Centrosinistra, la grande ammucchiata contro Zaia: tante idee e ben confuse

Già votato alla sconfitta, il Pd si sta attivando con fatica solo all’ultimo miglio. E il “civismo” di sinistra è una bufala. Auguri

Se in un programma politico elettorale ci sono due idee, una è di troppo. Se non c’è nessuna, quello è il programma di Zaia (come spiegato in un precedente articolo). Se di idee ce n’è una dozzina e tutte in contraddizione, allora è il programma del Pd. O forse quello del centrosinistra. Oppure di Calenda, ma anche di Renzi, o di LeU. Magari delle variegate liste civiche. In definitiva molti gruppi, tante idee, nessuna proposta politica.

Quelli che ancora danno per scontato che devono votare a sinistra solo perché l’hanno sempre fatto, risolvono, come avviene da tempo, che: “Non so per cosa voto, ma li voto”. Il Partito Democratico veneto un’idea aggregante ce l’ha ancor meno di quello nazionale, e bisogna dargli atto che questa è una prodezza di tutto rispetto! Votato alla sconfitta, si attiva, come sempre, all’ultimo momento: questa volta cerca di ottenere il supporto delle liste civiche suscitando qualche velleitaria speranza destinata a repentina delusione. Ripropone l’inguaribile abitudine di inventare all’ultimo momento un candidato estemporaneo il quale, dopo l’inevitabile batosta elettorale, si dilegua. Si cominciò nel 1995 con Bentsik (che definire di sinistra era una bestemmia) per passare a Cacciari, presto assorbito da altri interessi. Nel 2005 si lanciò l’imprenditore Carraro, subito ritornato alle sue occupazioni; cinque anni dopo il compianto Bortolussi, certamente più valido come animatore della CGIA che come politico. L’ultima volta fu il turno di Alessandra Moretti che, tra comparsate televisive, viaggi in India ed estetista non aveva certo il tempo e la voglia di svolgere il (per lei) modesto ruolo per cui era stata candidata ed eletta. La storia si sta ripetendo: a pochi mesi dalle elezioni, la sinistra divisa sta ancora cercando nel cappello del prestigiatore un coniglio che appare e scompare in quattro e quattr’otto lasciando il dubbio se sia mai esistito.

La formazione di una rete di liste civiche sarebbe la nuova trovata. Ma queste liste civiche sono organizzate dalla sinistra più radicale. Essere di sinistra non è certo una vergogna, anzi, ma nascondere questa appartenenza, più volte emersa a Padova dove partecipano all’amministrazione, è un giochetto che non riuscirà la seconda volta. Se anche si ingannasse l’elettorato sulla reale appartenenza e leadership, il variegato miscuglio di liste – privo di un’idea conduttrice – non può proporre che contraddittori e inconciliabili desideri. Come possono convivere sinceri ambientalisti con i nuclearisti convinti presenti nel Pd? Cos’hanno in comune i sostenitori dell’industria e della crescita a ogni costo che fino all’ultimo hanno negato i rischi del Pfas, hanno chiuso gli occhi di fronte all’interramento di rifiuti tossici e hanno approvato l’insediamento di industrie inquinanti in aree protette, con chi si oppone alle grandi navi in laguna, alla costruzione di nuove autostrade già proposte in funzione delle Olimpiadi, a nuove piste da sci e altro? Come possono collaborare coloro i quali vorrebbero solo la scuola pubblica e chi invece ritiene opportuno sostenere almeno le scuole materne private?

Tra i possibili candidati della sinistra circola il nome di Arturo Lorenzoni, vicesindaco di Padova ed espressione di liste civiche di sinistra e ambientaliste, il quale ha già dovuto rimangiarsi numerose avventate promesse elettorali perdendo il consenso di chi l’aveva votato: “promoveatur ut amoveatur”, qualcuno sospetta.

Una forte connotazione ambientalista radicale potrebbe costituire una piattaforma promettente e coerente. Ma non sarà possibile nel centrosinistra per i contrasti interni già evidenziatisi a Padova al cui “modello” alcuni si vorrebbero ispirare. Forse l’ammucchiata anti-Lega (ma Zaia non è Bitonci o Salvini), ancora più piena di contraddizioni del solito, consentirà di non perdere troppi voti e di eleggere le solite nomenclature in lista d’attesa per una sistemazione. Buon per loro se ci riescono. Di sicuro garantisce che, anche nella prossima legislatura regionale l’opposizione sarà condotta come avviene da un quarto di secolo in modo amichevole: “meno opposizione, più spartizione” potrebbe essere lo slogan della campagna elettorale.

Nello sgangherato appello attribuito a Lorenzoni (di cui su Vvox ho già parlato) si dice tutto e quindi niente. Per giunta si ripetono lessico e costrutti degli anni Settanta. Si accatastano senza alcun ordine mille temi quali la giustizia sociale, il lavoro, il genere, le alleanze internazionali, la solidarietà ecc. C’è tempo per rimediare? Lo spero perché di opposizione in Regione c’è bisogno. Ne ha bisogno persino Zaia per scuotersi dal torpore e governare meglio.

(ph: http://www.lacittadeigladiatori.it)