Laghi, Pedavena, Sovizzo, Vedelago e Villafranca Padovana. In altri, per la precisione a Baone, Camponogara, Longare, Montegrotto Terme, Torreglia e Tribano, i sindaci hanno già emesso una ordinanza contingibile e urgente di stop. Altri, come Teolo, hanno scritto all’Anci regionale per avere delucidazioni sul possibile rischio ambientale o per la salute. Finora, nessuna risposta. «Nelle grandi città non c’è stata reazione – spiega Laura Masiero, referente veneta di Alleanza Italiana Stop 5G e rappresentante padovana di Apple (Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog) – il lavoro che stiamo facendo, da oltre un anno, è partito dai Comuni più piccoli perchè nelle grandi città è più complesso. Di recente però la stessa Arpa Lombardia ha spiegato che a Milano il livello di campi elettrici è così elevato, vicino al limite di legge di 6 volt per metro con alcuni sforamenti, che si potrebbero negare alcune installazioni di impianti 5G».

«Non mi assumo la responsabilità»

A Gambugliano, circa 830 abitanti nel Vicentino, il consiglio comunale ha già approvato una mozione che dà mandato al sindaco Matteo Forlin di bloccare l’installazione di impianti 5G fino a quando non ci sarà chiarezza. «Intendo scrivere ai Ministero per le Telecomunicazioni e al Ministero della Salute – spiega il primo cittadino – perchè da sindaco non voglio assumermi da solo la responsabilità di installare antenne che potrebbero avere conseguenze sui cittadini o sull’ambiente. Che siano i ministeri ad assumersi la responsabilità di dire che non ci sono pericoli. Scriverò anche alle compagnie telefoniche e all’avvocato Stefano Bertone di Torino che si sta occupando della questione per alcuni Comuni». La misura votata precisa di «adottare gli atti necessari per negare qualsiasi autorizzazione agli enti gestori della tecnologia 5G, intervenendo anche con gli strumenti urbanistici, fino quando non sarà garantita la completa sicurezza, promuovendo soluzioni tecnologiche sicure e a basso impatto ambientale e sanitario». E continua «adottare, se necessaria, un’ordinanza contingibile e urgente per sospendere l’installazione del 5G in attesa della nuova classificazione della cancerogenesi annunciata dall’International Agency for Research on Cancer, applicando il principio precauzionale sancito dall’Unione Europea». Forlin chiede l’intervento dell’Anci Veneto, presieduto dal sindaco leghista di Treviso, Mario Conte: «Dovrebbe aiutarci a fare chiarezza. Nel Vicentino è stata la Provincia a scrivere a Ulss e Arpav per chiedere delucidazioni viste le perplessità dei sindaci. Avrebbe dovuto farlo anche l’Anci, che ci rappresenta».

«Istituto di sanità e Ispra escludono problemi»

A Cinto Euganeo, nel Padovano, mesi fa il locale comitato aveva raccolto circa 600 firme contro la tecnologia 5G. Il sindaco Paolo Rocca però spiega: «Da sindaco devo fare riferimento agli organi istituzionali e quindi ISS, Istituto Superiore di Sanità, e Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. L’ISS, con un documento, dice che le onde elettromagnetiche non provocano il cancro. Mentre l’Arpa verifica, ad ogni richiesta di installazione di antenne, il rispetto dei limiti, 6 volt a metro, universalmente accertati. Io sono un geologo, non ho competenze di campi elettromagnetici. Mi adeguo alle posizioni scientifiche. Ricordando che si parla di sperimentazione tecnica, cioè si sta verificando che il sistema funzioni». Lui, comunque, per sicurezza si è rivolto ai gestori di telefonia: «Ho scritto a novembre: “vi intimo a non mettere le antenne sul nostro territorio se prima non mi certificate che non fanno male, me lo dovete dimostrare”. Dopo un mese, senza risposta, ho scritto anche ai ministeri». Molti sindaci invocano l’autorità dell’Anci. Rocca: «Ma il sindaco di Vicenza Rucco si schiera contro i 5G? Se Verona è stata la prima ad autorizzare il sistema in centro…. Fai una foto ad un monumento e la tecnologia ti dà immediatamente 50 pagine di storia. L’Anci è intelligente: vogliamo davvero bloccare il 5G? Avremo anche un minore impatto ambientale. Antenne di 20 metri? E’ da sfatare: saranno antennine posizionate sui piloni della luce. E comunque per utilizzare il sistema ci vuole la tecnologia appropriata: il telefonino 5G, la lavatrice 5G, la televisione 5G. E nel mercato ancora non ci sono. Per questo intanto procedono nelle città. Noi siamo stati selezionati solo perchè il Ministero ha disposto che non si possono lasciare fuori i paesi piccoli».

«L’Anci dovrebbe aiutarci a capire»

A Camponogara, Comune veneziano di 13mila anime, il sindaco Antonio Fusato la mette giù dura: «Non voglio che il mio Comune faccia da cavia alla sperimentazione per chi vuole arrivare prima degli altri, per mangiare la fetta più grossa. Qui c’è di mezzo la salute. Non c’è ancora certezza sul fatto che le onde elettromagnetiche non facciano male. Le autorità europee non si sono ancora pronunciate. Ma prima di inondare il territorio di campi magnetici e poi magari ritirarli perchè si scopre che fanno venire il cancro, come ha raccontato un ricercatore di Bologna (Istituto Ramazzini ndr) dopo una sperimentazione sulle cavie, meglio concludere i test e capire. Non è che tutto è permesso perchè lo Stato ha incassato dalle compagnie telefoniche i soldini». Fusato ha già scritto a Ministero, Regione e a tutti gli organi istituzionali: «Prima di dare il nulla osta alle installazioni attenzione. Non sono contrario alla modernità, basta che sia sufficientemente sperimentata e sicura. Vogliamo risposte». E chiama in causa anche l’Anci: «Dovrebbe aiutarci a capire come stanno le cose. Alcuni sindaci si sono mossi, altri fanno finta di niente. Inizialmente ero un po’ restio a procedere con l’ordinanza. Un Comune di 13mila abitanti che si mette a fare la guerra alle società telefoniche, multinazionali, quando invece ci sono città, che hanno già fatto i lavori per adeguare la rete, che non hanno detto nulla, come Milano. Mi pareva assurdo. Io però mi sono esposto. Milano invece no. Dalle istituzioni però nessuna risposta. E i sindaci al solito sono soli e in prima fila. Ma oltre a indicazioni urbanistiche non possiamo fare molto. Si rischiano i ricorsi delle compagnie telefoniche ed è quello che vorrei evitare».

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